Lasciateci ballare – L’aumento delle tariffe GEMA per il 2013.

Chi è la GEMA e perché ce l’abbiamo tutti con lei? Chi vive in Germania, e a Berlino soprattutto, non avrà potuto evitare di sentir parlare del GEMA-Streit sulla proposta di riforma delle tariffe per l’esecuzione e la riproduzione di titoli musicali proposta dalla società, che è il corrispettivo tedesco dell’italiana Siae.

Ogni mese i gestori di discoteche, club, bar e ogni luogo in cui si balli o ascolti musica pagano alla società una somma di denaro in cambio del permesso di riprodurre o eseguire pezzi musicali i cui diritti d’autore sono depositati presso, appunto, la GEMA.

La riforma delle tariffe – o meglio di aumento delle tariffe, precisa Lotar Küpper di electrocult_e.v., vedrà l’importo mensile da versare alla GEMA aumentare di una percentuale stellare, che potrà variare tra il +100% e il +1600%, e sarà attiva dal 1 aprile 2013. Il portavoce della GEMA conferma che la riforma avrà ripercussioni consistenti per almeno il 40% dei gestori.

Una mazzata che costringerebbe moltissimi piccoli locali a non avere altra scelta che quella di chiudere i battenti. O a riprodurre solo musica non protetta dalla GEMA, cioè pezzi di oltre settant’anni fa, visto che la società detiene il monopolio per la gestione del diritto d’autore musicale. Per quanto piaccia a molti il jazz da balera prebellica, lo spettro è un po’ limitato.

Gli argomenti a sfavore di una tale rivoluzione sono tantissimi, ognuno di noi può trovare il suo: se semplicemente troviamo che per principio sia iniquo che un ente con monopolio applichi aumenti di questa entità in un così breve lasso di tempo; se crediamo che la musica sia un pezzo di cultura genuino, che come tale migliora la vita delle nostre città e dei loro abitanti e che deve veder garantita la sua poliedricità; se ci piace pensare che in una notte possiamo visitare tre diversi club e in ognuno godere del lavoro di artisti più e meno conosciuti; se semplicemente a noi della musica non ce ne frega niente, ma vogliamo continuare vivere in un Paese che ne rende possibile la fioritura, o se ancora più semplicemente abbiamo voglia di muoverci per fare qualcosa contro una porcata galattica, possiamo adesso far sentire un poco la nostra voce.

Come? Firmando e andando in piazza. La petizione la trovate qui, le manifestazioni le trovate in ogni angolo di Germania. La prossima il 6 settembre, per i dettagli sintonizzatevi su facebook.

Mi sembra di sentire già qualcuno che dice che firmare una petizione non serve mai a niente, che comunque quello che viene deciso viene deciso e noi non possiamo fermarlo, che andare in piazza è una cosa da hippies che rompe solo le scatole a chi esce dal lavoro e si trova la strada bloccata.

Se volete è tutto vero. Solo che qui non si tratta né di decidere sui metodi della resistenza civile né di discutere se sia corretto che il diritto d’autore scada dopo settant’anni o tantomeno sulla legittimità di un monopolio. Si tratta di provare a fare qualcosa perché il mondo della cultura come lo conosciamo possa continuare ad evolvere in maniera virtuosa. Ché alla faccia di quella capra di Tremonti noi qui di cultura ne mangiamo, e grazie all’industria dell’intrattenimento musicale le città tedesche accolgono un afflusso di turismo in continua crescita. Berlino in particolare – non e né strano né raro incontrare visitatori che prendono l’aereo il venerdì sera, comprano forse una lonely planet in aeroporto, vanno a mangiare e a bere e a dormire in un hotel, passano il sabato nei musei, magari prenotano una visita guidata, e poi si infilano in uno o due club per passarvi il sabato notte e la domenica mattina. E poi, stanchi e felici, riprendono la sbahn per andare all’aeroporto e se ne tornano da dove sono venuti, arricchiti in ogni senso. Contate un po’ quanta gente ha mangiato su questo viaggio culturale.

Un aumento delle tariffe ci sarà, di questo possiamo stare certi. Ma quando arriverà dovremo tutti chiederci quanto impegno ci abbiamo messo per tentare di far andare avanti il mondo nella direzione scelta da noi, e quanto invece abbiamo gettato la spugna senza nemmeno fare un tentativo.

Se abitate a Berlino e capite il tedesco e volete informarvi di più su questo tema sarete i benvenuti alle riunioni di FAIRPLAY, uno dei network di gestori di club e operatori del mondo della musica, che si riuniscono ogni martedì alle 19.00 al KitKatKlub, nella Köpenicker Strasse 76, U8 Heinrich-Heine-Strasse. Lì riceverete un briefing aggiornato ogni settimana sullo stato dei fatti dall’alto e dal basso– non siamo solo noi che amiamo ballare a muoverci, il dibattito sulla GEMA è arrivato anche al Parlamento, e la politica tedesca si sta occupando del caso – potrete informarvi sulle strategie proposte da Fairplay e sulle possibilità che avete di cooperare.

Tranquilli, non si fa politica e non vi troverete in un covo di comunisti mangiabambini vestiti di latex. Troverete i djs e i proprietari dei club, e alcuni appassionati dal pubblico che vogliono saperne di più. Non vi parleranno di massimi sistemi o di massime autorità. Il punto è per ora solo questa riforma, al resto ci penseremo quando il resto arriverà.

Leiste Widerstand, Berlin!

Der Club from Ingo Schmitt on Vimeo.

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