Il limite e il labirinto, o toccare la musica e ascoltare la materia – Robert Henke e Gordon Monahan alla Wasserturm

I dischi di monahan (foto: berliner zeitung)

La galleria Singuhr  di Prenzlauer Berg lavora da oltre dieci anni sull’esplorazione del limite tra diverse forme di espressione artistica, indagando il luogo di propagazione del suono – il confine tra l’oggetto e lo spazio in cui è inserito, il divenire dell’aria che vibra e che crea lo spazio dell’opera che sta a metà tra installazione visuale e composizione musicale.

Lo spazio di sperimentazione di questa esposizione è dei più adeguati: la torre dell’acqua di Prenzlauerberg, uno dei simboli più familiari ai berlinesi di questo pezzo di città, una torre che delinea il profilo del quartiere e ne accoglie tra le sue pareti di mattoni un secolo e mezzo di storia.

Fino al due settembre nei due antichi serbatoi dell’acqua sulla collinetta nella Rykestrasse sono visibili/udibli/vivibili due installazioni che si muovono proprio su questo limite di significato – tra la scultura e l’installazione, tra il suono e lo spazio.

La stanza circolare dello spazio più piccolo è usata da Gordon Monahans per creare “Resonant Platinum Records” una sinfonia eternamente cangiante; appesi con sottili cavi d’acciaio alle volte dello spazio oscuro del primo serbatoio pendono nella stanza dodici dischi di metallo, sui quali sono incise le musiche composte dallo stesso Monahans. L’estremità superiore di ogni cavo è collegata ad un piccolo motore, che fa vibrare a intermittenza il disco e ne propaga la musica nell’aria, senza amplificazione e in un continuo rincorrersi di frasi spezzettate, che si avvicinano e allontanano con l’accendersi e spegnersi dei diversi motorini e con l’allontanarsi e avvicinarsi dell’orecchio, che si muove liberamente nello spazio della torre tra i dischi volanti, illuminati appena da leggeri faretti sopra ad ognuno. Quattro sistemi di campanellini fanno da base a questa sinfonia tridimensionale trillando ad intervalli dalle pareti. Ne risulta un ambiente oscuro e fatato, dove il sistema percettivo del visitatore viene invitato ad evadere dalle rassicuranti proporzioni e dalla luce calda dell’esterno e a godere di un mondo un po’ più buio e più leggero, dove l’occhio e l’orecchio si compenetrano più che completarsi.

Finalmente l’anima fa silenzio, e passeggiando tra i dischi metallici e le volte in mattoni si ha l’impressione che il tempo sia sospeso e la sinfonia dei sensi sia finalmente avvolta da un momento d’eternità.

Uscire di lì è come lasciare un club la domenica mattina – l’occhio si sente stuprato dalla luce di agosto e l’orecchio deve rientrare nel suo ruolo di segnalatore primario, attento alle auto e ai passerotti che lo attaccano da ogni dove.

Ne vogliamo ancora, e ci dirigiamo vero il serbatoio più grande dell’areale, dove ci attende Robert Henke con la sua installazione “Ewige Dunkelheit”, “Oscurità eterna”.

Buio, ad eccezione di alcuni neon rossi a luce fissa, posti in alto sulle pareti. Il labirinto di Cnosso della Berlino dell’Ottocento, quattro circonferenze concentriche di mattoni rossi che delineano uno spazio nel quale l’invito è quello di perdersi e lasciarsi confondere, esplorare e attendere l’apparizione di qualche creatura mitologica, o di Bowie in versione Jareth. Le pareti riflettono la luce rossa e rimbalzano i suoni dell’installazione di Henke, che ci vuole accompagnare a sentirli con tutto il corpo, facendo vibrare insieme noi e le pareti della torre e raccontandoci che lo spazio e il suono non saranno mai slegati. Il loro punto di contatto qui siamo noi ed è la torre – diventiamo un tutt’uno con l’ambiente, come i mattoni vibriamo anche noi dei suoni acuti e profondi che arredano l’aria. Siamo casse di risonanza e parte dell’installazione, diventiamo il limite tra il mondo e l’opera, che si muove e ci muove alla ricerca dell’unità di materia e non materia. Il corpo vibra e lo spirito lo segue, e l’esperienza che fuoriesce dalla nostra percezione rimane anch’essa a vibrare insieme alla torre. E come sempre, quando si esce dal labirinto la città non è mai più la stessa.

Fino al 2 settembre 2012

Mercoledì-Domenica dalle 14 alle 20

Finissage 2 settembre fino alle 24.00

Serbatoio piccolo: entrata Diedenhoferstrasse

Serbatoio grande: entrata Belforter strasse

U2 Senefelderplatz

M2 Metzerstrasse

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