L’alchimia della dimensione – Heinz Hajek-Halke all’Akademie der Künste fino al 4.11.12

Senza titolo, 1963

L’Akademie der Künste di Pariser Platz espone fino al 4 novembre il suo vasto archivio di opere di Heinz Hajek-Halke; il titolo della mostra è “l’Alchimista”.

Hajek-Halke (1898-1983) era un berlinese cresciuto in Argentina, a metà tra la natura potente del Sudamerica e le avanguardie artistiche della Berlino degli anni 10 e 20. La maggior parte delle opere presenti all’Akademie sono realizzate dagli anni Cinquanta in poi, quando Hajek-Halke tornò dopo rocambolesche vicende (è uno degli sfortunati tedeschi con l’età giusta per beccarsi entrambe le guerre) nella Berlino sventrata per insegnare fotografia alla scuola d’arte.

L’alchimia di Hajek-Halke è quella della trasformazione della realtà in visione e della luce in immagine. Ogni cosa è il suo contrario e si trasforma nelle altre su livelli impercettibili all’occhio; le fotografie più antiche di Hajek-Halke esplorano la coesistenza di forme e dimensioni provenienti da immagini diverse – ne risultano fotomontaggi potenti di paesaggi, corpi e oggetti ancora figurativi, ma già galleggianti nella domanda posta dal loro negativo, dai milioni di cose che esse Non sono per l’occhio che guarda, e che invece potrebbero essere, se l’occhio guardasse meglio.

È d’alchimista la ricerca del dettaglio della luce e della materia di Hajek-Halke; lo affascina la potenzialità immensa delle nuove tecniche di sviluppo fotografico, lo intrigano la chimica e gli insetti, alleva vipere per venderne il veleno e seziona piante e oggetti per isolarne le parti e guardare per bene, al microscopio, che cosa c’è dietro a quello che crediamo di vedere.

I suoi lavori del secondo dopoguerra (definiti “Lichtgrafiken”) sono il risultato di sovrapposizioni di immagini macroscopiche di oggetti, fasci di luce, liquidi, pezzi di piante. Che Hajek-Halke compone con l’attenzione dello scienziato per rispondere alla domanda posta dall’arte – che cosa ci sia oltre le forma, e quanto profondo sia il precipizio al di là di essa.

Ogni immagine è il risultato di un lungo lavoro di sperimentazione ed esecuzione, e nelle tre sale dell’Akademie der Künste ci si aggira tra forme astratte e ripetizioni frattali, crepe di materia fluida e fasci di luce rifratta, tutti fermati nel momento dello scatto e tuttavia ancora carichi del dinamismo alchemico che li ha creati.

Le forme che si creano sulle fotografie di Heinz Hajek-Halke sono infinite, accompagnano chi le osserva a non vedere la mancanza di una figura ma milioni di figure e significati, messaggi per l’occhio e la mente che danno quasi fastidio, sollevano un polverone di questioni un po’ scomode e un po’ intriganti, certo non risolvibili con i metodi della scienza. Ma forse con quelli di una “filosofia applicata al mondo, agli elementi e all’uomo stesso”. Alchimia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *