L’età non si confessa – buon compleanno Berlino

Doppelbär
Due città, due orsi, un compleanno – Berlin 1987 [foto: berlin.de]

Se passate in zona Alexanderplatz quest’anno noterete che i marciapiedi sono cosparsi di scritte. Scritte a stencil, bianco sul grigio della pavimentazione, che raccontano briciole della storia di Berlino e delle consuetudini di vita dei suoi antichi abitanti.

Antichi si fa per dire, ché la città che oggi è conosciuta come la più ‘giovane’ d’Europa giovane lo è davvero, almeno rispetto alle nostre urbes. E celebra quest’anno il 775mo anno dalla nascita ufficiale. Le scritte sul pavimento si combinano con i cartelloni colorati alle pareti e la mostra davanti alla Marienkirche, e l'(ultima) installazione sulla piazza del castello; tutto a celebrare 775 anni di città sulla Sprea. In realtà è ormai una certezza che la città sia più antica di così, ma lasciamo a Berlino la parte della solita diva sciupata che si toglie gli anni e si scrolla via il passato; se l’età effettiva della città è controversa e in fin dei conti inconoscibile, il suo compleanno è datato con teutonica e assoluta certezza.

28 Ottobre 1237 – il che fa di Berlino uno scorpione medioevale per la prima volta nominato in un documento ufficiale, con tanto di sigilli pendenti, proprio in questa data. Quanti ne siano stati persi, di documenti simili precedenti e successivi, è irrilevante. Perché a un certo punto i berlinesi, che fino a quel momento non s’erano chiesti da dove venissero né da quanto tempo ci venissero, sentono il bisogno di dare un inizio alla loro tradizione, e sull’onda del campanilismo da crisi degli anni Venti si inizia a mormorare di una celebrazione per il giubileo della città. Niente di fatto in quegli anni turbolenti, c’erano da portare a casa il pane e la pelle, c’era da tenere buoni i francesi e andare al cinema a vedere la Marlene. L’iniziativa cadde nel dimenticatoio per cadere a fagiolo in grembo a Goebbels qualche anno dopo.

“La città più rossa dopo Mosca” è stata domata, si è piegata – a suon di deportazioni – a diventare capitale del nuovo Impero. E allora facciamole una festicciola di compleanno, sferriamo l’ultimo colpo alla percezione di sé di Berlino e dipingiamo con colori ariani le sue radici genuinamente germaniche, facciamo (tra le altre cose) sfilare su Unter den Linden una fiaccolata di cavalieri templari. Un’iniziativa “un po’ sopra le righe e priva di gusto. Tipico di Lippert”, dirà Joseph in merito alla festa di compleanno di Berlino, che, non meritando le sue cure dirette, era stata organizzata dal sindaco della città.

Fu l’unico giubileo celebrato per Berlino dall’Impero millenario, che dieci anni dopo non esisteva già più. Ma l’operazione aveva funzionato e l’atto di nascita oramai era entrato nella testa dei berlinesi, e poi i pretesti per fare un po’ di festa non sono mai abbastanza, e il 1237 rimane quindi fino ad oggi come data di nascita ufficiale di Berlino. Una di quelle verità inventate che ‘basta ripetere tanto a lungo da convincersene in prima persona. E diventano la verità’.

Quella di quest’anno è la terza celebrazione per il giubileo della città. La prima, quella del 1937, ne inventò il compleanno e nazificò le radici di Berlino. La pianta che ne derivò aveva due teste, e nel 1987 ciò significò due feste. Una al di qua e una al di là del muro. Le due città che gareggiavano a chi fosse più bravo a celebrare la grandezza della città spezzata. A Berlino est – che si preparava peraltro a celebrare anche i quarant’anni della sua Repubblica – la celebrazione per il giubileo di Berlino ci ha regalato il Nikolaiviertel (ché il passato medioevale attrae i turisti) e la squisita scultura di Marx ed Englels. Le radici nella storia e le radici nell’ideologia. Delizia di propaganda – che si spinge fino a reinventare le mappe della città, in quell’anno Berlino est veniva rappresentata quasi come un tutt’uno con Potsdam. Berlino Ovest era ridotta a una scomoda striscia nella grafica delle mappe, senza spessore, senza strade e naturalmente senza alcuna importanza.

Le celebrazioni a Berlino est dovevano distrarre dalla realtà quotidiana, dovevano diventare più rumorose della voce della subcultura. Quella che poco dopo diventò così laut da assordare tutta l’Europa. E Berlin(west)? L’enclave che resiste ai comunisti mangiabambini festeggia anche lei, esorcizza la sua condizione di paria seduto su una bomba e di ospite indesiderato a casa dei Russi. Concerti dei rockettari più impenitenti (Nina Hagen tra tutti, rubata all’est e urlante a ridosso del muro, bellissima) e rappresentazioni teatrali senza sosta all’ombra dell’angelo della Vittoria, rumore e lustrini che coprono, anche qui, la paura e i milioni di imbarazzi diplomatici di questa doppia festa.

Due lati di una medaglia, che oggi sono ritornati a unirsi e si celebrano insieme, o a vicenda. Questa volta le celebrazioni sono molto più dimesse che in passato, niente pompa magna e niente parate gigantesche. Un modellino della città, grande e coloratissimo, troneggia da qualche mese sulla piazza del castello, nell’antica città di Cölln. Ci dice che quello è il luogo più antico della capitale tedesca, lì fu costruita la prima capanna sulla Sprea. Lì sorgerà tra poco il nuovo castello, e anche lui toglierà a Berlino una sessantina d’anni di vita.

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