Ad ognuno la sua Schnauze. La scortesia che cambia con Berlino.

foto: dpa

Berliner Schnauze. Un modo di fare, un atteggiamento, uno stile di vita. Un affare?

Essere un po’ scorbutici o un po’ stronzi, a seconda delle circostanze. Fare dell’umorismo sui drammi altrui, e in questo modo tentare di alleviarli. O semplicemente tentare di spargere sale sulle ferite, ma in questo modo almeno riconoscere le ferite e prestar loro attenzione. In fondo la Schnauze berlinese viene dal cuore, ve l’ho già raccontato in più occasioni. È il loro modo di voler bene.

E non solo. Da quando Berlino è la meta più amata da turisti ed emigranti del pianeta Europa la Schnauze è diventata anche proverbiale, campanilista, commerciale e attraente.

Così, se dovete ormai spingervi nei meandri più reconditi di Pankow o Lichtenberg per sentire un vero autoctono che v’insulti in dialetto come solo loro sanno fare, la triviale scortesia è stata invece da tempo gentrificata – anche lei – ed è diventata uno di quei tratti distintivi della città da commercializzare o ostentare. Alcuni gestori di ristoranti – non berlinesi – ne hanno fatto da tempo una bandiera, istigando il personale ad essere ‘frech’ (insolente) con i clienti, o insultando a loro volta in maniera più che colorita il personale. Di fronte al cliente, che paga quindi per essere trattato male da persone a loro volta insultate – un circolo vizioso senza uscita.

Celeberrimo è poi il motto “Berlin doesn’t love you”, che compare da mesi su adesivi ai semafori delle zone più frequentate da turisti e ormai anche su magliette e cartoline e gadget di ogni genere e numero. Berlino non vi ama, tornatevene a casa.

L’ultima operazione di marketing che ha fatto il botto cavalcando le ali della scortesia è quella di un ex banchiere, ora gestore di un caffè a Prenzlauer Berg, che ha sfondato la barriera estrema della sconvenienza (neo)berlinese: ha attaccato la Categoria Protetta Passeggini.

Il caffè in questione è un tipico baretto à la Nuova Berlino: arredamento rustico/essenziale, specialità di caffè e torte della nonna. E un pilastro di cemento a un metro dall’ingresso che ha lo scopo di sottolineare il simbolo incollato alla porta: un passeggino barrato. E per chi non lo vedesse o volesse far la gnorri, un ingresso sbarrato. Ralf Rüller dice che è una questione di sicurezza: più di un passeggino nel suo locale e le vie di fuga sarebbero irrimediabilmente ostruite. Solo che i conti non tornano con il pilastro di cemento.. Ma non mettiamoci troppa malafede – magari a Ralf sta davvero a cuore il quieto vivere dei suoi clienti, o almeno di quelli che quando vanno a bere un caffè non riescono a gustarlo, perché temono che da un momento all’altro lo scoppio di un bollitore scateni l’apocalisse.

Quale che sia la motivazione a monte della decisione di arredamento di Rüller, una cosa è certa: la mossa gli ha garantito un volume di traffico astrale (oltre alla denuncia da parte di un paladino del passeggino). Non c’è giornale di Berlino che non abbia pubblicato negli ultimi giorni qualche riga o colonna al riguardo. E agli articoli online seguono pagine e pagine di commenti (ove la funzione commenti non sia stata semplicemente disattivata): madri inferocite, padri indignati, chi grida ai diritti dell’infanzia o della postgravidanza, chi esulta per il coraggio civile di un uomo che ha detto basta alla dittatura del Kinderwagen. Chi insulta le madri, chi insulta Rüller, chi insulta chi insulta e chi semplicemente si stacca dal pc e va a vederlo di persona, il bloccapasseggini. E già che è lì si beve un caffè da Ralf.

Un idolo della businessschnauze.

7 thoughts on “Ad ognuno la sua Schnauze. La scortesia che cambia con Berlino.

  1. Se il caffè è a Prenzlauer Berg, immagino che l’abbia fatto più come presa di posizione contro la Mafia del Passeggino, altro che idea di business. E un po’ mi sento di dargli ragione 🙂

  2. A Kreuzberg c’è un sushiladen che ha appeso un cartello all’ingresso sul quale hanno scritto chi non è benvenuto, tra cui famiglie con bambini. e via di recensioni negative al posto, tra l’altro buonissimo…

  3. Grazie Ales!
    @Pollo: appunto, nulla di più irritante della finta scortesia. Meglio quella vera, di cuore 🙂
    Anch’io ho già visto in giro civilissimi cartelli che invitavano a non intasare i locali con le babyquattroruote. Per questo mi è nato il sospetto che l’operazione qui in questione fosse più dettata marketing che dall’effettiva praticità.

  4. Io non trovo i Berlinesi che conosco scortesi. Trovo invece estremamente irritante i finti berlinesi che sfoggiano la loro imbecille scortesia come per giustificare la loro appartenenza ad una città. Un po come succede con i Calabresi a Milano che fanno i razzisti con i “nuovi arrivati”. Ogni mondo e paese. Tornando al tema dell’articolo, questo divieto l’ho già visto in un caffè un tizio che conoscevo a Prenzlauer Berg, ma senza colonne di cemento davanti alla porta. Solo che lui semplicemente offriva ai clienti la possibilità di “attaccare” il passeggino vicino l’entrata, visto che, a quanto pare, ci sono un sacco di ladri di passeggini in giro….

  5. I’ll certainly do! E se posso, promuoverò la vostra attività di guida turistica (in questo momento preciso sto traducendo una guida americana di Berlino per un editore italiano…)

  6. Un articolo ben scritto, complimenti. Meglio di tutti gli pseudo-giornalisti italiani che affliggono questa città (e la lingua italiana).

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