Natale? “Ist vorbei”

Gran parte della nostra vita quotidiana – lo sappiamo – è banalmente ritmata dai supermercati (la scadenza della raccolta punti, le aperture domenicali, i depliant che ti intasano la cassetta delle lettere con le offerte speciali, mangi pesce quando è scontato al sabato, hai la credenza piena di fagioli perché c’era il 3X2 e mangerai? Fagioli!) e perciò abbiamo ormai superato il fastidio di certi paradossi temporali, per cui a settembre ti vendono il panettone, a dicembre le chiacchiere di Carnevale, a febbraio – mentre fiocca la neve – la paletta e il secchiello per il mare (che però, a ben vedere, nulla vieta di usare anche con la neve… sebbene rimanga la sensazione che ti stiano prendendo per i fondelli). Il tempo delle merci non procede più a pari passo con quello del significato. Ma quando uno trascorre il Natale a Berlino la sensazione di essersi lasciato scappare le feste sotto il naso diventa irritante. È come se tutto fosse già successo e tu fossi sempre l’ultimo arrivato. Forse l’avevano annunciato nella U-Bahn che quest’anno il Natale era anticipato al 19 dicembre e tu non hai – come al solito – capito? Oppure hanno mandato una lettera a casa, ma siccome non hai l’Anmeldung non ti è mai arrivata? Sarà l’efficienza incontrastabile dei tedeschi, sarà la voglia di essere sempre primi a far tutto sul gran teatro del mondo, ma quando il 21 dicembre cominci a battere disperatamente le strade di Berlino per cercarti un pandorino e invece trovi le uova di Pasqua (ved. Foto) capisci che qualcosa sta andando storto. Beninteso, non è che i supermercati berlinesi abbiano uno straordinario senso dell’umorismo, basta guardare oltre le vetrine: qui il 23 dicembre chiudono il mercatino di Natale e il 26 lo smontano (come quello bellissimo della Kulturbrauerei), il 27 la gente butta per le strade l’albero sfatto, perché oramai non serve più e passa la nettezza urbana a ritirarlo (guai a farlo troppo tardi: resterà a giacere là fino a marzo segnalando per mesi all’intero vicinato la tua inopportuna mancanza di senso civico.). Allora ti viene voglia di puntare i piedi e fermarla, tutta questa corsa, che ti divora il tempo prima ancora che tu abbia cominciato ad assaporarlo. Non è questione di Pandoro, è questione di principio (e comunque anche di Pandoro, che io vorrei mangiare a Natale, non a ottobre!)

Ora, il Natale in Germania ha già le sue belle difficoltà, specie per chi è abituato alle scorribande dell’ultim’ora in intasatissime gastronomie o negozi di calzini/cravatte. O più semplicemente per chi ama passeggiare la Vigilia in una città illuminata di lucine colorate, strusciando tra la folla più o meno incazzata, più o meno incantata, pregustando – mentre regge al dito inguantato il pacchettino ben avvolto in carta dorata – le leccornie della cena. In Germania il Natale è vissuto in modo più austero, calmo. Questa è la Stille Nacht, la notte del silenzio, in cui il mondo si ferma per l’Avvento del Bambin Gesù, trattenendo il fiato dinanzi a questo antico mistero di mezz’inverno. E dopo un po’ si arriva anche ad apprezzare questo rigore ascetico: il giorno della Vigilia la città si svuota, i negozi chiudono, i Mercatini di Natale anche. Si spengono le luci e sulle strade cala un silenzio profondo che sa di sacro. Se si è fortunati cade anche la neve che rende immacolata la città, le mette la vestina degli angeli. E li puoi immaginare i tuoi vicini di casa tedeschi raccolti teneramente intorno al Tannenbaum, ad accendere le ultime candele, a sfogliare l’ultima pagina dell’Adventskalender, mentre sul fuoco bolle il vino caldo e qualcuno si prepara per sgusciare alla Messa. Se proprio uno vive nello stereotipo dei tedeschi duri, inscalfibili, questo è forse il giorno in cui si prendono tempo per tirare fuori il cuore dalla cassaforte e se lo lucidano ben bene, oliando gli ingranaggi e controllando che le lancette dei sentimenti funzionino a dovere, non si sa mai, magari un giorno capiterà di usarlo e dovrà essere comunque un cuore perfettamente funzionante, anzi un po’ più perfetto di quello degli altri. In sostanza in questo santo giorno il tedesco medio si rilassa, mentre tu – emigrante distratto e fuori tempo – vaghi tra il pulviscolo ghiacciato, battendo disperatamente i pugni sulle serrande abbassate della Lidl per un tozzo di pane manco ci fosse il coprifuoco del ’44… beh, ti dirà il saggio vicino tedesco, lo sapevi che Natale cade il 25 dicembre, lo fa sempre, ogni anno, quindi cosa ti costava prepararti prima? A fine agosto c’erano un sacco di pandori al super, potevi comprarli allora se ti piacciono tanto, quindi ora perché ti lamenti?

Eccola, la principale difficoltà nell’integrazione con la Germania: i tedeschi sono preparati, sempre, a tutto, prima di tutti. Nel Natale poi trovano miracoloso punto di contatto la puntigliosità teutonica, il fatalismo protestante e l’immer bereit socialista. Siate sempre pronti perché non sapete quando verrà, lo dice anche la Bibbia da migliaia di anni. E allora tu preparati in agosto. Selbstverständlich concittadino!

Però, a maggior ragione in questi momenti dell’anno in cui capita di interrogarsi sul senso del tempo e del suo passare, tutta questa preparazione previdente e perfettina, questo “stare nel tempo – prima del tempo”, diventa ansia, poi fastidio, infine, fatemelo dire, noia. Se Leopardi fosse nato in Germania non avrebbe scritto il Sabato del Villaggio, ma il Mercoledì. Passa giovedì, passa venerdì, quando arriva domenica non hai tempo di immalinconirti perché ti sei già rotto le palle. E allora tutto questo tempo fuori asse, dettato dall’ansia di essere primi (primi sulla scaffale del supermercato, ad esempio) le palle (di Natale è ovvio) ce le rompe non poco. Perché poi la gente si arrende, si abitua e si dimentica il senso delle cose. Puccia il suo pandoro nel caffellatte a Ferragosto perché gli strateghi della concorrenza, nella loro guerra di promozioni speciali e tutto-sotto-costo,  si sono re-inventati il suo tempo. E non ci si ricorda più che sapore ha. Il tempo (non il pandoro). E se tuo figlio a Natale frigna perché vuole il coniglio di cioccolato tu glielo compri e lui sta zitto. Tanto poi ‘sto Natale cos’era? Aspetta…ah sì il giorno in cui quel coso, l’hobbit, ha buttato l’anello nel vulcano…

Che poi, qualunque cosa crediate, questo del Natale è proprio un mistero del tempo: un invito ad accogliere la Presenza. Non vivere più “nell’attesa di” e trattenersi dal rimpiangere, dal rammaricarsi. Essere per poco – ed è difficilissimo – persone del qui e dell’ora, non del prima o del poi. La Meraviglia si coniuga solo al presente, e con il Natale la Meraviglia entra a forza nella Storia degli uomini. Non a caso si tratta di una nascita, che una volta, ricordiamocelo, era sempre un evento stupefacente, anche se capitava più spesso tra un bue e un asino piuttosto che sotto la stella cometa.

Godiamocelo il tempo in cui nasce il tempo.

Altrimenti finiremo come quel signore che si presentò a Betlemme col metro e chiese alla Madonna appena sgravata: “Scusi Signora, ma pensa che resterà sempre così piccolo?”

E lei un po’ intimidita da quell’armeggiare di bindelle intorno alla mangiatoia: “Ma chi?”

“Il pupo…avrà mica già un nome!?”.

“Beh non so, credo che diventerà un bel più grande, ma ora proprio non saprei.” (scusatela, tedeschi, se imprecisa: aveva appena partorito in una stalla mentre andava al censimento)

“Vorrà dire che ne faremo di grandi e di piccine” , disse quello “Tanto poi verranno sicuramente di moda”.

Sapete chi era ? Non era un tedesco. Ma il tizio che fabbricava croci.

Quello che oggi le croci le fa d’oro e non teme – ahimè, ancora – la concorrenza.

Buon Presente!

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