La Mädchenschule di Berlino: delikatessen per gli occhi, delikatessen per la gola

maedchenschule - Alexander Beer 1930Forse ci sono spettrali bambine che giocano ancora a Himmel und Hoelle tra queste mura, correndo nei corridoi in vestiti cinerei (ora non le può più sgridare nessuno), ma la prima impressione della ex-scuola ebraica per fanciulle – Ehemalige Jüdische Mädchenschule – è niente affatto lugubre: da edificio abbandonato sulla Auguststrasse è divenuto in meno di un anno uno dei luoghi più raffinati di Berlino. Un paradiso per gli occhi, per la sua precisa architettura razionalista e per le tre gallerie d’arte che si sono insediate nelle classi svuotate, e un paradiso per la gola, visto che al primo piano si trovano un ristorante sciccosissimo e un Deli di cucina ebraica. Tutto in perfetto stile anni ’30.

Ovviamente le mura della Mädchenschule hanno storie amare da raccontare, eppure appena entrati nell’atrio, legni antichi e mosaico verdeazzurro, veniamo di colpo sbalzati agli anni in cui Berlino era la metropoli più sofisticata d’Europa.

Oggi provare a infilare la parola Berlino e l’aggettivo sofisticata in una stessa frase è come provare a infilarsi un pantalone meraviglioso di due taglie troppo piccolo: un desiderio sfrenato che diventa tortura e di lì a poco disastro. La città smania per tornare a essere elettrizzante avanguardia del mondo, ma arranca sotto il peso di un passato made in GDR, strangolata dalla voglia di apparire, offesa dalla voglia di essere svenduta (grazie speculatori immobiliari!). Per forza le manca il respiro per essere modella e musa. In quella manciata d’anni tra il 1925 e il 1932 invece Berlino faceva rizzare i ca…pelli di mezzo mondo per sua la fantasia libera e spregiudicata, per il modo unico con cui ha saputo essere elegantissima eppur “smutandata”.

La scuola ebraica per fanciulle è stato senz’altro uno degli ultimi lasciti di quegli anni d’oro, costruita come fu a ridosso della dittatura Nazionalsocialista (venne inaugurata nel 1930 e chiusa nel 1942, quando oramai le fanciulle non potevano più andare a scuola perché dovevano semplicemente andare a morire nella camera a gas).

Alexander Beer (architetto che i Nazisti uccisero nel 1944 a Theresienstadt, il “campo di lusso per ebrei celebri”, ovvero anticamera di Auschwitz) aveva perfettamente chiare quali devono essere le funzioni di una scuola: un edificio semplice, igienico, pieno di aria e di luce, non privo di una certa severità (perché l’istruzione è una cosa seria) ma attento alle esigenze dei bambini. Se poi la scuola riesce anche ad inculcare un po’ di buon gusto il gioco è fatto. Ecco allora la torre, massiccia ma praticamente svuotata di peso grazie alle immense finestrature che rivelano stanze (per il disegno) dai soffitti luminosi, altissimi. Il corpo principale, leggermente arretrato dalla strada, distribuisce con precisione sui piani uffici, aule e corridoi ed è sormontato da un terrazzo dove le bambine potevano fare i bagni di sole (come si usava una volta) e giocare durante le pause, lontane dal “mondo basso” e più vicine al cielo e alla luce, all’aria pulita. Il restauro moderno ha voluto preservare con cura tutti questi tratti, recuperando con maestria la scalinata interna, raffinatissima con le sue geometrie di piastrelle decò, e restituendo a Berlino un gioiello della Neue Sachlichkeit. Appena entrati viene subito voglia di cambiarsi d’abito e farsi crescere i baffi, accendendosi magari una sigaretta col bocchino al suono lontano di un disco jazz…

Ma non bisogna essere per forza un estimatore dell’architettura di Weimar o un fanatico del vintage per apprezzare la ex-scuola, perché tracciando una linea coraggiosa tra il bello che fu e il bello che è, l’edificio oggi accoglie oggi tre importanti gallerie di arte contemporanea: Michael Fuchs, Eigen+Art Lab e la Camera Work. Tre spazi sobri, che approfittano del lavoro pulito di Beer per esporre arte visiva, multimedia e fotografie (imperdibile la sala principale della galleria Fuchs con le travature a vista e l’enorme finestra sui tetti del quartiere ebraico).

http://www.michaelfuchsgalerie.com

 http://www.eigen-art.com/lab/

 http://www.camerawork.de

Per i nostalgici (e un po’ feticisti) il secondo piano espone la collezione “The Kennedys”, un museo che si trovava un tempo, con imbarazzante effetto colonialista, alla porta di Brandeburgo, lato est, e che qui ha finalmente una più sobria collocazione.

 http://www.thekennedys.de/

Infine, dopo avere meditato sulla storia crudele di Berlino, dopo avere cercato il suo Rinascimento nelle esposizioni ai piani alti, fermatevi da Mogg&Melzer Delicatessen, un diner stiloso che offre prelibatezze di cucina ebraica internazionale (con un pizzico di compiaciuto New York style) come il pastrami ad esempio. Un po’ più inavvicinabile il Pauly Saal & Bar (degli chef del Grill Royal), dove si dice si incontri a pranzo il bel mondo di Mitte, ma dove i lampadari di vetro soffiato e il missile appeso alla parete ci riportano di nuovo ai lussi e alle rovine di un secolo fa, quando qui a Berlino si pasteggiava a champagne e il giorno dopo a polvere da sparo.

 http://www.maedchenschule.org/de/essen-trinken.html 

4 thoughts on “La Mädchenschule di Berlino: delikatessen per gli occhi, delikatessen per la gola

  1. Articolo bello e interessante! Mi sono sempre chiesta cosa ci fosse lì dentro.
    I tuoi articoli sono sempre intriganti e mi associo ai complimenti del commento qui sopra..
    Hai concretizzato un pensiero che non riuscivo ad afferrare…grazie!

    Arianna

  2. sono in..wonder

    ..Oggi provare a infilare la parola Berlino e l’aggettivo sofisticata in una stessa frase è come provare a infilarsi un pantalone meraviglioso di due taglie troppo piccolo: un desiderio sfrenato che diventa tortura e di lì a poco disastro. La città smania per tornare a essere elettrizzante avanguardia del mondo, ma arranca sotto il peso di un passato made in GDR, strangolata dalla voglia di apparire, offesa dalla voglia di essere svenduta (grazie speculatori immobiliari!). Per forza le manca il respiro per essere modella e musa. In quella manciata d’anni tra il 1925 e il 1932 invece Berlino faceva rizzare i ca…pelli di mezzo mondo per sua la fantasia libera e spregiudicata, per il modo unico con cui ha saputo essere elegantissima eppur “smutandata”.

    CENTRO!! e non e`poco in questi tempo di scarso giornalismo! B R A V O !!

    1. Grazie!!!Berlino rimane senz’altro la città della “Sehnsucht” irrisolta, in un moto di desideri e proiezioni che spingono gli uomini e le donne verso Berlino e Berlino fuori di sè. Si incontreranno mai in questa rete di desideri, nostalgie, ostalgie, ossessioni, passioni e un sovrano senso di fuga dal mondo?

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