Zines are not Dead

È successo a Berlino.

Un concerto intimissimo, trenta persone al massimo, nell’appartamento/studio di una coppia di musicisti; un pianoforte e un sintetizzatore nella stanza, che fanno presagire i quaranta minuti di esperimenti e dialoghi tra i due che cominceranno tra poco. In fondo alla stanza naturalmente il merch desk, con i cd e vinili dei musicisti di questa sera e di altri selezionati dai padroni di casa. Lì accanto, un po’ in disparte, il pezzo migliore dell’intera serata – un carrettino rosso e blu, con due ruote e il manico per tirarlo, parcheggiato in un angolo della stanza e pieno di libriccini. Al primo sguardo si pensò a un bizzarro pezzo di arredamento utilizzato quella sera per fare da stand per flyers e locandine di futuri eventi – era gennaio e non poteva essere il carrettino di un gelataio, e invece lì iniziava un tuffo in un passato più lento e molto più analogico.

Ce le ricordiamo dagli anni Ottanta/Novanta, quando, in epoca pre internet, erano l’organo di informazione di ogni iniziativa indipendente – fanclubs, case editrici e movimenti politici. Le si trovava nei locali e nei negozi di musica, o nelle librerie un po’ di nicchia – non a caso il termine è nato per indicare pubblicazioni indipendenti di fantascienza, nei tempi bui in cui questo genere era una devianza per disadattati e nessun editore desiderava averlo nel suo catalogo.

Sono le (fan)zines, pubblicazioni autoprodotte e spesso molto pulp, nella forma se non anche nel contenuto. Sembravano essere defunte quando la cultura digitale rese la circolazione delle informazioni più semplice, immediata ed economica. Come spesso avviene la praticità vinse sull’unicità, e le zines sembravano definitivamente sostituite dalla potenza della grafica digitale e del web.

Invece, come spesso succede, la potenza dell’artigianato gettata dalla finestra dell’informazione rientra dalla porta sul retro della creatività, che non si rassegna a guardare solo uno schermo e toccare solo una tastiera. Come con i libri digitali: praticissimi per contenere migliaia di volumi in un aggeggino grande come una tavoletta di cioccolato, ci costringono a rinunciare agli attributi accessori eppur squisiti del libro vero – l’odore della carta, le macchie di caffè, le orecchie e le sottolineature e il sacro gesto di girare le pagine.

Le zines non sono mai sparite del tutto, hanno continuato ad essere ideate e stampate e hanno dovuto reinventarsi in percorsi comunicativi nuovi, liberi ormai – per forza – dalla portata strettamente informativa. Oggi non servono più le zines dei fanclubs per sapere dove e quando la band apparirà in pubblico, un poeta o un agitatore di qualunque genere aprirà un blog prima di stampare una zine. E allora loro si ricollocano nel mondo contaminate dagli oggetti d’arte loro più simili, i libri d’artista. Ne risultano creazioni meno informative e più estetiche, dove il messaggio non è sociale o politico o fan-atico ma delicatamente artistico. Poesie, collages, fotomontaggi, grafiche che creano un mondo in ogni pagina.

Il carrettino rosso e blu era carico di zines di ogni tipo, pezzi unici che noi eravamo invitati a prendere, sfogliare, leggere, guardare e rimettere a posto – nessuna zine era in vendita, il carrettino non è una libreria ma una biblioteca portatile.

E appartiene a un’artista gentile e appassionata, che nei mesi meno freddi gira per Berlino nei weekend con il suo carrettino, si ferma nei parchi e offre alle persone di passaggio la possibilità di sostare, leggere un po’ rifarsi gli occhi con disegni e grafiche, rinfrancarsi l’anima con la sensazione della carta tra le dita – e la certezza di avere in mano un pezzo unico di mondo. Lei è Leah Buckareff, una giovane canadese che è un’incredibile musicista e ha talento e passione per i libri e gli oggetti fatti a mano, con tempo e cura.

Questo è uno dei suoi blogs, la Lesenlounge, dove troverete le prossime tappe del carrettino delle zines e anche alcuni links a progetti simili. Potrete seguire il carrettino per le strade di Berlino e sfogliare a vostro piacimento, o se siete pigri cliccare i links esterni e acquistare online zines da tutto il mondo. O, perché no, produrne, e affidarle a Leah perché il mondo le veda.

E questo è il sito della band di Leah Buckareff e Aidan Baker, Nadja, che non commento se non dicendo: cliccate e godete.

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