Questo Muro non si tocca: Gentrificazione vs Storia, round primo.

226452_577427062270281_2023600011_nCosa succede quando i simboli crollano? Qualcuno forse tirerà semplicemente un sospiro di sollievo. Quando la croce, la falce e il martello, le stelle e strisce, la mezzaluna, la swastika, il Muro di Berlino smetteranno di significare sarà per molti come la fine di una lunga sanguinosa dittatura dello spirito e l’essere umano, finalmente liberato da questi gioghi antichi, potrà rialzare la testa, guardare uno spazio bianco, puro e scriverci significati e simboli finalmente nuovi, puliti.

Perché lo spirito umano, comunque, ha bisogno di simboli per potere rappresentarsi, darsi presenza nel mondo e di conseguenza evolversi. Fuori dal simbolo non c’è né senso, né essenza.

Tutto bene quindi, giù i vecchi simboli. Scoperchiamo le chiese, rubiamo le sottane ai preti, ridiamo la falce ai contadini, il martello ai carpentieri, la mezzaluna alla notte stellata, la swastika non dovrà fare più paura a nessuno…e così la stella gialla…e così il Muro di Berlino. Avremo magliette di H&M con la faccia di Himmler. Una catena di fast-food kosher con la stella di Davide. Avremo a Berlino fantastici appartamenti di lusso costruiti là dove la polizia sorvegliava il confine e sparava sui propri concittadini. E non sto inventando un futuro distopico. Parlo della realtà di oggi, del Marzo 2013, a Berlino.

Perché oggi, quando i simboli crollano rimane in realtà un deserto di rovine e qualunquismo, dove soffia libero il vento dell’ignoranza e dove, se qualcosa viene piantato, è ahimè un seme di puro sfruttamento commerciale. La storia viene spazzata via ed è sostituita da una banale, breve, innocua invenzione di marketing, che ha il pregio di arricchire pochi e offendere molti.

Qui a Berlino di simboli ne sono caduti tanti. Poche città hanno al mondo la stessa sventatezza della capitale tedesca, che butta giù castelli per ricostruirli dopo settant’anni come se nulla fosse. Ci sono senz’altro a Berlino simboli odiati, ferocemente. Potentissimi perché sono stati sovrascritti da strati e strati di valorizzazioni, spesso anche molto contrastanti, ma che invece di neutralizzare il simbolo lo hanno reso ancora più vivo, vivido. Non solo per Berlino, ma per l’intera umanità.

Prendiamo ad esempio il Muro. Un simbolo odiato sia a destra sia a sinistra. Cicatrice che attraversa la città e ricorda gli aspetti più duri e “bollenti” della guerra fredda. Cicatrice che non ha però solo un valore di ricordo, ma che costituisce un monito contro tutti quelli che pensano che basta costruire un muro tra le persone per risolvere i loro problemi. Che siano vicini di casa litigiosi o Palestinesi e Israeliani, giusto per fare due esempi alla portata di tutti. Non è facile risolvere le liti tra vicini di casa (quando si comincia ad odiarsi non si conosce pace: il tuo vicino può suonare Bach meravigliosamente e tu chiami la Polizia per rumori molesti). Non è facile risolvere la questione palestinese. Il Muro di Berlino serve a segnalare anche questo.

Oggi il Muro di Berlino è in pericolo. O meglio, quel pochissimo che resta del Muro, una vera e propria inezia rispetto ai 155 km di cemento armato che furono, rischia di essere svilito e rimosso per fare posto a un cantiere che costruirà lungo le bellissime rive della Sprea un condominio di lusso. Peccato che quella riva della Sprea sia stata un pezzo di “Striscia della Morte”, quel diaframma tra Berlino Est e Berlino Ovest dove i cecchini della Stasi sparavano sui tedeschi dell’Est che tentavano la fuga.

Il pezzo in questione è la East Side Gallery, che, diciamolo, fra tutti i pezzi di Muro rimasti in piedi, è senz’altro il più turistico, quasi frivolo. Pochi sanno che i Murales che ricoprono questi 2 km di Muro non risalgono ai tempi della divisione, ma al 1990, al 1999, al 2009. Pochi sanno che quel Muro un tempo era bianco e certo nessuno ci si poteva avvicinare, né per fare una foto né per scrivere “Marco + Luca + Genny: Berlino4ever” col pennarello. E tuttavia quei due km di Muro, con la Trabant che sfonda il cemento, con il “Bacio Mortale”, con i musi colorati di Thierry Noir e le divagazioni un po’ lisergiche di Rodin raccontano perfettamente tutte le stratificazioni simboliche del Berliner Mauer: da quelle letali a quelle artistiche, da quelle politiche a quelle romantiche.

Beninteso, il signor Uwe Hinkel e l’investitore berlinese che si nasconde sotto il nome di “Living Bauhaus” hanno precisato che il Muro verrà rimosso temporaneamente per fare posto al cantiere, quando il bellissimo palazzo avrà occupato il suo bel pezzo di Striscia della Morte i pezzi del muro dipinto saranno rimessi al loro posto. Eccerto sennò come li vendono loro gli appartamenti a 7.000 euro al metro quadrato con vista sulla “East Side Gallery”, la più lunga galleria d’arte all’aria aperta (frase rubata da wikipedia e che senz’altro useranno anche loro per imbellettare il loro affare immobiliare). Forse questi signori si aspettavano pure i complimenti per come hanno gestito bene la cosa. Forse questi signori pensavano che tutto sommato i Berlinesi non si sarebbero neanche accorti del loro affaruccio: anzi si sarebbero liberati di orde di giapponesi e scolaresche italiane che si ingorgano lungo la East Side Gallery per fare la foto a due vecchioni che si baciano in bocca…

Forse hanno pensato che oggigiorno c’è un solo simbolo che non può e non deve crollare: il denaro, il lavoro. Loro aprono cantieri, smuovono soldi, rivitalizzano l’economia. Santi subito quindi. L’importante è bonificare l’Agro Pontino, è costruire le autostrade è così che si lascia un segno positivo nella storia dell’umanità.

I Berlinesi (e non solo) non sono stati d’accordo. I simboli possono cadere ma non deve essere il Dio Denaro a decidere quando e come. E per fortuna esiste una parte di cittadinanza ancora sensibile al valore della Storia, all’insegnamento che se ne può trarre e reagisce giustamente con disgusto quando il capitalismo pensa di poterla cancellare per rimpiazzarla con un super attico vista Mauer.

Un gruppo di Berlinesi (circa 500 persone) è sceso in strada per difendere l’ultimo pezzo di Muro, l’ultima fetta di Striscia della Morte, da questo “stupro del significato”. Hanno alzato cartelloni, gridato slogan, formato catene umane. Hanno bloccato le ruspe e i lavoratori. La polizia è intervenuta. La demolizione si è interrotta. Ma è una vittoria temporanea, solo il primo round.

Domani 3 Marzo alle ore 14 è stata organizzata lungo la East Side Gallery una grande dimostrazione a cui tutta la cittadinanza è invitata. Non solo per salvare la East Side Gallery, non solo per salvare il Muro. Ma per dimostrare che Berlino non ha più voglia di farsi fregare. Fregare lo spazio e fregare i simboli su cui si è costruita. E non in modo indolore. Tutti quelli che vivono a Berlino e guardano con preoccupazione all’avanzata arrogante e spudorata della Gentrificazione sono chiamati a scendere in strada. Oppure si preparino a vivere presto a Milano 5.

Chi invece non vive a Berlino può seguire qui gli sviluppi della vicenda e firmare la petizione online rivolta al sindaco Wowereit perché fermi l’inutile scempio della storia e mandi questi signori a costruire su altre rive, dove nessuno è morto, dove nessuno ha costruito un Muro, dove nessun giapponese vuole fare la sua foto durante il suo unico, ultimo viaggio in Europa (poi deve tornare a lavorare tutta la vita). Sono convinto che anche i futuri condomini saranno più felici. Perché, non so se avete mai visto il film “Poltergeist”, ma certe speculazioni immobiliari un po’ blasfeme portano sempre e solo un mucchio di guai.

http://www.change.org/de/Petitionen/herr-wowereit-east-side-gallery-retten-keine-luxuswohnbebauung-auf-dem-ehemaligen-todesstreifen

 

2 thoughts on “Questo Muro non si tocca: Gentrificazione vs Storia, round primo.

    1. Esatto, per questo ritengo giusto che tutti i cittadini del Mondo possano e debbano interessarsi alla questione. “Ich bin ein Berliner” non è riservato a un signore solo!

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