Die Zeit der Metropolen – Berlino nelle fotografie di Emiliano Jatosti al Bergkind Cafè

“Il tempo delle Metropoli” è il titolo della collezione di fotografie di Emiliano Jatosti che resterà esposta al caffé Bergkind fino alla fine di aprile.

Berlino – Emiliano Jatosti

Rigoroso bianco e nero, l’occhio del fotografo italiano scruta le geometrie della vecchia e della nuova Berlino, esplora l’istante in cui le due si incontrano e vicendevolmente si definiscono e contraddicono.

È la città a creare i suoi abitanti o è l’uomo a plasmare la città? A Berlino l’uomo, la sabbia e la pietra si intrecciano nella storia di demolizioni e ricostruzioni, disastri e ottimismi, di buchi fisici e mentali che accompagnano l’occhio e la mente dell’osservatore. Che quando vengono riempiti lasciano un vuoto ancora più grande, come dice Emiliano raccontandoci la fotografia che ha scattato anni fa dal suo posto preferito di Berlino, il ponte di Warschauer strasse. “Questa foto non c’è più. Lì ora si staglia la stazione di Ostkreuz”.

È naturalmente il paesaggio a non esserci più, ma la fotografia di Jatosti, scattata dal ponte guardando verso est, che ritrae un groviglio di binari e una enorme distesa di acqua e sabbia alle loro spalle, osa riproporlo e diventa un dinosauro impertinente, l’opera che fissa il passato e gli impedisce di passare del tutto. Quel passato che l”artista ricerca per confrontarvisi e consegnarlo alla storia, ai trascorsi non lontani che qui sembrano racconti di una preistoria fatata.

“Mi affascina il pensiero della città come creatore dell’individuo, il modo in cui lo spazio plasma e pilota le vicende dell’essere umano”, dice il fotografo-antropologo romano, che da quattordici anni lavora con i suoi scatti sul tema della città, della geografia urbana e dell’identità umana che si disvela tra le crepe degli spazi che abita.

L’occhio di Emiliano su Berlino è estremamente grafico, geometrico. Sospeso nelle sfumature del bianco e del nero ci racconta una città cupa e spigolosa, dove riecheggia potente l’eco del passato nelle sfolgoranti architetture del presente. Non c’è soluzione di continuità, secondo Emiliano, tra la Berlino di oggi e quella di un secolo fa, che partorì il cinema espressionista e l’estetica dell’ombra. È a quest’arte che il fotografo si rivolge nei suoi scatti raccolti in questa mostra. “Queste fotografie condensano tutto il mio amore per il cinema espressionista tedesco”, dice. E si vede il tocco della musa dell’espressionismo nella scelta degli angoli da guardare di Berlino, e dell’angolatura dalla quale guardarli. La prospettiva domina l’immagine e la profondità definisce le storie che essa racconta, nella città che vediamo solo in un minuscolo dettaglio sospettiamo la presenza del brulicare di persone e di pensieri, e di azioni frenetiche e lunghi attimi di pausa e tensione.

Sono hinterhöfe oscuri dai quali guardare il fazzoletto di celo che definiscono, sono le architetture di vetro ed acciaio della Berlino degli anni Novanta e le loro asimmetrie provocatorie, che ci confondono e ci costringono prepotenti a volerle guardare. Sono gli alberi e i lampioni che spezzano il paesaggio meramente architettonico e ci riportano alla mente la città che ad esso si muove tutt’intorno, ci ricordano la natura che la ospita e l’uomo che l’ha costruita, e ci riportano ogni volta a ripensare la città come demiurgo, che ogni giorno ci rimodella a sua immagine e somiglianza.

Die Zeit der Metropolen

19-30 April 2013

Bergkind Café

Greifenhagenerstrasse 40

10437 Berlin

Lu-Ve 9-19

Sa-do 9-18

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