Limiti e confini – Marlene Dietrich e la città di Berlino, in memoriam [06.05.1992-2013]

MArlene negli anni '40
Marlene negli anni ’40

Testo originale: [“Marken und Grenzen” in Wolfgang Müller, “Subkultur Westberlin 1979-89”, Hambug 2013]

“Qui giaccio, al limitare dei miei giorni”. Questa è l’inscrizione che l’attrice e cantante Marlene Dietrich ha voluto sulla sua lapide. Il limitare è confine aperto. A differenza della linea di confine, richiama l’attenzione sulla superficie e sullo spazio. A Berlino il presente inizia sempre anche con il passato. Questo passato a volte è molto bello, altre invece molto brutto. Come ad esempio tra il 1933 e il 1945. Dopo quegli anni doveva passare ancora molto tempo prima che Marlene Dietrich, nata nel 1901 a Berlino, ricevesse di nuovo il rispetto che meritava dalla sua città. I politici locali e i burocrati ebbero sempre un rapporto difficile con la star mondiale. Anche solo il fatto che avesse più di una cittadinanza confondeva coloro che considerano l’identità come una forma di rigida unitarietà: Marlene Dietrich era una berlinese, allo stesso tempo una parigina e un’americana, che aveva combattuto contro i nazisti come soldatessa-cantante delle forze americane. Marlene Dietrich morì nel 1992 a Parigi. Dopo il corteo funebre di Stato organizzato lì, il suo corpo fu, secondo il suo volere, trasportato con l’aereo in una Berlino da poco priva di muro. L’ottantenne Marlene Dietrich prima di morire aveva detto a sua figlia Maria Riva: “Mia cara, stavo pensando a come potresti portare il mio corpo fuori dall’appartamento senza che i reporter se ne accorgano: compra un grande saccone nero e ficcami lì dentro. Probabilmente dovrai rompermi gambe e braccia perché ci stia. Poi chiama Peter, il tuo figlio più forte. Porterà il sacco nell’ascensore fino al garage. Poi lo prenderai e lo porterai in America o dove vuoi. Questo decidilo tu”.

Nel 1992 nelle due metà non più divise di Berlino aleggiavano atmosfere molto specifiche. Molte cose ancora avevano sapori, odoravano, respiravano, risuonavano e si muovevano diversamente, separate tra Est e Ovest: colori, materiali, suoni e umori. Le differenze e le tensioni che ne derivavano, percettibili appena sotto la superficie dell’euforia di Stato per la riunificazione, sono rese molto bene dal filmmaker Jörg Buttgereit nel film 16-mm Nekromantik2 (D 1991).

[…]

Un corteo funebre con il corpo di Marlene Dietrich scorre lento per le strade di Schöneberg. Gli avventori del mercato comprano fiori, come avevano già deciso di fare o anche spontaneamente, e li gettano sul feretro che passa lento, alla fine del corteo. Sulla corona di fiori atterrano ancora mazzi e fiori sciolti, gigli, rose, nontiscordardime, violette, garofani e lobelie. Si accumulano in una torre sempre più alta. Alla fine del corteo il feretro è sparito sotto un letterale caos di fiori. Maria Riva dirà più tardi in un’intervista che questa confusione sarebbe sicuramente piaciuta a sua madre. Dopo l’arrivo al piccolo cimitero nella Stubenrauchstrasse il corpo di Marlene, in un vestito nero di Dior, verrà sepolto in una tomba molto semplice. Anche dopo la sua morte l’artista polarizza. La cantante berlinese Evelyn Künneke (1921-2001) la accusa di “alto tradimento”. Molti lettori le si associano in diverse lettere ai giornali berlinesi. Così non sorprende che la celebrazione di memoria già organizzata dalla città di Berlino venga disdetta. Per schivare le polemiche vengono addotti motivi organizzativi, che ne avrebbero impedito la realizzazione. In realtà Marlene Dietrich era morta in un momento molto delicato – poco prima delle elezioni per il senato berlinese.

Il risultato di queste elezioni, le prime dalla riunificazione della città, era estremamente incerto. Conservatori, liberali e socialdemocratici non volevano a nessun costo attirarsi le antipatie di certi elettori. Contava ogni frammento: la generazione della Guerra Fredda, i filistei, vecchi nazisti riciclati o nuovi destrorsi, per esempio i reduci, le inacidite vedove di soldati – tutti quelli che comunque da sempre Marlene Dietrich non la potevano vedere. La frazione dei Verdi del Senato berlinese ce la fece appena a posare una corona sulla sua tomba. L’atmosfera grottesca che era stata creata contro la defunta motivò molte persone, tra cui Max Goldt e l’autore di questo libro, a partecipare al corteo funebre per Marlene Dietrich. Questo diventò quindi una sorta di manifestazione. Wolfgang Müller attese con Ogar Grafe pazientemente il suo turno in fila per gettare sulla tomba di Marlene Dietrich i suoi fiori preferiti, i mughetti. Si potrebbe supporre che il rapporto tra l’amministrazione di Berlino e la star mondiale si sarebbe gradualmente normalizzato  negli anni a venire. In realtà ancora nel 1996 ci furono aspre controversie in merito alla proposta di intitolare una via a Marlene Dietrich. Nel centenario della sua nascita, nel 2001, la città di Berlino si è pubblicamente scusata per la centenaria ostilità.

[Qui la traduzione integrale del testo]

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