Maggio: Mese della Performance Art

why performing has to be naked?Quando a Berlino il maggio fiorisce è perfettamente logico che il corpo esulti: soffocato da mesi di cappotti e brividi, intriso di umidità e gonfio d’introspezione come non capirlo se ora si lancia libero nel sole, rotolandosi nei prati, scapicollandosi in bicicletta, nudo / semi-nudo, scalzo / semi – scalzo? E proprio a puntino capita allora questo festival di arte performativa berlinese che ogni giorno di maggio offre una o più performance in luoghi sparsi in tutta la città (si va dai luoghi must per il via vai turistico come l’Isola dei Musei, alle cucinette di case private) spesso gratuite o con una minima offerta di partecipazione.

L’arte della performance è arte del corpo, e qui a Berlino, dove l’arte è – devo ripeterlo? – vivace ma povera, quale migliore strumento per l’artista se non l’unico che non gli costa niente? Cioè se stesso?

Il Mese della Performance Art si prefigge lo scopo di costruire una piattaforma d’incontro per tutti gli artisti performativi della scena indipendente berlinese (che sono davvero tanti), per i curatori e aspiranti curatori e ovviamente per il pubblico (non ci saranno mica solo artisti a Berlino?!). È un progetto che parte dal basso, non ha finanziamenti pubblici e si costruisce con le donazioni, i biglietti d’ingresso e tanta sana voglia di partecipare. Non a caso una delle componenti fondamentali del progetto è la costruzione di un network dove gli artisti chiedono online suggerimenti e aiuti per location, materiali, mezzi di trasposto, un divano per dormire, un posto per mangiare (a poco, o gratis, magari in cambio di una canzone o un carnet di ingressi gratuiti).

Questa volontà di porsi fuori dalle logiche del mercato non è però da ricollegarsi alla moda del “fare i poveretti”, al trend del coach surfing, al gusto dell’understatement (comunque lo sappiamo, costa un sacco di soldi apparire così cheap), bensì è legata alla natura e alla storia dell’arte performativa che da sempre ha rivendicato la propria indipendenza da ogni mercimonio. Anzi, la critica al mercato dell’arte, e poi del corpo umano, la presa di posizione polemica e poi politica contro la violenza perpetrata dal soldo sull’anima e sulla carne degli uomini è sempre stato uno se non IL tema centrale della performance.

Dopo la Pop Art che aveva sfacciatamente proclamato “arte è tutto ciò che l’artista può venderti” un moto di ribellione violenta e sanguinaria si levò nel mondo dell’arte. Gli artisti cominciarono a farsi male. Presero il proprio corpo, la propria energia, il proprio tempo e li trasformarono in eventi artistici unici, spesso irripetibili e invendibili. Presero il corpo, l’energia e il tempo degli spettatori e li trasformarono in eventi artistici, interattivi, incontrollabili e perciò davvero irripetibili. Fuori i soldi dall’arte, che entri la vita.

L’arte performativa si prefigge infatti uno scambio non di monete ma di esperienze: è una forma di arte dove la presenza del pubblico è imprescindibile. Al pittore e allo scultore non serve certo che stiate lì a guardarlo mentre dipinge o martella, anzi, immagino che dopo qualche minuto d’imbarazzo vi inviterebbe ad andare a prendervi un caffè e tornare più tardi. Così lui sparisce e l’opera rimane (anzi se la viene a prendere il gallerista, che la vende al collezionista e così noi l’opera non la vedremo mai). Per l’artista della performance sarebbe un fallimento se tutti ce ne andassimo al bar e lo/la lasciassimo lì da solo “a fare la sua arte”. Qualunque cosa egli faccia, dal piantarsi chiodi nel naso al sedere dodici ore al giorno guardandovi silenziosamente negli occhi, voi e il vostro corpo dovete essere lì. Perché l’artista non sta lavorando solo su se stesso, ma anche su di voi. Performance è una attività da fare insieme. Il suo lavoro prende il vostro tempo, la vostra percezione del sé e li trasporta per poco o per molto in una dimensione dove il tempo e il sé hanno altre valorizzazioni. Dove sesso, sangue, dolore, pelle, lacrime, secondi, minuti, ore, un respiro hanno un colore, un sapore, una tensione, una intenzione diversi. Quando tornerete al qui ed ora sarete un pochino cambiati. Anche voi avete “performato” e anche senza avere chiodi nel naso, anche senza essere diventati artisti, avrete acquistato una cosa nuova: un valore.

E per fortuna nel tempo la performance ha imparato anche l’ironia e il divertimento: ma lo sappiamo, da giovani si è tutti un po’ più seri, neri, più impacciati, più hard – core. Oggi gli artisti si dissanguano un po’ di meno e giocano con altri aspetti della vita fisica: il tempo, le relazioni, i rapporti percettivi, le risate, i silenzi, gli abbracci. E poi la politicizzazione del corpo e le questioni di gender, ma che volete, siamo a Berlino e qui politica e sesso sono nell’aria…die Berliner Luft

Giocano soprattutto con la curiosità del pubblico. Che è diventata un valore sempre più speciale e raro in un mondo dove virtualmente possiamo sperimentare tutti tutto. E queste ricche esperienze virtuali, questa intensa vita smaterializzata ci rendono poi tutti blasè quando incontriamo la vita vera: “già visto, già fatto, già detto, già letto”. Che noia. Performance. Un’altra. Ma dai. Anche tu. Artista? Oddio, nr 1237. Che fai? Ti spogli? Ti tagli? Mi lanci una torta in faccia. Che noia. Già visto su Facebook. Già caricato su Youtube. E poi l’artista sei tu, perché dovrei darti 3 euro per una cosa che devo fare io? Balla, canta, sulla palla, col chiodo nel naso, col petardo nel culo. Che noia…

Oh Santa Marina salvaci tu!

Oppure provaci tu Mese della Performance Art berlinese, con la tua voglia di invadere spazi pubblici e privati, col tuo desiderio di contagiare le persone che vivono schermate dall’arte, con i tuoi open-call e i tuoi progetti interattivi. Co – involgenti. Col tuo programma fitto, col tuo non tirarti fuori dai giochi solo perché non sei cool come la Transmediale o non hai la Olympus come sponsor. Col tuo tentativo di fare capire ai berlinesi che curiosità è partecipazione e partecipazione è libertà. Come si diceva quando nacque la performance (neanche tanto tempo fa) e “parteciperò” non era un bottone di fb. Abusato.

https://www.facebook.com/MPABerlin

Non cliccate, prendete la bici e andate. La Performance è già cominciata.

 

2 thoughts on “Maggio: Mese della Performance Art

  1. Bravissimo Ema!

    Sei riuscito a descrivere una parabola tragica in maniera entusiasmante, instillando anche in un lettore, scettico verso le forme artistiche recenti come me, la voglia di mettersi ancora in gioco, e di confrontarsi con l’attualità senza compromettersi più di tanto. Alla fine, è solo una questione di tempo…!

    1. Grazie Daniel:)
      Mi inspiri anche un auto-da-fè: nella parabola tragica in cui si giocano le parti dell’artista, del curatore e del pubblico, ho dimenticato la figura del blogger (sempre più popolare a Berlino) che per scrivere di tutto finisce per non avere mai tempo di vedere niente! E di nuovo il mondo si spacca tra chi lo vive e chi lo descrive…comunque se hai occasione di assistere ad una delle performance di questo mese e hai voglia di recensirla, raccontarla, criticarla, incensarla: torna da noi!

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