Il Playground für Fotografie alle Opernwerkstätten di Berlino: olympus, arte e visioni fino al 2 giugno 2013

 

Jeongmoon Choi, “Drawing in Space”
Jeongmoon Choi, “Drawing in Space”

Nelle ex officine dell’opera di Berlino è prolungato fino al 2 giugno 2013 il Playground für Fotografie. Per i tre piani di colonne di cemento del bellissimo edificio vi aggirerete tra costumi danzanti, geometrie improbabili, fasci di luce e sbuffi di fumo, ambienti claustrofobici e soffitti altissimi, materiali che si smembrano, vibrano, muffe e glitter e ultravioletti e ragnatele sulle quali inerpicarvi. Sono le installazioni dei 12 artisti internazionali invitati a partecipare all’evento, ognuna incentrata sul tema dello spazio. Lo spazio che occupiamo e la percezione che ne abbiamo, gli effetti di luce e colore, il nostro modo di muoverci e il modo degli oggetti e dell’architettura di occupare quello spazio. Il modo di guardare la dimensione spaziale attraverso un obiettivo e decidere quando fermare le forme nella fotografia – il tempo dello spazio.

Tutte le opere sono fatte per essere toccate, scalate, penetrate, sentite, odorate e fotografate. L’installazione sui settemila metri quadri delle officine è, per l’appunto, un gigante Playground dove potrete passare delle ore a stimolare i vostri sensi e pensieri come solo con l’arte si può fare.

E potrete anche guardare il tutto attraverso l’occhio per cui l’esposizione è pensata: quello della macchina fotografica Olympus OM-D che avrete al collo. All’entrata della mostra vi sarà infatti consegnata (se vorrete, ma chi non vuole?) la suddetta macchina fotografica (ricordatevi il documento da esibire), e voi potrete scorrazzare per i maestosi piani dell’edificio giocando a contare quanti modi diversi ci siano di guardare e fotografare lo stesso s/oggetto. Vi sentirete parte delle installazioni, modelli e artisti, e naturalmente fotografi, specie perché la fotocamera in questione è l’ultima figlia della casa Olympus, un panzer della fotografia digitale compatta, piccola, veloce e con ogni possibilità di impostazione manuale esistente, e naturalmente una serie biblica di filtri effettanti spaziali.

Quando avrete giocato abbastanza dovrete, ahimé, restituire la fotocamera. A meno che non vogliate portarvela a casa lasciando in cambio un migliaio di euro. Ma vi porterete a casa gratuitamente – sempre se vorrete, ma chi non vuole? – la schedina sd con tutti i vostri scatti. Con il migliore di loro potrete partecipare al concorso “create your own world”, che premierà le tre fotografie migliori dell’esposizione con visibilità, denaro e prodotto.

Non è certo la prima né l’ultima volta che arte e marketing si toccano, si fiutano, si aiutano e utilizzano a vicenda come pesciolino e gamberetto. Quando però il prodotto interessato è una macchina fotografica le maglie del dialogo si fanno più larghe e i confini tra i due regni più labili. L’occhio della macchina è il limite sul quale si regge tutta l’esposizione/showroom, noi siamo gli strumenti che servono a lui per guardare l’arte, lui è lo strumento che serve a noi per condividere la nostra visione. Così noi e la macchina diventiamo un agglomerato biomeccanico che si muove a l limite tra creazione e fruizione artistica, tra gioco e tecnologia, tra la macchina come oggetto e la fotografia come idea.

L’operazione è di quelle fronte alle quali probabilmente tutti i puristi storcono il naso. Quei romantici puristi dell’arte per i quali l’espressione non può dipendere in alcuna misura da un fine commerciale, e quei cinici puristi del profitto, per i quali nessuna azione ha ragion d’essere senza un fine commerciale. Nel Playground für Fotografie le due visioni si intrecciano e poi si fondono, una di fronte all’altra in un dialogo una volta tanto non è (poi così) polemico. Lo spettatore ha un’esperienza completa e divertente, che sia egli fotografo o amatore, che sia arrivato per vedere l’arte, per provare la macchina o solo a curiosare. Gli artisti hanno un box eccezionalmente bello per esporre le loro opere e soprattutto farle arrivare a quanta più gente possibile (il Playground ha già registrato un numero di ingressi insperato, che ha portato al prolungamento dell’esposizione). Olympus avrà un ottimo ritorno d’immagine e di mercato dall’operazione. E Berlino ha ancora una volta in sé qualche metro quadro di sperimentazione e contaminazione, che poi a Mitte ha il pregio di allontanare un po’ lo spettro dell’uniformità.

Buon click, Berlin.

Playground für Fotografie

Opernwerkstätten Berlin

Zinnowitzestrasse 9

10115 Berlin

U6 Naturkundemuseum/S1, S2, M10 Nordbahnhof

Tutti i giorni dalle 11 alle 19

Ingresso gratuito

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