Start(me)up, o come il mondo guarda Berlino e cerca il futuro

Pic: Keep Calm-o-matic.co.uk
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Startup è ogni azienda in fase di prima crescita, in quei primi cinque anni in cui il neonato business annusa il mondo intorno a sé, si crea il suo habitat e decide quali sono i suoi amici, rischi e nemici. Il termine anglofono, che a Berlino è sulla bocca di tutti (ecco perché), indica in realtà ogni tipo di azienda, ma lo si trova specialmente ad indicare le imprese dell’it. Quindi se un vostro amico apre un negozio di salumi potete dire che ha una piccola azienda. Se crea un social network che localizza le pfandflaschen abbandonate a Berlino, allora ha una startup.

Come fa notare l’Economist partendo dal caffè St. Oberholz, il più famoso covo di startuppers berlinesi, siamo ancora ben lontani dal diventare la Silicon Valley d’Europa. I motivi del – per ora – mancato boom delle nuove aziende europee sul mercato mondiale è da attribuirsi probabilmente al fatto che qui, nella vecchia Europa, la maggior parte degli investitori, molti utenti – e qualche imprenditore – pensano ancora con i parametri del vecchio mondo. Diffidano dell’online, chiudono i portafogli nei confronti dell’it. Hanno il mito un po’ anni ottanta del “ne sopravviverà soltanto uno”, disdegnano i progetti cooperativi (social?). E a buona ragione, visto che a Berlino nove startup su dieci, secondo le statistiche, sono destinate al fallimento.

Eppure sono proprio le startup digitali di oggi che, in tutta Europa, possono e ci stanno salvando dal vuoto che ha lasciato la vecchia industria, e creando un po’ di lavoro; e se un luogo c’è dal quale è possibile aspettarsi il botto della prossima “grande” azienda europea, quello è proprio Berlino. I motivi sono diversi: innanzitutto – e questo sembrerà buffo ai berlinesi, cui l’aumento dei canoni d’affitto fa girare la testa da almeno cinque anni (la startup della speculazione?) – Berlino è economica. Affittare spazi e studi qui è ancora accessibile ai più. E le startup di Berlino sono per la maggior parte dedicate a servizi it/web/social, quindi per molte di loro l’investimento iniziale è quello per un server, un desk e qualche cervello visionario attaccato a dita veloci sulla tastiera.

Poi ci sono i giovani. Berlino, proprio per via della sua accessibilità economica, ha attratto negli ultimi vent’anni eserciti di giovanissimi verso le rive della Sprea. Un po’ come negli anni Sessanta, ma senza ombre di bomba atomica e con la tecnologia digitale. Ha permesso loro – oltre che di andare al berghain e bere birra a colazione – di affittare appartamenti economici, avere intorno moltissimi caffè con connessione wi-fi e clientela sufficientemente nerd dove passare pomeriggi creativi, avere insomma un ambiente stimolante a 360 gradi per la concretizzazione di nuove idee. Sono questi giovani che stanno muovendo le fila dell’imprenditoria berlinese, che magari ci presenteranno la nuova grande idea, e avranno potenziale e struttura per realizzarla.

Ultima, ma non meno importante, l’infrastruttura che sta crescendo e si sta definendo intorno al mondo delle startup. Se Berlino fino a pochi anni fa era la capitale delle idee geniali, dove però queste non riuscivano ad avere seguito e mercato (come secondo alcune critiche rischia di succedere al mondo dell’arte), oggi il panorama delle startup è circondato e supportato di iniziative mirate a favorirne l’avviamento e snellirne la confusione burocratica. Ci sono così startup nate per aiutare altre startup a svilupparsi, ci sono piattaforme come teameurope, che mettono un po’ d’ordine nella giungla e favoriscono il contatto tra imprenditori e investitori. Ci sono l’IFA e le altre piccole e grandi fiere dell’high tech. C’è (in costruzione) la Factory, c’è lo startup camp, c’è next e ci sono i bar di RosenthalerPlatz e la relativa semplicità burocratica e fiscale che i giovani imprenditori si trovano ad affrontare.

Non stupisce che tutto il mondo si aspetti che da qui spunti il “nuovo Facebook”. Ora non sappiamo se tra noi si aggiri uno Zuckerberg in erba. Trattandosi di Berlino l’erba c’è, il potenziale anche, ma manca ancora probabilmente il terreno stabile che aveva facebook intorno a sé negli anni della sua ascesa. Qui la fiducia degli investitori e dei consumatori si deve ancora sedimentare. Non siamo sventati e giovani (dentro) come i californiani, non abbiamo google, ebay e apple fuori dalla porta, siamo meno propensi al rischio e più ossessionati dalla storia – la nuova rivoluzione industriale ci lascia spesso indifferenti, perplessi, o anche spaventati. Del web abbiamo appena colto il potenziale, e quello è già al 3.0. E molte startup, forse perché costruite su un’idea non solida o incapaci di imporsi all’attenzione del mondo digitale, periscono nel giro di pochi mesi.

Per questo fa piacere notare i segni del cambiamento, e portare qualche esempio di startup che non ricadono tra le nove in fallimento, ma sono quell’un per cento che ce l’ha fatta a diventare grande. Zalando tra tutte, che ha pensato ben di attaccare – inizialmente – la Germania con ciò con cui indubbiamente i tedeschi hanno bisogno di un aiutino: la moda. Zalando è presente ormai in mezza Europa con i suoi negozi online di scarpe e abbigliamento, è un’azienda solida che nell’ultimo paio d’anni ha creato diversi posti di lavoro a Berlino, contribuendo ad allontanare la città dal suo status di “un contratto te lo sogni a meno che tu non vada in un callcenter”.

E Soundcloud, il parto della mente di due svedesi trasferiti a Berlino? Filantropi è la parola giusta per definirli. Con la loro piattaforma social hanno riordinato il mondo della musica, aiutando gli utenti a scoprire migliaia di artisti emergenti – che altrimenti non avrebbero forse mai sentito – e offendo a questi la possibilità di condividere la loro arte e cerarsi un network virtuale e reale. E ci credo che hanno avuto il successo che meritano.

One thought on “Start(me)up, o come il mondo guarda Berlino e cerca il futuro

  1. L’intera città sembra in startup. 😉
    Mancavo da un anno e nel Mitte ho faticato a riconoscere certi luoghi. Lavori ovunque, gru ad ogni passo.
    Davanti al mio albergo, sulla Werderscher Markt, hanno “smontato” un palazzetto, letteralmente parlando…. Quello di fianco alla Friedrichswerdersche Kirche. 😉
    Mi piaceva tanto… Spero lo riportino!
    poco più avanti hanno “svuotato” alcuni palazzi… Per ricostruire dall’interno degli hotel di nuova generazione.
    interi tratti della Friedrichstraße sono in completo rifacimento.
    Ho la sensazione che Berlino voglia essere sempr più bella.

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