Imbiss Kultur 7: Streetfood Thursday alla Markthalle di Kreuzberg

24454_358331464284544_1432714905_nMangiare in strada non significa necessariamente buttare giù una poltiglia (unticcia e fritta per lo più), collo proteso come oche da paté per evitare di impataccarsi il cappotto (quando la roba è “unticcia e fritta per lo più” la patacca è assicurata da un preciso corollario della legge di gravitazione universale), dita sgocciolanti mendicanti un tovagliolino, un kleenex, anche un vecchio giornale, per favore devo salvare i miei polsini, niente, rassegnati, vai sui pantaloni che son neri e la patacca si vede meno… in attesa di un autobus che sta arrivando (e ti tocca infilare la mano bisunta in tasca per cercare il biglietto), attraversando veloci a un semaforo (ecco è già rosso e ti è cascato il ripieno del panino per terra mentre con larghe falcate tenti di raggiungere il marciapiede), schivando i ciclisti forsennati (ma c’è una gara oggi?) che non hanno pietà di te, povero umano che sta solo cercando un po’ di nutrimento e forse di piacere evitando di diventare un impiastro ambulante sapor mayonese.

Mangiare in strada si può fare in tutt’altra maniera.

Specialmente da quando i produttori di streetfood sono usciti dalla loro dimensione “randagia” e sono stati ammessi nell’empireo della cucina sana, accurata, stellata. Oramai non sono solo gli stilisti che se ne vanno in giro come 007 dello stile a rubare le tendenze“street”, anche i grandi cuochi escono dai loro inaccessibili bunker culinari e vanno a studiare (cioè assaggiare) per i marciapiedi del mondo, dove la cucina spesso è rimasta vicina alle tradizioni locali e soprattutto ai gusti della gente.

Mangiare in strada è non solo delizioso, ma quasi “chic”.

Immaginatevi poi di farlo sotto le grandi volte di un mercato coperto, una piccola cattedrale del gusto in cotto rosso, dove allegre bancarelle vi offrono il meglio dello streetfood internazionale, unendo al sapore una speciale attenzione per la presentazione e sempre un piccolo racconto che vi spiega il perché delle scelte dei cuochi, l’origine della materia prima, la storia della pietanza che state per mangiare. Non è per fare invidia a chi non è a Berlino, ma qui lo potete fare tutti i giovedì dalle 17 alle 22 alla Markthalle Neun, Eisenbahnstrasse 42/43, Kreuzberg.

L’edificio è già di per sé molto suggestivo durante il mercato tradizionale del venerdì e del sabato (devo dirlo? Bio über alles), ma il giovedì sera si colora di un’atmosfera di sagra, con il via vai della gente, la musica, i profumi e gli sfrigolii che salgono dalle cucine. Aggiungeteci un paio di bicchierini di buon vino italiano… perché ovviamente come araldi del buon gusto e del sapere mangiare bene gli italiani son ben rappresentati negli stand del Mercato. Ma con loro anche spagnoli, orientali e qualche signora brandeburghese che si è stufata di sentire dire che i tedeschi mangiano male e contrattacca lo schieramento mediterraneo a colpi di torte, infusi, birre prodotte in casa e una contraerea di prodotti da forno che minacciano pesantemente ogni contro-offensiva low-carb. E mentre vi ingozzate di arrosticini mamma gnoma vi allunga la sua crostata al rabarbaro a cui non saprete dire di no.

Vedere un vecchio mercato rinascere in queste forme fa gran piacere al palato, agli occhi e al cuore, perché rivela un’attenzione alla tradizione del vivere insieme che sta al passo con le esigenze moderne, con i gusti moderni e con lo stile, perché il restyling della struttura e degli eventi che ospita è stato non solo accurato ma assolutamente accattivante. E questa realtà rispecchia senz’altro il nuovo saper vivere berlinese: multiculturale, sano, vicino alla gente (e come sempre ammiccante a un pubblico di mamme, tecnocrati, maniaci del web, maniaci del bio, maniaci del design, e soprattutto a tutti i nostalgici immigrati che languiscono in assenza dei sapori di casa e non vogliono andare al mercato col vocabolario). Insomma: hanno preso Kreuzberg e l’hanno tradotta in cibo.

Una bella pappa pronta, dirà qualcuno! Ma invece di fare gli invidiosi, invece di fare le cassandre, senza farsi venire l’acidità per la gentrificazione, per i troppi italiani/spagnoli in città, per le carrozze colme di bei marmocchi biondi cresciuti a rape e pane di segale (non perché sono poveri, ma perché sono ricchi), meglio gustarsi questo bel mercato fin che c’è. Per chi abita nel quartiere un appuntamento fisso e delizioso del giovedì, per chi a Berlino è solo in visita un bel modo per piluccare quel bizzarro life style che rende questa città (o almeno alcuni sui pezzi) così “buona” da vivere.

E visto che ogni buon piatto si comincia a gustare con gli occhi:

https://www.facebook.com/StreetFoodThursday

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