Entschwundene Stadt – le fotografie di Robert Paris alla Brotfabrik

È prolungata fino al 7 luglio la mostra  “Entschwundene Stadt” di Robert Paris, che espone alla Brotfabrik di Weissensee le fotografie di Berlino scattate tra il 1980 e l”89.

Robert Paris nel 1988 - foto: Sven Marquardt
Robert Paris nel 1988 – foto: Sven Marquardt

Robert Paris è un berlinese dell’Est, che, figlio d’arte, gironzola da giovanissimo per le strade della parte meno fancy di Berlino, quella con la dittatura e il servizio segreto dietro a ogni angolo; la città diventa per lui “familiare come il suo stesso appartamento”, ne conosce il volto ufficiale e la subcultura nascosta e non c’è angolo che gli sfugga, cigolio di palazzo pericolante che non conosca come le sue tasche.

I suoi bianchi e neri di Berlino est sono immagini bellissime di una città che non possiamo vedere o odorare o ascoltare, eppure quegli angoli cadenti e deserti ci appaiono familiari o addirittura ben noti. Solo che non c’è l’insegna rossa della Sparkasse; mancano gli hipsters con i pantaloni arrotolati e le vetrine luccicanti degli Späti turchi. Mancano le automobili – si vede solo qualche Trabant solitaria parcheggiata comoda tra poche identiche colleghe a quattro ruote, e due tempi.

Allo sparire/rifondersi delle due Berlino i berlinesi (di qui e di lì) hanno visto la loro città svanire (entschwinden). Come era successo al Gasometro della Dimitroffstrasse, oggi Danzigerstrasse. Dove ora ci sono un parco, un monumento comunistissimo, un planetario e tanti appartamenti sorgeva fino a trent’anni fa il gasometro più antico di Prussia. Poi si iniziò a importare il gas dalla Russia, poi il gasometro fu chiuso e poi fu anche demolito, tra le proteste dei cittadini che insistevano per tenere in piedi almeno uno del bellissimi edifici del complesso. Ma il razionalismo socialmodernista – e l’indifferenza dell’amministrazione per il volere popolare – decretarono la condanna alla ruspa anche per quella torre (e chissà quanti immobiliaristi oggi si mangiano le mani). Tabula rasa quindi, e via di altre ruspe per costruire i primi edifici residenziali di quell’area sul terreno malato e mai completamente risanato del gasometro (come dire, a chi hanno assegnato quelle case allora non hanno esattamente fatto un favore, e i problemi e costi di quell’area si protraggono ininterrotti fino ad oggi).

Della mostra di Robert Paris la serie forse più significativa è la panoramica che, con precisione e rigore, documenta tutte le fasi della demolizione del gasometro e della costruzione dell’Ernst-Thälmann-Park.

Paris scatta per anni dallo stesso angolo, con gli stessi dettagli di contorno. Solo che la città cambia completamente, e dove c’erano potenza industriale prussiana e mattoni rossi vediamo comparire esplosioni, ammassi di macerie, gru e betoniere e infine palazzoni un po’ tetri e malsani. Guardando quelle foto sembra di guardare una premonizione, di vedere Paris che qualche anno in anticipo ci dice cosa sta per succedere alla “sua” città. È in fondo Berlino che ha fatto tabula rasa del passato. E il presente di Paris, una volta diventato passato, avrebbe fatto la stesa fine.

Robert Paris è uno di quei berlinesi che nonostante tutto non sono rimasti a piangere le spoglie di una città scomparsa, o a covare rancori verso i nuovi arrivati. A lui la caduta del Muro ha tolto una casa, ma aperto un mondo. Ora vive in Kerala. “Lì”, dice, ”c’è un legno duro, simile al faggio rosso di qui. Quando lo si sega o brucia, il fumo che ne esala ha lo stesso identico odore che emanavano un tempo le stazioni della linea A della Ubahn (oggi U2), i cui treni avevano le pastiglie dei freni di legno di faggio. Allora chiudo gli occhi, e per un momento mi ritrovo nella “mia” città”.

Le fotografie di Paris sono bellissime nel loro giocare con i contrasti di luce; mettono l’accento non sull’est o sull’ovest, (“al di là di alcuni questi dettagli, il panorama urbano di Friedrichshain, Prenzlauer Berg o del nord di Mitte non si distanziava molto negli anni Settanta e Ottanta da quello di Kreuzberg, Moabit o della parte vecchia di Wedding”, dice Jan Gympel nel suo discorso di inaugurazione alla mostra), ma su tutta Berlino, sulle sue nebbie primaverili e la sua luce di taglio, la sua anima fredda eppure così confortevole. Il fotografo osserva la fuliggine della città e i segni della guerra, la desolazione delle rovine e la malinconia di tante saracinesche abbassate. La mostra non ha però il sapore dell’ennesima ostalgica e ormai obsoleta esaltazione di un passato idillico e irraggiungibile. Sa più di constatazione di dati di fatto: questo è ciò che era, e non è meglio né peggio ma ha il valore di aiutarci a ricordare un mondo diverso. “Ihr habt ja keine Ahnung!”, dice Jan Gympel a noi nuovi arrivati.

Robert Paris -Entschwundene Stadt - catalogo
Robert Paris -Entschwundene Stadt – catalogo

Entschwundene Stadt

25 Giugno – 7 luglio 2013

Brotfabrik

Caligariplatz 1

13086 Berlin

Lu-Ve 16-20

Sa-Do 11-20

Ingresso gratuito

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