I parchi di Berlino: Tempelhofer Freiheit

20130610_211136Qui non volano più le aquile del Nazionalsocialismo, ma gli aquiloni: l’ex-aeroporto di Tempelhof, voluto come ingresso spettacolare per la capitale del 3° Reich è diventato oggi un meraviglioso parco pubblico, con il compito di raccontare non solo la storia passata, ma offrirsi come spazio di sperimentazione per disegnare i nuovi equilibri fra verde pubblico e cittadino, fra le ambizioni di una capitale che vuol (ancora!) primeggiare e una cittadinanza che non ha timore di imporre le proprie esigenze, con semplicità e con quel fantastico tocco di fai-da-te che rende così speciali i Berlinesi.

La storia di Tempelhof, trascurando i Cavalieri Templari dai quali pare derivi il nome dell’area, si lega con le prime ambizioni dell’homo sapiens prussianus di conquistare il dominio dell’aria. Palloni che esplodevano e aeromobili che precipitavano erano all’ordine del giorno, ma non si poteva certo lasciare ai francesi il gusto di passeggiare fra le nuvole su mongolfiere infiocchettate come soubrette! Nel 1935 i Nazisti si impegnarono a ridisegnarne completamente le strutture, immaginando una scenografia monumentale per tutti gli atterraggi del loro Führer, del Ministro dell’aria e le star del cinema internazionale. All’aeroporto venne data una forma di aquila ad ali spiegate in modo che chi atterrava capisse bene dove stava per mettere piede.

Benché incompiuto il progetto è davvero mozzafiato e Tempelhof è stato per qualche tempo l’aeroporto civile più grande del mondo, con le sue facciate austere di pietra e i suoi interni elegantissimi (per fortuna la seconda guerra mondiale ha impedito che li riempissero di statue nude ed allegoriche, c’erano solo un bel po’ di aquile in più che i russi hanno avuto la grazia di smontare). Poi la storia si complica e Tempelhof si lega alle vicende della città divisa: qui sono atterrati gli aerei che rifornivano Berlino Ovest durante il Ponte Aereo 1948-49 (e i bambini accorrevano a raccogliere le caramelle che cadevano dai Rosinen-bomber), da qui partivano gli aerei che conducevano i profughi della Germania Est verso il loro sogno di libertà in Germania Ovest. Da celebrazione nazista a trampolino delle speranze (e pioggia di lecca lecca) è stato un bel passaggio e tuttavia questo curriculum di tutto rispetto non ha potuto salvarlo dalla sua obsolescenza: nel tempo la città di Berlino è cresciuta tutto intorno e l’aeroporto, piccino, scomodo, rumoroso è stato destinato prima ai soli voli nazionali e poi alla chiusura.

E allora che farsene?

Speculatori immobiliari, archistar, politici, comitati cittadini hanno avanzato le loro proposte più o meno avveniristiche più o meno spettacolari per la riqualificazione di questa enorme aerea verde nel cuore della città. Nel marasma delle opzioni, nell’eccitazione di questa rinnovata volontà di potenza, un gruppo di artisti ha persino immaginato di costruirci una montagna, una montagna vera, con pascoli per le caprette e piste da sci. Così finalmente Berlino avrebbe avuto la costruzione più alta e assurda del mondo e tutte le sue ansie di essere la più brutta, la più scomoda, la più giovane si sarebbero un pochino placate. Avevano già stampato le cartoline con lo skilift, pronto il rifugio sopra Neukölln, le bottigliette di grappa per rifocillarsi dopo la sciata e le palle con la neve che cascava sopra la torre della Tv e il nuovo Berg, imperdibile souvenir berlinese destinato a obliare i vecchi omini del semaforo (a meno che non fossero stati disposti a vestirsi da alpini). E qualcuno ci è pure cascato e sono sorti movimenti di esagitata opposizione. Si sa, l’ironia non l’hanno inventata i tedeschi.

E allora, alla fine, che ne hanno fatto?

Visto tutti avevano tante belle idee, ma nessuno era disposto a sganciare dei bei soldini, si è pensato di lasciarlo così come è: un cuore arioso, verde e libero dove i Berlinesi possono correre, andare in bicicletta o sui pattini, fare un grill con gli amici, sedersi con una cassa di birre a guardare il tramonto e dove gli aquiloni volano che è un piacere. Poi dalle case di Neukoelln qualcuno deve essere venuto a piantare un po’ di lattuga, due cipolle, un po’ di carote ed ecco che sono sorti, sui confini del campo, i primi orti e poi i progetti di urban gardening e comunità di giardinaggio e orticoltura. Qualcuno si è trascinato nel prato un sofà et voilà ecco la Tempelhofer Freiheit, un parco che ha il nome della libertà!

Non servivano i politici (“qui sorgerà la nuova Silicon Valley d’Europa”), non servivano le dive dell’architettura contemporanea, ma sono stati i berlinesi dei quartieri a portare i propri bisogni e le proprie voglie, le birre e il barbecue, le bici e i kites, i semi dei fiori, il compost per concimarli, i comitati per gestire le aree coltivate…

Nel 2017 è prevista già l’Esibizione Orticulturale Internazionale, che sarà un momento focale nello sviluppo dei progetti di urban gardening di tutto il mondo, riflessione tecnica e politica insieme, ma segnerà al tempo stesso un importante avanzamento nelle strutture e nell’organizzazione del parco. Sport, natura, agricoltura, aggregazione sociale troveranno qui spazi appositamente disegnati, piano piano, con lentezza e attenzione alle vere esigenze dell’essere umano, mentre tutti i desideri di glamour possono tranquillamente sfogarsi negli edifici dismessi dell’aeroporto già sedi di festival musicali, fiere di arte contempoanea o street-wear (come Bread und Butter).

Ovviamente continuano a soffiare i venti di speculazione, mormorano le fronde la parola gentrificazione. Ci si chiede quanto resisteranno i giardini spontanei, con le loro girandole colorate, con i loro divani sospesi, quanto potranno opporsi al cemento i paladini di uccelli e api: il più vecchio aeroporto di Berlino, diventato il più giovane parco della città è quindi destinato a essere ancora specchio della storia e delle sue evoluzioni, un luogo dove andare a guardare negli occhi Berlino e capire cosa ci brilla dentro: euro o tramonti?

Tempelhofer Freiheit

aperto dalle 6:00 alle 22:30

U8 fermata: Leinestrasse

U9, S41, S4 fermata: Tempelhof

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