Tempesta di Beats: Schlagstrom! 2013, Unruh e la musa dell’industrial

Schlagstrom!
Schlagstrom! 2013

Schlagstrom! Festival

1-4 Agosto 2013 dalle 18.00

Betriebswerk Schöneweide

S9 | S8 | S45 | S46  Betriebsbahnhof Schöneweide

 

Dal 1 al 4 agosto al Betriwbswerk Schöneweide (e nella Dorfkirche di Lichtenberg) si terrà la decima edizione dello Schlagstrom!, il festival di musica underground industrial, noise e sperimentale. Per i quattro giorni di eventi l’areale deposito delle antiche ferrovie prussiane si trasformerà in una fucina per suoni metallici ed elettronici, sperimentazioni d’avanguardia e tempesta di battiti (Schlag-Strom). Moltissimi artisti da ogni parte del mondo e la splendida location promettono un decimo compleanno superbo per l’evento, nato a Berlino nel 2003 dall’iniziativa di un gruppo di artisti, dj e musicisti d’avanguardia, e da allora cresciuto superandosi in continuazione, benedetto dalla Musa del dark ambient e della musica “delle macchine, industrial *noise* sperimentale *Rythm ‘n’Noise*d’Avanguardia*”.

Apre l’evento al Betriebswerk (il 2 agosto; il concerto d’apertura l’1 è invece nella Dorfkirche di Lichtenberg) NU Unruh con Beating the Drum, che si presenta con il motto: “Chi sa ballare sa anche suonare i tamburi”. E se lo dice lui ci tocca crederci, visto che a parlare è uno dei percussionisti migliori che mai abbiano fatto rumore su questa terra. NU Unruh, oltre ad essere membro fondatore e percussionista dei Neubauten, è anche profondamente convinto che il senso del ritmo sia atavicamente presente in ognuno di noi. Il mondo è pieno di oggetti da far sbattere gli uni contro gli altri per fare rumore; l’anima è piena di movimenti e tornanti, e ad ognuno di loro possiamo associare un battito.

Unruh si costruisce gli strumenti da sé da più di trent’anni. Nello spirito del religioso Do It Yourself della Berlino passata e presente ha suonato di tutto, da mucchi di foglie secche a lamiere d’automobile al metallo del Palazzo della Repubblica (il fu parlamento della Germania Est; quando non era più parlamento). Suonerà accanto a una locomotiva antica allo Schlagstrom Festival 2013, con l’installazione “102 Tonnen Stahl” (102 tonnellate di acciaio). Con Beating the Drum la sua visione diy ha trovato un nuovo modo di concretizzarsi. Unruh ha trovato il vero, ultimativo objet trouvé – noi. Le mani e le menti delle persone, che lui ama far incontrare e trasformare in un gigante battito simultaneo – improvvisato, strutturato e frammentato, e soprattutto laut, laut und lauter.

L’idea per Beating the drum è balenata nella Unruh-mente qualche anno fa; il concetto è molto semplice: professionisti e amatori della batteria si incontrano per diventare una cosa nuova – non un concerto e non una festa, non un pubblico e un performer, ma una particolarità molteplice di mani e cervelli e bacchette, insieme a creare un grande ritmo unico, al contempo integro e spezzettato.

Durante Beating the drum più di cinquanta tamburi suonano insieme. Il pubblico riceve le bacchette da Unruh, che se ne sta sul palco a suonare i suoi piatti e tamburi e a dare un ritmo base a tutti. In sottofondo le backtracks che sottolineano ancora di più la base, e poi soltanto un sacco di persone con libertà d’azione su un sacco di tamburi, piatti, pali, e quant’altro si possa percuotere. Nell’ora e mezzo di performance tutti diventiamo per un po’ batteristi, poi quando ci perdiamo passiamo le bacchette al nostro prossimo, che si sostituisce a noi come cellula del grande corpo battente che continua tutt’intorno a fare rumore, mentre le sue componenti cambiano di continuo.

Unruh e un paio d’altri profis sono sul palco a farci da guida, dietro di loro immagini proiettate di altri tamburi, e piano piano nel corso della performance noi ci sentiamo più sciolti, più spavaldi, più mobili, più rilassati e più coinvolti.

“L’unico rituale è la liberazione degli ormoni della felicità”, dice Unruh quando gli chiedo quanto siano importante il fattore rituale e l’impostazione scenica per Beating the Drum. “L’evento ha poi bisogno di luce “calda” sul pubblico”, continua Unruh, “tipo arancione o rossa o gialla, che facilita la rimozione delle inibizioni e stimola a partecipare: nella luce fredda è possibile ma molto più difficile estrovertirsi”.

Un gioco di sinestesie e coinvolgimento in prima persona quindi, che per Unruh non può che avere un esito preciso, geometrico: la lieve inibizione dell’emisfero razionale, la liberazione della creatività fisica e mentale. “Il che ha anche in sé un qualcosa di arcaico. Il divertimento è grande, alcuni suonano per la prima volta, ma nel gruppo è impossibile sbagliare”. Il gruppo è quindi il grande corpo di noi che ci muoviamo dentro al gigante beat of the drum.

“Il ritmo mostra la sua natura”, si legge sulla pagina fb di Beating the Drum. Quale essa sia è difficile a dirsi, ma semplice da verificare in prima persona, senza parole e con un paio di bacchette, tra un paio di giorni nella tempesta di battiti dello Schlagstrom!.

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