Imbiss Kultur 8: Cuore di Vetro, il gelato che ha sciolto il cuore a Berlino

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Max Beerstrasse, 33

Mitte (Berlin)– U8 Weinmeisterstrasse

Non la mamma, non la pizza, non il caffè. Non le belle rovine dei secoli andati, non le vocali che dolcemente si alternano a ogni consonante. Non certo la domenica sportiva, i negozi aperti 7 giorni su 7, l’arrotino che ti sveglia con il suo trillo alle 8 del mattino… Quando mi chiedevano: “Ma cosa ti manca di più dell’Italia?” , la mia risposta era invariabilmente “il gelato”.

Era.

Perché adesso ho trovato a Berlino un posto che mi ha fatto passare la nostalgia per i coni di casa: Cuore di Vetro, un laboratorio dove il gelato viene preparato sotto i vostri occhi con ingredienti freschissimi per passare poi direttamente sulle vostre labbra deliziate.

Niente polverine, niente colori fosforescenti, niente gusti rococò: lì c’è il frutto, Angelica lo taglia, lo mescola, lo gela, e già Guido lo compone (con fin troppa generosità) sulla cialda. Il sapore inalterato si esalta nella cremosità del gelato. Niente trucchi e niente inganni, è proprio la trasparenza la chiave della bontà. Trasparenza che trova un corrispettivo estetico nella scelta di mettere in bella vista il laboratorio di produzione, separato dai clienti da una elegantissima vetrata (da cui il nome del locale, senza dimenticare la raffinatezza di citare Herzog).

Poi, è logico, bisogna mettere i gelatai alla prova. Personalmente la mia sfida la lancio sempre sul gusto cioccolato: se mi rifilano una pallina che sa di Nesquik e me l’hanno venduta davvero come cioccolato, proprio con questo nome, caricandomi di sensuali aspettative…il mio cuore si spezza e adieu! Il cioccolato extra dark di Cuore di Vetro invece mi ha convinto subito, ricordandomi l’aroma intenso e la corposità assoluta di un certo gelataio bolognese, pluripremiato proprio per il suo purissimo, nerissimo cioccolato.

C’è un gusto però sul quale la gelateria d’eccellenza non può sbagliare: il pistacchio.

Lì si gioca la tenzone fra palato raffinato e gelataio di classe.

Perché non basta rifilarti una pallina verde. Perchè l’occhio lo freghi, ma poi la lingua (che è cieca, ma non scema) te lo dice che è nocciola colorata, che è zucchero impiastricciato di verde. E l’occhio poi si pente, e accetta che…sì forse tra verde evidenziatore e verde pistacchio una differenza c’è, ed è in questa differenza che si traccia la linea fra natura e surrogato. Fra il pistacchio dozzinale fatto con aromi e polverine e il pistacchio che ha dentro il sapore del sole e della macchia mediterranea.

Ecco, il pistacchio di Cuore di Vetro ha incantato anche i Berlinesi. Gli stessi che – lo sapete – mangiano la carbonara con il cappuccino hanno dovuto arrendersi alla purezza e alla semplicità. Pistacchio di Bronte di un verde delicatissimo, polveroso, e profumo perfetto. Non troppo dolce, non troppo pungente. Ed è questo l’italian style che ci piace ritrovare anche lontano da casa, dove tutto sa di…meno!

Decisamente sono passati gli anni in cui gli italiani lasciavano le valli del nord est per migrare oltralpe ad aprire gelaterie. Generazioni di lavoratori (senza lavoro) che si affidavano con devozione all’Italienisches Eis per trovarsi un angolino di paradiso in Baviera. Che poi paradiso non sempre è stato, perchè lo sappiamo che l’unico emigrante benaccetto è quello che arriva con la borsa piena di soldi (e possibilmente ha lo stesso colore di pelle, la stessa religione, la stessa lingua del paese in cui va a cercare fortuna).

Con il gelato gli italiani si sono fatti conoscere in Germania (e con la pizza, e con la mafia e con i vitelloni villosi che sulle nostre spiagge andavano a caccia di indomite valchirie) e su questi stereotipi si è costruito l’immaginario dei tedeschi. Sicuramente noi ci siamo impegnati ad alimentarlo, ma che dire poi quando si legge (a Friedrichshain) “qui si vende il vero gelato tedesco, meno calorico e più salutare di quello italiano”, ripeto “vero – gelato – tedesco”, a che gusto? Currywurst?

Penso che sia giunto il momento di fracassare il mandolino e ri-dare una lezione di buongusto.

Col gelato (al cioccolato, al pistacchio, al gusto che vi piace di più) ma anche con l’atmosfera.

Cuore di Vetro si propone di fatto anche come un nuovo spazio di incontro nel suo Kiez in cui i Berlinesi possono leggere, ascoltare musica (non perdetevi il bellissimo organo elettrico al piano rialzato), imparare cosa è il “fiordilatte” sulle note – però – degli Einsturzende Neubauten. E poi quando la stagione del gelato sarà passata: aperitivi, cinema e micro-teatro.

Un posto insomma dove il piacere della gola addolcisce i cuori e rende più labili i confini: qui non si è più “crucchi mangia patate”, qui non si è più “spaghetti-fresser”, qui si sta insieme e si impara a essere berlinesi: curiosi, golosi, semplici. E trasparenti.

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