Guerriglieri coi ferri da calza: yarn bombing in Berlin

yarn bombin im Kunsthaus SchwarzbergerQuando camminiamo nella nostra città siamo vittime di una strana cecità… i tubi, i portabiciclette, gli sparti traffico, le cabine del telefono, i pali della luce, i vecchi alberi rachitici che affondano nel cemento e nello smog chi li guarda mai, chi li guarda più? Fanno parte di uno sfondo nebbioso e grigiastro di cose scontate, di cose obsolete. E siccome nessuno le guarda le cose si sciupano, invecchiano e si abbruttiscono ancora di più.

Certo, si potrebbero lasciare così come sono. Tanto non sono propriamente di nessuno (o meglio sarebbero pubblici, ma poi “Pubblico” chi è? Cosa fa?). Dovrebbe essere il Signor Nessuno, semmai, ad occuparsene.

Per fortuna non tutti la pensano così.

La guerra al grigiore urbano si può combattere con molte armi e gli artisti che lavorano in strada ne hanno oramai sfornate parecchie: carta, colla, spray, manichini, pellicola trasparente, scotch colorato, scarpe. Qualcuno però ha immaginato di combattere con le armi della nonna: uncinetto e ferri da calza.

Lo chiamano in molti modi: knitting guerrilla, yarn bombing, yarn storming…

In sostanza un gruppo di virtuosi (o meglio virtuose, visto che è una tecnica dove le ragazze sono pioniere) racimola un po’ di gomitoli avanzati, di quelli che dormono in fondo ai cassetti dagli anni ’80 (quando fare la maglia era stylish), di quelli che è meglio che tua nonna non veda (sennò a Natale ti tocca mettere un maglione color topo, blu navy e un polsino giallo polenta). Poi si mettono a sferruzzare. E infine “bombardano” il vecchio, il brutto, l’obsoleto vestendolo di toppe colorate, tubi di maglia, pulloverini fantastici, berrettini improbabili. I pali della luce si mettono la sciarpa, i porta biciclette fioriscono di centrini. A Berlino ho visto finalmente anche qualche amigurumi, pupazzetti estremamente cute tutti fatti all’uncinetto che scorrazzano per gli angoli più loschi della città, portando un tocco di follia infantile, colorata tenerezza là dove normalmente non abbasseremo neppure lo sguardo.

E le cose, guardate, finalmente rivivono.

Questi bombardamenti hanno ben poco di aggressivo: a differenza di altre forme di arte di strada finora lo yarn bombing si è contraddistinto per la sua relativa innocuità. Intanto si tratta di opere assolutamente rimovibili (e quindi molto tollerate dall’amministrazione pubblica). Inoltre hanno una carica essenzialmente giocosa e ottimista. La provocazione politica resta, dal momento che si richiama l’attenzione del cittadino sul suo spazio vitale, dal momento che si cerca di risvegliare una sensibilità estetica sopita, dal momento che ci si appropria di uno spazio che proprio perchè appartiene a tutti, da tutti deve essere curato. Ma difficilmente lo yarn bombing inquieta o infastidisce. A meno che uno non sia assolutamente intollerante alla cuteness.

Gli interventi di yarn-bombing sono anzi talmente amati da correre un rischio unico e speciale fra tutti gli altri esempi di street art: non è il municipio a rimuoverli con spazzole e olio di gomito, ma è la gente che si affeziona a questi lavori e se li porta a casa.

Certo, è un peccato visto che in questo modo la bomba di fantasia si spegne in fretta e lascia poco il segno, condannando la città a ritornare al suo tran tran bigio e anestetico. “Ma”, si sono dette le artiste della knitting guerrilla, “se il nostro lavoro si è fatto rapire ci sarà un perchè!” L’ultimo trend è allora nascondere all’interno del lavoro una tag, con il nickname dell’artista e un contatto email o facebook. In questo modo il rapitore potrà contattarla e raccontarle come mai si è appropriato del suo lavoro e che fine ha fatto: regalo di San Valentino? Compleanno della nonna? Cruscotto dell’automobile? In quale forma l’arte della strada è entrata nella vita delle persone?
Se vi capita di camminare per le vie di Berlino e trovare esempi di yarn bombing però resistete alla tentazione di portarli via. Fateli vivere nel loro habitat il più possibile. Semmai fate delle belle foto. E mandatecele. Vedremo così in quali modo le berlinesi (e forse qualche signore berlinese) cercano di sconfiggere il menefreghismo e l’obsolescenza. Scaldando la loro città con una forma speciale di maglieria magica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *