Una grande abbuffata (di arte contemporanea)

BERLINER_LISTE_03Inforco la bici e guardo l’orologio: fra 8 minuti comincia una performance in Karl Marx Allee, se pedalo forte – considerando un ritardo di mezz’ora tipico di ogni galleria che si rispetti – dovrei riuscire a vederne gli ultimi dieci minuti, giusto un assaggino da accompagnare a un prosecchino – l’ennesimo – e qualche smack smack di mondanità, poi dovrei ripartire in bici entro 20, max. 30 minuti, e piombarmi al RAW Tempel, dove, mi dicono, si vedono cose interessanti. O almeno questi sono gli ultimi bisbigli da frequentatori di galleria che alternano maniacalmente noia ad entusiasmo, delusione ed eccitazione, commisurati forse al tasso alcolico della serata. Sbocconcellando un po’ qui e un po’ lì alla fine della Lange Nacht der Bilder avrò visto poco, ma mi sembrerà di avere partecipato degnamente al banchetto inaugurale di una settimana di eventi, mostre e fiere dedicate all’arte contemporanea.

Da oggi dovrò essere molto più preciso con gli orari, molto più veloce sulla mia bicicletta, molto più scrupoloso con i prosecchini. Comincia la Berlin Art Week, che include le fiere abc – art berlin contemporart e Preview, e insieme la Berliner Liste. Il tutto servito con un contorno pantagruelico di performance, concerti, piccole mostre, opening esclusivi. Di fatto dovrei già essere in Auguststrasse per l’opening, e invece sono ancora a casa a scrivere, ma si sa, chi scrive non vive, chi vive non scrive.

Chi sta a Berlino conosce poi perfettamente la sindrome del “essere nel quartiere sbagliato al momento sbagliato”, ovvero, hai pensato che gli eventi più cool fossero a X-berg e mentre ti aggiri per la Bethanien Kunsthaus col tuo bicchiere in mano senti un vago timore prenderti la gola, pensi di scacciarlo con un sorso di alcool, ma lui torna su amarissimo… forse gli eventi più cool ora sono a Wedding. Gulp. Rapido calcolo mentale: quanto tempo impiegherei per arrivare a Wedding in bici ora? (nota: chi vive a Berlino calcola tutto come fosse un ciclista) E se arrivato a Wedding scopro che la coolness si è trasferita nel frattempo a Pankow? Poco male posso raggiungerla con due o tre pedalate e un ricarico provvidenziale di sekt. Fosse migrata a Lichtenberg sarebbe più difficile ma non impossibile. Unico sollievo: non transvolerà mai a Steglitz.

Forse è proprio meglio evitarla ‘sta coolness e concentrarsi su una intelligente programmazione. O meglio, mandare in avanscoperta amici fidati, che nuotano sulla mondanità come cigni aggraziati, che reggono benissimo prosecchino e smack smack a tonnellate e che sapranno consigliarti su quali sono le cose veramente imperdibili. Poi tu calcolerai quante ne potrai vedere nell’arco delle 24 ore che compongono la tua giornata (ed è in queste settimane che desidereresti una maggiore elasticità del tempo: quando non capita niente le giornate potrebbero durare anche 7/9 ore, per slabbrarsi poi in 36 / 45 se ci sono un sacco di cose interessanti da fare).

Gli eventi strettamente fieristici ovviamente sono contaminati dal tono commerciale e non sono quasi mai veramente mozzafiato da un punto di vista contenutistico. In alcuni casi però è la location a essere imperdibile (come le Preview organizzate un tempo a Tempelhof – quando ancora non era sdoganato dal Bread and Butter – o, quest’anno, la Berliner Liste che torna tra i pilastri colossali del Kraftwerk). La possibilità di entrare in ambienti normalmente chiusi al pubblico è una buon criterio per la scelta. Una certa quota di bellezza e stupore è comunque garantita.

Le sorprese aspettano forse negli opening più piccini, negli atelier più tipicamente berlinesi. Possono essere – è chiaro – sia buone sia cattive sorprese. Si ha però l’occasione di fare incontri veramente speciali. Anche se tutti gli artisti sperano di vendere qualcosa, o meglio sperano che dalla loro porta entri finalmente il gallerista che li teletrasporterà da Weissensee a Mitte e li renderà un piccola star della Auguststrasse, sono sempre felici di chiacchierare con qualunque squattrinato penetri nei loro regni privati e parlare un poco del loro lavoro e del loro senso di essere artisti, oggi, a Berlino, tra le luccicanze e le réclame dell’arte contemporanea.

L’arte contemporanea che ama Berlino e Berlino che ama l’arte contemporanea. O almeno è questo che sfarfalla sugli schermi del web, sui poster cittadini, sulle labbra di chi vive tra smack smack e prosecchini e gallerie ed events di FB.

Ma poi il senso di tutto questo amore quale sarà? Chi è riuscito a vendere qualcosa o chi è riuscito a commuovere qualcuno?

Per chi vive a Berlino e per chi viene (magari apposta) a Berlino consiglio intanto: astinenza alcolica fino al primo vernissage, allenamento quotidiano sul velocipede e magari qualche oretta a leggere il programma della settimane. E selezionare. Un pochino.

Magari per una volta siate un po’ slow.

Slow Art. Un pochino di arte per volta.

E magari, alla fine, tutta questa arte contemporanea vi resterà un po’ meno sullo stomaco.

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