I parchi di Berlino 2: Prinzessinnengarten

koop3-klCerto che sognare Cuba mentre si è a Berlino è facile. Forse più improbabile il contrario. Eppure proprio a Cuba è nato il sogno del Prinzessinnengarten, il Giardino delle Principesse. Non fatevi ingannare dal nome, ché, se di principesse si tratta, allora sono quelle che non temono di sudare e avere le unghie sporche di terra, le tasche piene di erbe e semi, un’ape tra i capelli scomposti. Il giardino nasce infatti come esperimento di orticoltura urbana, idea “rubata” durante la vacanza cubana di Robert, un avventuroso berlinese, ricco di idee e gran senso pratico. In ben diverse condizioni economiche i cubani si trovano infatti costretti a coltivare ogni pezzettino di terra rimasto fra le case come indispensabile risorsa per l’economia domestica. Questi orticelli urbani diventano però anche luogo di incontro, scambio, informazione, crescita. “Coltivare” la città rende migliori anche i cittadini. Al suo ritorno in Germania Robert si è chiesto perché non tentare l’esperimento anche a Berlino.

Tra Berlino e Cuba ci sono senza dubbio enormi differenze sociali, politiche ed economiche, per non dire climatiche. Eppure anche Berlino offre un suolo fertile per iniziative di questo tipo. Perché?

a) Perché c’è (o meglio c’era) ancora tanto spazio libero, se non proprio abbandonato, in attesa di essere ridefinito. Nella fattispecie il progetto ha occupato un lotto di terra nei pressi del vecchio controllo di confine di Heinrich Heine Str., Kreuzberg, dove, appunto fin dai tempi del Muro, si erano ammucchiate solo montagne di immondizia.

b) Perché le autorità si dimostrano generalmente tolleranti dinanzi a iniziative spontanee della popolazione o sono più lente a intervenire e meno draconiane nei metodi rispetto ad altre città. Di fatto il Prinzessinnengarten è stato finora salvato dai progetti speculativi del Senato di Berlino dalla partecipazione attiva e combattiva degli abitanti di Kreuzberg e da una petizione popolare che ha visto coinvolte circa 30.000 persone. Il suo futuro rimane tuttavia ancora incerto.

c) Perché la gente, specie a Kreuzberg, è ancora dell’idea che “libertà è partecipazione”. É molto facile attivare il vicinato e convincerlo a passare il pomeriggio a liberare un pezzo di terra dai rifiuti per trasformarlo in splendido giardino. Era un posto dove si buttavano le cartacce e ora invece ci si può sedere a leggere un libro, sorseggiando un frullato biodinamico, guardando i pomodori che diventano rossi… si spera.

 

Nato nel 2009 come azione di guerrilla gardening il Giardino delle Principesse si è trasformato negli anni in un progetto di orto cittadino “con quel qualcosa in più”. Accanto alla coltivazione di erbe, ortaggi e fiori il giardino offre anche uno spazio di aggregazione con un bar tutto bio, una piccola biblioteca e fantastici workshop in tema di agricoltura, upcycling, sostenibilità e fai-da-te. Un mercatino settimanale che vende le piantine, i frutti e gli ortaggi coltivati dai volontari (che diventa ogni due domeniche uno dei flohmarkt più carini della città). E un piccolo “parco d’artista” dove è possibile passeggiare tra istallazioni e interventi site-specific che valorizzano quello che un tempo era un brullo triangolo di terra sulla Moritzplatz. Una “Terra Desolata” che aspettava solo un sogno per essere fecondata e rinascere.

La gestione è affidata all’organizzazione non-profit Nomadic Grün, un collettivo sempre disponibile ad accogliere manforte, di qualunque tipo (gente che vuole sporcarsi le mani di terra, gente che vuole informarsi, gente che vuole lasciare una piccola offerta, comprando magari i loro prodotti o i loro libri).

Per tutti coloro che vogliono farsi contagiare da questo sogno profumato di erbe ecco il piccolo decalogo del “verde nomade” che ha ispirato e sostiene tutt’oggi il Giardino delle Principesse:

Coltivazioni locali e organiche: le erbe e le verdure sono coltivate nel rispetto della flora locale, in lettiere di compost organico, senza l’uso di pesticidi o concimi artificiali

Mobilità: le lettiere sono rimovibili e trasportabili. Il progetto occupa spazi urbani in disuso per trasformarli in orti cittadini. La “rimovibilità” è strategica quando si tratta di occupazioni ai margini della legalità e diviene necessario negoziare la propria presenza con le autorità.

Sostenibilità: il progetto è anche luogo di incontro, informazione e scoperta per tutte le persone (esperte o no) che sono interessate a nuovi modelli di vita sostenibile.

Edonismo (ovvero vivere come ci piace): l’orto è anche un giardino per rilassarsi e rientrare in contatto con la natura. E dopo la fatica che piacere sedersi sotto la pergola e godere dei frutti della propria fatica, trasformati in manicaretti da mani esperte, attente e “bio”.

Partecipazione: tutti possono collaborare per costruire il futuro della propria città. Robert e i suoi sognatori guerriglieri hanno cominciato il progetto perché non potevano più aspettare, i pollici (verdi) prudevano, e Berlino era tutta in svendita (ahinoi!). Ora sta agli altri cittadini interessarsi e scoprire quale può essere il proprio ruolo all’interno della comunità. Aiutando il Prinzessinnengarten o esportando il suo credo altrove.

In fondo anche nelle favole un sacco di Principesse si sono trovate a fare le contadine. Ma hanno avuto tutte, infine, il loro “happy end”.

 

 

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