Dilletanti geniali, ode all’errore e alla subcultura di Berlino

Dilletanti Geniali, 1982
Dilletanti Geniali, 1982

Berlino ovest, 1981.

La zona a sud della Potsdamerplatz è ancora un deserto di sabbia e rovine, dove si staglia spettrale il rudere più famoso di questa zona, il portale distrutto di quella che era stata LA stazione di Berlino, Anhalterbahnhof.

Il Muro di Berlino è solo qualche centinaio di metri più in là, in questo pezzo di mondo non vuole viverci nessuno. Qualche anno più tardi è qui che Wim Wenders cerca di catturare la vera essenza di questa Berlino – qui vicino i suoi angeli monologano con Omero e cercano sotto la sabbia le storie dell’umanità berlinese. Il film si muove intorno al circo e alle sue acrobazie. Anche il non lontano sony center e l’odierno Tempodrom ricordano il tendone di un circo.

E proprio in una tenda da circo accoglie i suoi ospiti il vecchio Tempodrom, dove si svolge nel settembre del 1981 il festival dei Dilletanti Geniali.

La manifestazione dà voce alla subcultura del contro-senso; partendo dal capovolgimento grammaticale si arriva a mostrare l’intrinseco valore creativo del paradosso, a dichiararlo parte fondante di ogni esperienza artistica e culturale. “Non solo riconoscere il proprio errore”, dice Wolfgang Müller a proposito del suo testo Dilletanti Geniali, che riprende il nome del festival, “ma accettarne la realtà fattuale e incorporarli consapevolmente nel proprio lavoro”. Accettare e onorare quindi il paradosso – che per i berlinesi dell’Ovest non è esercizio intellettuale praticato sui germanici Wanderwege dalle cattedre di accademia, ma quotidianità esperita in prima persona in mesi, anni, decenni di reclusione. Il festival chiama a raccolta gli spiriti inquieti della subcultura berlinese, quelli che si muovono lontano dalle gallerie borghesi e curatissime, tra le kneipen e gli squats di Kreuzberg, che risuonano della musica, delle installazioni e delle performance degli artisti dell’enclave. Sul palco del circo-tempodrom si esibiscono quei musicisti che incarnano la cultura ‘vera’, dilletante di Berlino Ovest, quella che evolve e si dirama per le sue strade e nelle sue cantine, che fa della necessità economica di recuperare ogni tipo d’oggetto per la strada il manifesto di un nuovo credo culturale, lontano dall’usa e getta, dalle gallerie commerciali e dagli espertissimi critici e galleristi.

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flyer del festival – foto: wikipedia

Dilletanti sono gli ‘antiberliner’, come verranno poi definiti: squattrinati studenti, musicisti e artisti che rivendicano il perseguimento di idee, piuttosto che ideologie. L’esibizione di suoni, piuttosto che di strumentazione sofisticata. Dilletanti sono Blixa Bargeld e Alexander Hacke, NU Unruh e Jochen Arbeit, Gudrun Gut, Doris, Tabea von Blumenschein e moltissimi altri. Dilletanti sono i dadaisti degli anni Venti e Trenta, Dilletante geniale era certo l’allora da poco mancata Valeska Gert.
Dilletante è la ventenne Christiane Felscherinow, che al festival si esibisce come Christiane X insieme al suo compagno Alexander von Borsig. Insieme sono i Sentimentale Jugend.

Christiane F. è per tutto il mondo una gracile e bellissima ragazzina pesantemente drogata, che si aggira per le strade di Berlino alla ricerca “di un’isterica dose”, con gli occhioni da bambina che raccontano le storie di una vita stroncata dal Male. Christiane X. è una ventenne grintosa e visionaria, che si esibisce con Hacke/von Borsig in suoni stridenti, di un punk sperimentale per nulla edulcorato ad uso del grande pubblico.

Il grande pubblico preferisce Christiane F. – paradosso nella città del paradosso, lei rassicura, etichetta con grazia nel segno della siringa una generazione di giovani difficili, ribelli e pericolosi. L’ovest borghese, nel quale le vetrine dell’arte rilucono di realismo – critico qui, in contrapposizione al socialista di lì, viene smascherato nel suo proprio rassicurante paradosso: alla realtà della sua gioventù d’avanguardia la società borghese preferisce la finzione del suo realismo da un lato, e quella di una gioventù spacciata e sfasciata dall’altro. Ogni asserzione di un tale soggetto sociale – il Tossico – è priva di valore, avvelenata e trascurabile. Christiane F. rimane bella e tragica sullo schermo, consegnata alla storia. Christiane X. facciamo finta che non ci sia, e con lei tutti quegli strani angeli che dicono e creano cose senza senso.

Certo l’avanguardia è sempre desiderosa di scandalizzare, farsi fraintendere e superarsi di continuo. Gli anni Ottanta e la loro cultura all’ombra del muro stanno ancora cercando di capirsi e farsi capire, e i loro temi e le loro domande conoscono oggi un vivacissimo revival.

Sono spesso i protagonisti di quegli anni a parlare in prima persona di ciò che significa essere un dilletante, del valore della cultura dell’assenza e della negazione in una città di angeli e fantasmi e muri e rovine. Wolfgang Müller e il suo fantasma Doris, che sono attivissimi nel recupero della memoria dei protagonisti del dilletantismo mondiale, mercoledì sera saranno alla Staatsgalerie Prenzaluerberg.

Christiane invece ha scritto un’altra autobiografia, e di nuovo è Christiane F. Meno bella e meno eroina romantica, ci consegna il resoconto di una vita tormentata dai fantasmi – non quelli creativi d’angeli sulla sabbia, ma quelli fumosi della disintossicazione.

 

 

 

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