Le ali di Berlino. Buon novembre, angeli.

Graf Zeppelin sopa Berlino, 1928 [foto: internet]
Graf Zeppelin sopra Berlino, 1928 [foto: internet]

Ottobre è finito, e finalmente il momento dei morti se ne va. Morti del due novembre, morto Otto Sander e pure Lou Reed. Morte le foglie che gialle nevicano su Berlino, morto Gestapo-Müller e sepolto nel cimitero ebraico. Morente l’autunno, giustiziato puntualmente dall’avanguardia delle nevi, fatta di venti violenti e agonie umide e raffreddate.

Che cosa resta di tutte queste anime, dove finiscono stagioni e persone e idoli frantumati? Immaginiamo a Berlino ciò che vogliamo, libertà vuol dire creare con i pensieri qualunque mondo ci aggradi. Mettono le ali? Angeli dannati? Angeli schizofrenici e bendati?

Ognuno di loro è passato per le rive della Sprea. Quante paia d’ali svolazzano su Berlino? Quanti morti ha la città sulla coscienza, quanti sguardi si sono volti al cielo nei secoli desiderando ali per volar via?

Dalle fabbriche incatramate della Berlino industriale, dove a milioni soffocavano uccisi dal sogno della fortuna. Altri già volavano, su prototipi di vanagloria e Zeppelin suicidi. Dalle balere fumose e dalle prigioni ghiacciate, da dietro confini invalicabili e fumi di droghe, dal retrobottega dei negozi blindati. Una storia di sguardi volti al cielo in cerca d’altrove. Quante volte due occhi hanno sognato l’infinito, invidiato le cornacchie, che si possono levare dalla palude sabbiosa che chiamiamo Brandeburgo?

Irene
Irene, Brandenburger Tor

Angeli tutti, con occhi spenti e visionari, angeli di luce e messaggeri di distruzione.
Le ali di Berlino celeberrime e grandiose, tutte d’oro e rame e foriere d’avventura. Irene, la prima celebre alata prussiana. La Pace o Vittoria troneggia sopra la nuova entrata regale, la Porta di Brandeburgo con il suo neoclassico ottimismo. Le ali del bene, la nazione compiaciuta promette Vittoria o Pace alla sua gente. Utopia bipolare elevata venti metri sopra il popolo, Irene cede all’altra sponda e diventa una Vittoria, Ferro scaccia l’Alloro di pace e ali di Guerra incontrano il terreno sul quale germogliare.

Vittoria, Siegessäule

Partorisce poi altre ali, più grandi e maestose, d’oro come la gloria pregustata. È Vittoria questa volta, nessun battesimo sbagliato. S’erge imponente e maestosa a guardare l’avversario, dall’alto in basso e da una distanza che già si immagina annullata, conquistata.

Ali terribili, libertà di conquistare, soggiogare.

Ali antiche, da ripensare.

Angelo azzurro di perdizione. Ali sensuali e depravate irretiscono la vittoria consegnata alla storia, stravolgono il valore della Prussia razionale. Marlene giovane, spregiudicata, è angelo di corruttore edonismo, mette ali di piacere sulle spalle dei suoi concittadini, incatenati. Lapidata in fretta è la libertà dell’amore, il piacere è criminale e la realtà deve far male. Le prossime ali sono quelle metalliche di bombardieri dentro al cielo di Berlino. Roboante distruzione, che arriva alata a sventrare case, ad alzare la polvere del Brandeburgo in faccia alle persone. Angeli morti, e quelli vivi che non possono che piangere. Lutto perpetuo della sabbia insanguinata.

Marlene Dietrich ne "L'angelo Azzurro", 1930
Marlene Dietrich ne “L’angelo Azzurro”, 1930
Rosinenbomber_bei_der_Berlin-Blockade
Luftbrücke, 1948

Ali di nuovo bullonate e minacciose, questa volta però ti portano da mangiare. Nel ’48 ogni cosa arriva dal cielo su Berlino, pace fatta con le ali rumorose e ancora il desiderio di averne due di proprie, volar via e non conoscere confini, cortine e divisioni. Ali d’oro che ritornano a esser magiche, Vittoria che diventa Melancholia e non vola per conquista, ma per il desiderio di volare. Angeli reclusi e angeli sorvegliati, divisi in terra e riuniti nel Cielo. Quello sopra Berlino, s’intende, alato anch’esso di piume invisibili, a volte di pace e altre di sangue.

Ali di linee lowcost, ali che vorrebbero riposare sull’aeroporto che non c’è. Ali che portano gente e milioni di speranze, e le storie che non racconta perché le vorrebbe cancellare. Ali d’emigrante e venti d’esilio, ali di e per una città che fluttuerà in eterno. Anche dal Messico, ali per Berlino.

Città sospesa e inafferrabile, che sguscia via da ogni definizione e vola un metro oltre al nostro orizzonte.

Buon novembre, angeli.

"Wings of Mexico", Jorge Marin 2013, ambasciata messicana di Berlino
“Wings of Mexico”, Jorge Marin 2013, ambasciata messicana di Berlino
"Il cielo sopra Berlino", 1987
“Il cielo sopra Berlino”, 1987

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