Autoscatti Berlinesi: le dimensioni che contano

photoautomatSe selfie è stata scelta come parola dell’anno 2013, allora Berlino può addirittura offrivi la über-selfie: da IMAGO 1:1 – la più grande cabina fotografica automatica del mondo – potete farvi un autoscatto a grandezza naturale. Il vostro ritratto in bianco e nero proprio così come siete, non un centimetro di meno. E fare così verdi d’invidia tutti i vostri seguaci di facebook, tumblr, istagram… anche se temo lì il vostro ritratto 1:1 proprio non ci potrà entrare. Le dimensioni contano, eccome.

Ma andiamo con ordine perché forse non a tutti è chiaro cosa sia una selfie. A me ad esempio non lo era per niente. Quando ho letto la notizia ho pensato subito che fosse una cosa molto graziosa scegliere le fate-foca (le “selkie”) come parola dell’anno. Poi la vocina della mia razionalità mi ha timidamente fatto notare che sebbene un refuso fosse probabile, forse forse le fate-foca non avevano influenzato in modo così rilevante il 2013 da meritarsi tanto onore. Già, peccato. Perchè la selfie non è una fata, ma l’autoscatto che ci si fa da soli, prevalentemente col cellulare, in posa più o meno cretina e diffusione mondiale immediata attraverso il web. Ci si fa la selfie davanti ai monumenti in giro per il mondo (i monumenti però rimangono nascosti dietro) o nel bagno della discoteca. Vi inquadrate dal basso in alto se volete un effetto slanciato, dall’alto in basso se volete un effetto manga (ma mi raccomando sgranate gli occhioni). Molto bene strizzare la bocca tipo culo di gallina per sfilare lo zigomo. Benissimo un bacio spiritoso con gli amici. Meglio ancora se saffico. Aumenteranno i “Like”. Perchè la selfie te la fai da solo, ma non te la fai per te. Una specie di masturbazione senza godimento insomma, che la imparenta alla bistecca vegana o allo spumante senza alcol: insomma i grandi ritrovati del mondo contemporaneo.

Un tempo invece a Berlino ci si infilava in 25 dentro le cabine dei Photoautomaten per 4 scatti nelle pose più improbabili e veloci (quelli alti dietro e quelli piccini davanti, di Federica si vede solo un orecchio e Luca è entrato a metà, lì c’è un pezzo di testa che forse è la mia e qualcuno da sotto borbotta che sta soffocando, ma non importa, quello è il bello…). Poi la striscetta in bianco e nero andava divisa come una particola fra gli amici, e diventava il souvenir-talismano della vacanza, il ricordo di essere stati tutti folli e insieme (e chissà di chi era quel naso? Forse di uno che ha sbagliato gruppo e si è imbucato o che era rimasto dentro ed è stato schiacciato dai tuoi amici?). La selfie è certo molto più facile da fare. Basta un telefono (e una connessione wi-fi, altrimenti non la puoi condividere). E del resto le vecchie care cabine Photoautomat di Berlino diventano sempre più rare, così che la fila fuori, soprattutto nelle sere dei week end, è lunga quasi come al Berghain. Che sia passato il loro tempo già?

Ma c’è chi proprio non si poteva rassegnare alla scomparsa di questo rituale. Infilarsi nella cabina, regolare lo sgabellino, tirare la tendina, ubbidire alla vocina che impartiva robotica le sue istruzioni sempre uguali. E poi quando è tutto pronto, sparare la posa e premere start. Flash, flash, flash, flash. In cinque minuti da quella fessura spuntavano poi le foto, umide come pulcini appena usciti dall’uovo.
Anziché buttare via tutto questo (insieme ai mangianastri e alle videocassette, ai telefoni a disco e ai commodore 64, sob) qualcuno ha pensato di renderlo epico.
Non una cabina fotografica automatica, ma la cabina più grande del mondo.
Non una fototessera, ma un ritratto a figura intera.
Rimane il piacere di entrare nella camera buia, guardarsi allo specchio, sparare le pose e premere da soli start.
Dopo 10 minuti avrete un foto lunga circa due metri. E per la prima volta vi vedrete esattamente come siete.
Questo è IMAGO 1:1 e la trovate nella Aufbau Haus in Prinzenstrasse. Un ricordo speciale del vostro viaggio a Berlino o un modo fantastico di immortalare una fase della vostra vita, un amore, un’amicizia. Perché la foto stampata è un indice della vostra presenza, un esserci nel tempo e nello spazio, occupare in modo unico e irripetibile la storia del mondo.

Se però non siete ancora pronti per qualcosa di così epico, se temete di restare un po’ shockati nel (non-) riconoscervi in un ritratto 1:1, se volete preservare un po’ della vecchia Berlino allora vi consiglio la Photoautomat di una volta. Ne trovate una in Kastanienallee, una a metà e una in fondo a Warschauerstrasse, una a Kotti (chi ne conosce ancora?)
Non lasciamole arrugginire. Non lasciamole sparire. Nell’obsolescenza. Se vogliamo che continui la loro magia. Formato tessera. A misura di cuore. La misura che conta.

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