Finché sepoltura non ci separi – satira e notizie al di là della discriminazione

La tolleranza a Berlino è roba d’altri tempi.
Ci si compiace di vivere in una città dove tutto è possibile senza discriminazioni, nel senso che qualunque voglia, prurito, provenienza, inclinazione o stile di vita uno abbia, lo può vivere alla luce del sole. Anche quando, in inverno, il sole non c’è mai. Vuoi bere birra a colazione o uscire con la gonna corta e le gambe non depilate? No problem, sono usanze radicate. Nessuno ti guarderà strano o storto. Nessuno ti guarderà e basta. Fare festa per trenta ore di fila? Andare in chiesa? Andare a farti fistare in pubblico? Passeggiare a piedi scalzi sui cocci di birra? Essere gay? Fare otto figli? Aprire un locale? Essere mago, massone o stregone o vegano? Dare fuoco a una macchina? Fotografare gabbiani o ragionare di filosofia con le anime perdute nella notte? Già visto e già fatto.

La tolleranza si dissolve quando non c’è nulla da tollerare, perché si è già accettato tutto.
La strada verso la perfezione sarà ancora lunga, ma passa per l’accettare anche gli apparenti ostacoli all’integrazione nel novero delle cose non poi così negative: la gentrificazione – questa mistificata e mitizzata subdola direzione che, pare, l’essere umano nel contesto urbano imbocca senza nemmeno deciderlo – anche lei, sì, pure la gentrificazione è stata riabilitata. Non è vero che crea solo divari sociali e ghettizzazioni progressive. A Berlino la gentrificazione può essere anche un antidoto al degrado sociale, e mica ce lo dice qualche dottorone che abita a Mitte, ce lo dicono i dati che provengono da Neukölln, il quartiere di (ex) Berlino Ovest nel quale nessuno s’avventurava fino a dieci anni fa, e dove oggi tutti vogliono vivere e gli altri si avventurano di continuo. Accade tutto a Neukölln ora. Mostre, bar, locali, feste, agenzie, studi, cinema, eccetera, tutti d’aggregazione e tutti ad abbattere barriere, tutti nel quartiere dove abitava Christiane. Ce li ricordiamo, i ragazzi dello zoo di Berlino? Mica si divertivano a farsi le pere. Gli gocciolava nelle vene il pozzo di decadenza di quella (e altre) zone di Berlino.
Ora pare che la gentrificazione, che avuto effetti sociali devastanti in altre parti di Berlino, a Neukölln stia portando un lento ma netto miglioramento delle condizioni sociali nelle zone storicamente più disagiate. Un po’ del colore del popolo colorato che scese da nord si sta insinuando nel grigiore di aree a bassissima alfabetizzazione e altissima criminalità. Le sta “normalizzando”.

Discriminare è totalmente out, la tolleranza è così superata che non ci ricordiamo più che cosa ci sia mai da tollerare. Condividere i nostri spazi con ogni genere e numero di persone, residenti e di passaggio, è diventata la routine virtuosa che accomuna tutti i berlinesi. Quelli con la schnauze, che fanno finta che non gli vada a genio, e quelli senza, che saltellano e canticchiano felici di vivere in un posto così multiforme. E anche gli europei impenitenti, per i quali tutto “era meglio una volta”. E proprio quando la tolleranza (o la discriminazione) non si vedevano più nemmeno nello specchietto retrovisore – eccole lì davanti, oddio, stiamo girando in tondo.
Due notizie di questa prima settimana di aprile fanno a gara per quale sia la più bizzarra. Solo che una è falsa, un tardivo e furbesco pesce d’aprile – ma il tema prescelto per prendere in giro Berlino è proprio la segregazione.

L’altra è senz’altro vera e macabramente interessante: anche a Berlino, come già in altre città tedesche, c’è da qualche tempo un cimitero per sole signore. Non signore d’ogni genere, sia chiaro, ma signore che amarono le signore. Il lesbo-cimitero è a Prenzlauerberg e ha posto per un’ottantina di tombe e urne: sbrigatevi a schiattare, che poi finisce il posto, e non sia mai che vi decomponiate di fianco a un alieno. Discriminazione di cadavere, intolleranza che, cacciata (a fatica) dalla porta, rientra dalla finestra. Se il desidero d’intimità e riserbo nella vita è facile da capire, e va difeso, e qui viene anche rispettato (penso ai bar per sole donne o soli uomini, alle serate e giornate monogenere nei locali, nelle saune e nelle palestre), a me questo rifuggire l’altro sesso – e parte del proprio – sembra una posa da mangiauomini, un po’ senza senso e un po’ con un senso discriminatorio. Un po’ che si merita il detto romano con il quale mi fece morire (dal ridere) una mia amica: “ma fatte ‘na risata, che domani te sveji sotto a’ cipressi!”.

Ma la notizia più d’intrattenimento della settimana, “blödsinn” d’aprile, arriva da un sito di satira americano, ed è quella che al Berghain, locale stellare famoso per party da trenta ore e impianto orgasmico in architettura da paura, ci sia uno spazio privatissimo, che nessuno sa dov’è, che è accessibile solo ai tedeschi (attenzione: controllano se sei tedesco chiedendoti di dire uno scioglilingua dieci volte e dimostrando che sai esibire i genitali in pubblico senza vergogna).
Sarebbe un ex collaboratore a svelare l’arcano dopo il racconto di un inglese che, a un certo punto della sua trenta ore, si é trovato in una stanza diversa dal solito, con “musica migliore (c’era direttamente il creatore in consolle si vede), persone più belle (!) e fiumi di droga gratis (:o)”. Ora il malcapitato *non sa bene come ci è arrivato*, ha visto questo paradiso ma poi ahimé gli hanno dato così tanta ketamina che lui si è svegliato qualche minuto? ora? era geologica? dopo al Panorama, “senza sapere come ci fosse arrivato”. In pratica qualcuno si è fatto un viaggio di keta, e un sito di satira si è fatto una notizia.

Che del Berghain si parli e si sghignazzi va da sé. La sua politica no media + selezione spietata si presta al gioco. Ma parlare e ridere così della tedeschità secondo me ha del grottesco. Non è carino dare dei razzisti a nessuno, ma a questi qui (i tedeschi, non i bouncers) è addirittura crudele.
Oppure sono io che mi sbaglio, non era un pesce d’aprile, e ci vediamo nel 2033. Chi sarà già morto lasci detto accanto a chi possono ballare i suoi vermi.

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