Gli sguardi proibiti sul Muro di Berlino – 13-05/30-09 2014

Il muro dall'est_foto: Tagesspiegel
Il muro dall’est_foto: Tagesspiegel

Ostsicht – Verbotene Bilder 

13 maggio – 30 settembre 2014 

Gedenkstätte Berliner Mauer 

Bernauerstrasse 19

Ingresso gratuito

Il 13 agosto del ’61 i berlinesi guardarono la loro città dividersi in due; nella notte le barricate erano state erette in fretta e furia con filo spinato, paletti da cantiere, sacchi e posti di blocco. Nei giorni e mesi successivi i berlinesi guardarono il muro crescere ed evolvere verso la sua forma definitiva, che fu inventata solo quattordici anni dopo, nel 1975. Il muro risuona diversamente dalle due parti della città; l’ovest lo contesta e lo dissacra, lo sporca di colore e lo accetta – volente o meno – come quel limite che definisce e circonda la sua mezza città, e va incluso nella vita quotidiana e in ogni espressione culturale della città monca.

Lo sforzo della propaganda dell’est, dopo averlo costruito, è quello di nasconderlo, il muro. Naturalmente non è possibile da subito, ché non si può far sparire un elefante dal salotto di casa in una notte. Ma piano piano il Muro di Protezione Antifascista, questo il nome ufficiale del progetto nato nel 1961, viene celato sempre di più allo sguardo dei cittadini. Sin dai primi mesi sorgono barriere aggiuntive dalla parte est del Muro di Berlino; il cittadino non solo non può superare la barriera – pena la vita, ma nemmeno può più avvicinarvisi o guardarla. Quando l’operazione fosse stata compiuta, il muro di Berlino avrebbe cessato d’esistere, perché se di una cosa non si parla e se quella cosa non si vede, allora anche la sua esistenza vacilla, e poi si dissolve.

Naturalmente il Muro c’è, e lì si muore. I cittadini di Berlino est sanno quindi molto bene cosa li divida dall’altra metà del cielo. Lo vedono furtivamente in alcuni punti della città, dalla sbahn e in fondo qualche via. Ma fisicamente vi si avvicinano sempre meno. Sorgono schiere di palazzoni a impedire la vista sul confine, e un secondo muro sempre più compatto a delimitare la zona di frontiera. E i checkpoint con le guardie armate dall’occhio inquisitore, che scoraggiano ogni avvicinamento e sguardo indiscreto.

Fotografare il muro di Berlino da ovest è un’operazione quotidiana e quasi necessaria – ogni strada, per quanto a lungo la si percorra, porta inevitabilmente fino a lui. Sotto il muro si dipinge e si sputa e si versa benzina da incendiare, contro il muro si gioca a palla e sul muro si scrivono poesie e si osserva il paradosso della dicotomia tedesca. Riassunta tutta lì in chilometri di cemento armato.

Fotografare il muro da est è come cercare di fotografare un fantasma. È vietato per legge ogni avvicinamento non autorizzato alla zona di confine; la tua macchina fotografica viene sequestrata, se solo qualcuno ti coglie sul fatto. E la probabilità che ti becchino è alta, visto il ciclopico dispiegamento di forze a protezione dei confini.

Racconta il giornalista Robert Ide che, da bravo “ragazzino impertinente della DDR”, lui il Muro di Berlino l’aveva fotografato, nonostante il divieto, che ad un bambino doveva sembrare totalmente irragionevole. Lo studio nel quale portò i negativi a sviluppare gli restituì tutte le sue stampe, meno quella del muro. Nemmeno il negativo gli riconsegnarono. Quel suo sguardo non era mai esistito, l’esorcismo unilaterale era compiuto con un semplice tocco di forbice. E le forbici della propaganda di regime stavano dappertutto, in uno studio fotografico di quartiere e sulle canne dei fucili dei soldati.

Perciò merita di sicuro una visita la mostra che sarà inaugurata martedì 13 maggio al Memoriale al Muro di Berlino (Gedenkstätte Berliner Mauer); per la prima volta vengono esposte tutte le fotografie private di cittadini della DDR che, sprezzanti del divieto e del pericolo, rubarono qualche scatto della barriera che li separava dall’ovest. Non potevano mostrarli a nessuno questi scatti, che hanno per questo a maggior ragione un’importanza cruciale per la città divisa – sono tutti dei frammenti di verità che offuscano l’elefante creato dalla propaganda, che fanno resistenza contro la bugia collettiva che impedisce allo sguardo di posarsi dove vuole.

Mostrano a sé e al mondo che quel muro esiste, ed è grigio e minaccioso, e irradia odore di morte e di oppressione in tutta la città.

Il vernissage è martedì 13 maggio dalle 19; la mostra è gratuita e sarà visibile fino al 30 settembre 2014.

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