8 ° Berlin Biennale: La storia con la s minuscola. Zeitgeist, arte e vita….ops vite

829 Maggio – 3 Agosto 2014

Haus Am Waldsee (Argentinische Allee 30)

Museen Dahlem (Lansstrasse 8)

KW (Auguststrasse 69)

ingresso: 16 euro (riduzioni per gruppi e minorenni)

In poche città al mondo si avverte come la Storia (quella con la S maiuscola, quella che si studia a scuola, dalle elementari all’università) si mescola con la vita (quella che scorre tra i corpi delle persone che incrociamo per strada, magari proprio mentre andiamo a scuola): Berlino è una di queste. La signora anziana seduta davanti a noi nella U-bahn, col suo procace e improbabile eyeliner così anni venti… il signore con la sportina Aldi e il capello corto sopra / lungo dietro così Berlino Est… e i loro figli e i loro nipoti che di quelle storie sono testimoni, eredi, a volte vittime: la storia che studiamo a scuola – il Nazismo, il Comunismo, la Guerra Mondiale, la Guerra Fredda – si incarna quotidianamente nei corpi dei berlinesi. Tutto è qui, presente, vivo, parlante, non con parole di libri ma con voci vive, vere (sgranate dal tempo, rotte dall’alcool). Ed è forse proprio per questo che Juan A.Gaitàn, curatore dell’ottava edizione della Berlin Biennale, ha scelto “la storia” come tema del suo festival di arte contemporanea a Berlino.

Festival? Accidenti lo spirito italico (sempre un po’ bacchico) mi ha strappato la parola. Qui, al nord, si parla più volentieri di forum. Poche concessioni alla giovialità (magari uno spumantino all’inaugurazione ma assolutamente nessuna tartina) e poi confronti e scontri. Non si tratta di celebrare gli artisti contemporanei quanto provocarli e metterli in contatto con la cittadinanza. Che a Berlino è sempre molto curiosa, sempre molto esigente.

Gaitàn ha chiesto agli artisti selezionati per la Biennale 2014 di mettersi a confronto con la Storia e di interrogarsi sui modi con con cui le grandi Narrazioni, le Epoche, lo Zeitgeist, si intersecano con le micro-storie, la vita quotidiana. Le vite quotidiane. Dall’universale al particolare. Ai particolari. Senza perdere importanza, rilevanza, bellezza anche quando la S si fa – giocoforza – minuscola. Non la S del Sistema, non la S del Sovrano, ma quella del soldato o della signorina.

Cogliendo a pieno lo spirito nuovo di questa città Gaitàn ha scelto di spalmare la sua Biennale equamente a Ovest e a Est. Quattro sono le location del forum di arte contemporanea: la Haus am Waldsee e i Musei di Dahlem (Berlino Ovest) e il KW e il Crash Pad (Berlino Est). Scelta logisticamente scomoda, ma secondo me geniale per raccontare una città che ha sempre più voglia di essere intera ed è arcistufa di essere segmentata tra Vedove di Wilmersdorf e Hipster di Prenzlauer Berg, tra Ovest ammuffito e Est rampante. Negli ultimi anni poi l’Ovest si è messo in rimonta, Schoeneberg è tornato cool, mentre l’Est affonda negli orrori della speculazione edilizia (avete presente cosa hanno combinato a Storkower Strasse?) per non parlare delle invasioni neo-lanzichenecche marchiate Lonely Planet. Insomma i piatti della bilancia si stanno rimettendo in pari ed era ora che qualcuno se ne accorgesse e desse rilevanza a questo nuovo volto della città.

A partire dal 29 Maggio fino al 3 Agosto sarà possibile visitare tutti i luoghi della Biennale acquistando un biglietto che garantisce l’accesso per una volta a ciascuna della location da comprare in situ o meglio online. E se spostarsi da un capo all’altro della grandissima Berlino scoccerà i più, dovrà invece essere l’occasione per mettere l’arte (ammirata o odiata dentro i musei, le gallerie) a contatto con la vita e scoprire il dialogo sottile tra la Storia e le storie. La città che è stata teatro delle più importanti vicende del secolo scorso torna a essere palcoscenico privilegiato per meditare sul senso del tempo e sul racconto che noi essere umani ne facciamo. Proprio per dare un senso là dove forse non ce n’è.

Infine: qualcuno questa Biennale se la perderà. Qualcuno non riuscirà a vederla tutta. Qualcuno non vorrà vederla tutta. Ma parlare di tempo e storia, e senso ed arte, e di vite, infinite vite – finite o scorrenti – che si intrecciano e si annodano in un tessuto confuso, che cerca di prendere forma là dove forma non c’è, ma che alla lunga diventerà in un certo qual modo bello (quella bellezza che la Storia maiuscola riesce a conferire anche alle epoche più orrende), ecco, questo racconto qui a Berlino si può sempre fare. Si può sempre vedere. Passeggiate in Mitte e cercate la Missing House di M. Boltansky. Un’opera d’arte che già sigilla – nella sua prodigiosa assenza, nella molteplicità delle sue narrazioni – questa ottava Biennale prossima ventura.

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