Berliner Ansichten: l’evoluzione di Berlino nella fotografia di due secoli

Gleisdreieck nel 1905 - fotografia di Max Missmann
Max Missmann – Gleisdreieck nel 1905

Berliner Ansichten

Märkisches Museum

Am Köllnischen Park 5

10179 Berlin Mitte

U2 Märkisches Museum

24.05-31.08.2014

5€/3€/Gratis il primo mercoledì del mese

Com’era Berlino prima della guerra? A quale città europea assomigliava, quali analogie e differenze possiamo rifarci per tentare di far comprendere ai visitatori della città i panorami che non possono vedere, e l’ordine costituito che questi panorami raccontavano?

Nella risposta a queste domande si trova il motivo per cui ogni guida turistica di Berlino si aggira per la città con una collezione di fotografie sotto il braccio, un piccolo ausilio alle parole per cercare di descrivere un mondo così recente e così scomparso.

Se i palazzi e le strade e le strutture urbanistiche raccontano la Storia, Berlino racconta almeno dieci Storie diverse; solo che in nessuna di questa c’è una continuità, i reperti di varie epoche si trovano sparpagliati qua e là in diverse zone, a volte molto lontane tra loro. Un’immagine unitaria della Berlino pre-novecento è impossibile da ottenere a occhio nudo, ed è appannaggio solo di chi non solo ci viva da un po’ ma si sia anche messo di buona lena alla ricerca del passato, e si sia formato un’immagine fotografica a forza di incollare tra loro spezzoni di vissuto.

Per fortuna la fotografia è nata ben prima delle guerre mondiali, e alcuni dei pionieri di quest’arte si sono dati la briga di ritrarre le strade della città con i loro obiettivi.

Il museo della città di Berlino espone fino al agosto le fotografie di uno di questi grandi della lente del passato, Max Missmann. Negli scatti di Missmann vediamo la città che è stata poi sepolta dalle ruspe moderniste degli anni Trenta, dalle bombe della guerra e dagli stupri della divisione del Paese. Non si limita però a questo l’esposizione del Märkisches Museum: ad affiancare le fotografie di Max Missmann ci sono quelle di Jochen Wermann, fotografo berlinese contemporaneo, che recupera gli scatti di Missmann e ne segue le orme come un segugio, per posare il cavalletto sugli stessi identici luoghi nei quali si era posato quello del fotografo di tanti anni prima.

La mostra espone gli scatti di Missmann e Wermann affiancati, con le sfumature seppia delicate e poetiche del primo, che ritraggono una città imperiale e opulenta, edifici maestosi e qualche scorcio oscuro del paesello medioevale che fu, accanto ai colori un po’ scialbi e ai paesaggi di modernità urbana di Wermann. L’effetto di tutte queste giustapposizioni, tutte insieme e tutte così marcatamente contrastanti, è quello di un viaggio nel tempo che ci lascia sospesi da qualche parte tra il 1905 e il 2025, tra il passato che mitizziamo e non possiamo vedere e il futuro che si sta svolgendo sotto ai nostri occhi, trasportato dalle ruspe e dai cantieri, dalle demolizioni e ricostruzioni che da sessant’anni sventrano e ricuciono Berlino senza sosta.

La mostra continua a mostrarci la fotografia della Berlino antica, ancora scatti anteguerra, e arriva poi alla Berlino del presente e ai berlinesi del futuro: il curatore ha chiesto ai ragazzi della scuola europea turco-tedesca Ossietzky di Kreuzberg di comporre un collage in 3d che racconti la storia di Berlino, secondo quattro prospettive: il 1905, il 1945, il 1985 e il 2025.

L’opera dei ragazzi racconta in poche immagini la città che non possiamo più vedere: quella ottimista e conservatrice dell’inizio del secolo, quella distrutta dalla pioggia di piombo degli anni Quaranta e quella sventrata dal muro della Guerra Fredda. E fa poi una previsione amara, dura da vedere e sgradevole da immaginare per gli anni a venire, soprattuto considerando che viene da immaginazioni così giovani. Negli occhi dei ragazzi Berlino e l’occidente sono dannati. Lo spettro che terrorizzava i loro nonni negli anni Cinquanta ritorna a farsi presente, e loro immaginano un 2025 dove Berlino ha cambiato pelle ancora una volta, e non si vede più un filo d’erba sulla sua superficie.

Un monito importante viene dai ragazzi di Kreuzberg, che ci dicono anche che l’anima di Berlino è “Kotti”, con la sua vita multiculturale e le sue famiglie miste che creano la cultura del futuro. Che magari, a scapito delle loro previsioni, ci regalerà un 2025 fiorito.

 

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