L’arte del Cielo: Otto Piene in mostra a Berlino

Piene-Proliferation-of-the-Sun-1966-1967“Otto Piene. More Sky”
dal 17.07.2014 al 31.08.214
Neue Nationalgalerie 10-18 (chiusa il lunedì)
Deutsche Bank Kunsthalle 10 -20 (gratis il lunedì)

Le luci accese del tramonto, i movimenti possenti delle nubi (bianche e quiete o violente di tempesta), la vibrazione di ogni fenomeno atmosferico sono stati sempre fonti di inspirazione per la grande pittura. Per secoli l’essere umano ha guardato come la Natura dipingeva il cielo e ne ha tratto lezione. Poi nel corso del Novecento qualcosa si è rotto: la tela e i pennelli non bastavano più. Ma anche il rapporto con la “madre” era cambiato: pensate al tanto chiacchierato allunaggio, a come improvvisamente l’uomo abbia violato la sede di sogni, idee, divinità, imponendo lassù la stessa logica di dominio, mis-conoscenza, potere di quaggiù. Dal 1969 anche il cielo è diventato politico.

Proprio in quell’anno Otto Piene (1928) conia una nuova categoria artistica: la Sky Art.

Abbandonati gli strumenti tradizionali, tenendo ben stretto al cuore quel senso di perdita romantica che ha staccato l’uomo dal “cielo ideale” l’artista comincia a intervenire direttamente nell’atmosfera. E il cielo diventa infine una tela.
Fuochi, proiezioni luminose, polveri colorate, polveri piriche, fumi, palloni aerostatici sono i nuovi “pennelli” con cui Otto Piene è intervenuto nello spazio intorno a sé, manipolando l’energia celeste per investirla di nuove valorizzazioni poetiche o semplicemente di un colore o una forma nuove, a metà tra il naturale e l’artificiale. Come a riprendere una comunicazione, un rapporto di intesa e affetto interrottisi quando l’uomo ha calpestato la luna.

Quest’anno la Neue Nationalgalerie e la Deutsche Bank KunstHalle hanno deciso di omaggiare l’artista tedesco con una doppia mostra: alla galleria nazionale sarà re-installato nella hall principale Proliferation of the Sun (1966) intervento ambientale che mescola diapositive e pittura, invitando lo spettatore a un viaggio in un cosmo nuovo, di astri e pianeti inventati, mentre alla KunstHalle saranno presentati i lavori connessi al periodo ZERO, momento fondamentale nella produzione dell’artista tedesco, quando per la prima volta si avvicinò alle pure energie (del fuoco ad esempio) e alle tecnologie per dare forma alle sue inspirazioni.
L’evento più importante però sarà la notte del 19 Luglio (dalle 17 alle 3 di notte) quando il cielo sopra la Neue Nationalgalerie sarà trasformato in una gigantesca tela per proporre uno degli Sky Art Event ideati da Otto Piene: grandi sculture aeree e galleggiati saranno sollevate sopra il tetto del museo (incredibile palcoscenico metropolitano disegnato da Mies Van der Rohe) e illuminate nella breve notte estiva berlinese.

I nostri occhi torneranno così a puntarsi sul “Cielo Sopra Berlino”, quello spazio denso di angeli in paltò, zeppelin imperiali, bombardieri di bombe, bombardieri di uva passa, torri della tv, stormi di corvi, magnifici tramonti e notti stellate (perchè qui per fortuna l’inquinamento luminoso è ancora basso), quello spazio che gli uomini hanno spesso provocato con la loro arte chiedendosi se anche il cielo partecipasse in qualche modo agli eventi terribili che capitavano sulla terra. Anche il cielo di Berlino è bruciato? Anche il cielo di Berlino è stato diviso? O il cielo, calpestato, violato, attraversato da armi micidiali, fumi e grida è rimasto sempre indifferente?

C’è una parola speciale in tedesco che i Romantici portarono in auge e che difficilmente trova traduzione in altre lingue: “Sehnsucht”, un’attrazione irresistibile ma insanabile, un avvicinarsi già pieno di nostalgia. E sebbene l’arte di Otto Piene faccia ampio uso di fredde, meccanicissime tecnologie (fari, tiranti, gas, bombole, razzi) si avverte sempre nel suo nocciolo profondo questo romantico trasporto: non si va al cielo come conquistatori, ma come figli. Non certo come fanciullini, che oramai gli uomini sono cresciuti e anche il cielo non è più padre divino e distante. Si va come quando, diventati grandi, spezzati tutti gli incanti, tocca a noi raccontare le favole ai nostri genitori. Sperando che i nostri genitori ci ascoltino, ci comprendano e di nuovo ci sorridano.

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