Memoriale Aktion T4: degni di essere ricordati

Gedenk_und_InformationsortGedenk-und Informationsort fuer di Opfer der nationalistichen “Euthanasie”-Morde

Tiergartenstrasse 4, Berlin

aperto: sempre, accessibile: a tutti

Il 2 settembre 2014 è stato inaugurato il Memoriale alle vittime del primo sterminio di massa nazista, vittime che la lapide commemorativa originaria definiva giustamente “dimenticate”. Non sono i morti dei campi di concentramento. Non sono i morti del fronte. A loro non sono state conferite medaglie. E neppure ci hanno fatto un film. Sono le 300.000 persone che lo Stato riteneva inutili – perché malate – e quindi eliminabili con il gas, con l’overdose di farmaci, con la sospensione della nutrizione. Uccisi da quelle persone che avrebbero dovuto curarle, accudirle: medici, infermieri, suore. Questi credevano (o fingevano di credere o avrebbero preferito credere) di dare loro una buona morte, l’eutanasia. Buona per chi? Semplice: per le casse dello Stato che – ammazzando- risparmia sulla sanità.

A partire dal 1939 la Germania nazista procede a selezionare i cittadini in base alla loro “utilità”: chi non supera certi parametri psicofisici non è “degno di vivere”. L’organizzazione di questa complessa macchina dello sterminio aveva sede a Berlino in una bella villetta sulla Tiergartenstrasse al numero 4, da cui il nome: Aktion T4. Sarà la prova generale per lo sterminio che verrà condotto nei campi di lì a poco. È ammazzando i bambini malati, i vecchi, gli handicappati tedeschi che si impara come uccidere un gran numero di persone ed eliminare i loro resti. Si impara come spendere il meno possibile nel farlo. E si scopre che si può ottenere anche un certo guadagno vendendo i denti d’oro dei morti, le scarpe, i pigiamini. Guadagno marginale eppure guadagno. Inutili da vivi, utili da morti, se la morte è capitalizzata.

Purtroppo i bambini deformi, i matti, i disabili hanno molti, più decisivi problemi che fare squadra e reclamare il ricordo, e forse per questo si è pensato che una lapide a terra e un monumento (Berlin Curves, di Richard Serra) bastassero a conservare la memoria di quell’eccidio. Ma era così facile non vederla quella lapide mentre si correva a Potsdamerplatz o si entrava eccitati nella hall della Philarmonie. E le eleganti lastre di acciaio rugginoso piantate da Serra nel selciato potevano raccontare tante cose, ma poco della strage degli indifesi, così enigmatiche nella loro forma…qualcuno pensava addirittura si trattasse dell’ennesimo monumento al Muro (sic!).

Berlino è però una città che ha accettato l’onere della memoria. Seppur con imperdonabile ritardo (confessato dal governo stesso) si arrivati infine alla costruzione di un memoriale che non si lascia superare dallo sguardo affrettato e insieme informa, in modo succinto ma duro, sull’essenza della pratica di sterilizzazione forzata e omicidio condotte dalla Germania del Terzo Reich.

Ursula Wilms (architetto), Heinz Hallmann (architetto di paesaggi) e il giovane artista tedesco Nikolaus Koliusis hanno scelto di combinare le esigenze didattiche con la necessità di una presa estetica potente e sintetica, brutale quanto il Memoriale agli Ebrei Assassinati di Eisenmann: su una colata di cemento grigio, accanto a un lungo tavolo coperto di materiale informativo, hanno inciso lo spazio con una lastra di vetro semi trasparente di un profondo colore blu. Impossibile non vederlo, impossibile non farsi attirare. L’opera si chiama “Gegenueber” ovvero, “di fronte”. Di fronte all’orrore della storia, di fronte ai problemi di chi non è stato fortunato, di chi si è ammalato, di chi è diverso. Passeggiando lungo la lastra di vetro è facile vedere dall’altra parte, scrutare gli altri passanti, incrociare in modo fulmineo e imprevedibile gli occhi di un altro uomo, di un’altra donna. Sono diversi da te. Sei diverso da loro. Chi sta giudicando chi?

Quando ho visto per la prima volta il memoriale sulla Tiergartenstrasse non ho potuto fare a meno di pensare alle parole di Primo Levi con cui Paolini comincia il suo monologo dedicato all’AktionT4, Ausmerzen:

“[…] quando io sono stato di nuovo un uomo libero, ho desiderato di incontrarlo ancora, e non già per vendetta, ma solo per una mia curiosità dell’anima umana.

Perché quello sguardo non corse fra due uomini; e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo, scambiato come attraverso la parete di vetro di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi, avrei anche spiegato l’essenza della grande follia della terza Germania.

Quello che tutti noi dei tedeschi pensavamo e dicevamo si percepì in quel momento in modo immediato. Il cervello che sovrintendeva a quegli occhi azzurri e a quelle mani coltivate diceva “Questo qualcosa davanti a me appartiene a un genere che è ovviamente opportuno sopprimere” (Primo Levi)

E sono sicuro che c’è ancora qualcuno che si sente al sicuro dietro il suo vetro, nei privilegi del suo corpo forte ed efficiente, nella brillantezza della sua mente acuta e audace, e si sentirà così utile al mondo da giudicare gli altri inutili. E penserà che eliminandoli farà del bene. Il male comincia così.

 

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