The eyes of War – i ritratti di Martin Roemers al deutsches historisches Museum

Martin Roemers
Edith van der Meulen

The Eyes of War

01.10.2014-04.01.2015

Tutti i giorni dalle 10 alle 18

8€/4€/gratis fino a 18 anni

Deutsches Historisches Museum

Unter den Linden 2, 10117 Berlin Mitte

Quaranta paia d’occhi che ci guardano, tutti fissi sulla fotocamera che non possono vedere, puntati su di noi per farsi vedere, ma senza poter ricambiare lo sguardo. Iridi profonde che hanno perso la luce durante la seconda Guerra Mondiale. La vista è perduta e l’ultima immagine del mondo che rimane in fondo a quegli occhi è quella della guerra, della distruzione fratricida europea e dell’abisso oscuro nel quale il mondo si è trascinato.

Il progetto “The Eyes of War” di Martin Roemers ha portato il fotografo tedesco a girare per quasi dieci anni tutta l’Europa, tanto tempo dopo che la guerra era finita, alla ricerca di quei sopravvissuti che durante il conflitto hanno perso la vista.

Ha ascoltato e raccolto le storie delle persone ormai anziane, storie di veterani coraggiosi, di civili sorpresi dai bombardamenti, di allora bambini, che, ritornati a giocare nel mondo dopo la catastrofe, lo trovarono cosparso di mine e pericoli. E ha ritratto i loro volti, con dei primi piani in bianco e nero – molto vicini e molto potenti, che ci costringono a guardare, e allo stesso tempo a immaginare di non poter vedere. Ognuno degli scatti di “The Eyes of War” è intenso e paradossale – una macchina fotografica che guarda un occhio cieco richiama una discrepanza profonda, una situazione nella quale c’è qualcosa che non va, un conto che non torna.

Chi la guerra l’ha vista in faccia ha cambiato per sempre modo di vedere il mondo. La distruzione, l’-orrore- e la morte toccano corde profonde, a volte da tempo sopite, e nulla appare più come era prima.

Noi da casa vediamo la guerra con gli occhi degli altri, quelli che l’hanno fatta per noi, o ce l’hanno raccontata. Nel 2004 Roemers era in Normandia, assisteva alle celebrazioni per l’anniversario dello sbarco degli alleati. Lì c’erano tanti occhi che la guerra l’avevano vista da vicino, e lì Roemers ha conosciuto Frederick Bentley, un veterano inglese, e ascoltato la storia della sua guerra, e quella dell’incidente che ha portato l’uomo a perdere la vista. Così il fotografo ha iniziato il reportage che sarebbe diventato “The Eyes of war”; lui da sempre lavora sul tempo lungo, quello degli scatti a lunga esposizione e quello dei progetti a lungo termine.

“The Eyes of War” lo ha occupato per quasi dieci anni. È una collezione preziosa, perché usa come metafora sguardi che tra poco non saranno più, per sottolineare la solo apparente assenza del conflitto dal nostro quotidiano. La Guerra ritorna in Europa attraverso i rifugiati dei nuovi conflitti, e l’arte, e i media. Specie in questo centenario del 1914, in cui ognuno ha voluto parlarne.

E quando si parla di guerra fa piacere considerarla una cosa lontana, relegata alle pagine dei libri di storia o al massimo a quelle dei giornali. Ma la guerra ha vita lunga. Si nasconde nelle pieghe della nostra società e tra le rughe dei volti dei nostri anziani, ci ha dato paure ed abissi dai quali uscire è complicato. I suoi strascichi sono spesso nascosti dal silenzio dei sopravvissuti, dalla retorica della memoria o dietro a un paio di occhiali da sole. Negli scatti di Roemers gli occhiali cadono, e i volti rugosi ci svelano una luce scomparsa settant’anni fa, che ci vuole portare un po’ più vicini alla cecità della distruzione.

La mostra di Martin Roemers inaugurerà domani 01 ottobre 2014 al museo di storia tedesca di Unter den Linden, e rimarrà esposta fino a gennaio 2015. Per le prima volta il muse disporrà di un percorso per i visitatori non vedenti.

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