A Berlino l’autunno è d’oro – il mese della fotografia 2014

Mese della fotografia 2014

6° Mese della fotografia

125 Locations a Berlino

16/10-16/11 2014

“Sconvolgimenti e utopie: l’altra Europa” è il tema del VI mese europeo della fotografia, a Berlino nell’autunno 2014.

Se l’inizio ufficiale della manifestazione è il 16 ottobre, sono tuttavia già inaugurate molte delle mostre principali che la compongono – penso in particolare al reportage sul lavoro di Pasolini “Pasolini. Roma” al Martin Gropius Bau, dove ritroviamo immagini di scena e ritratti dell'”ultimo intellettuale italiano”, e un pezzo importante, poetico e malinconico della nostra storia di europei.

Mese della fotografia 2014
Pasolini sul set di Teorema, 1968

Un oceano di possibilità e di spunti, a voler descrivere l’Europa di oggi. Se poi ci metti anche l'”altra Europa”, la descrizione ne diventerà il negativo, e si dovrà descrivere un bianco che si fa nero e un grigio che si inverte. A volerla raccontare per immagini, quest’Europa avrà milioni d forme e colori, milioni di modi di essere guardata.

Durante il mese (e mezzo) della fotografia di Berlino vedremo che cosa di sé ha lasciato Europa negli sguardi di cinquecento artisti della macchina fotografica, che esporranno le loro visioni in più di cento spazi in tutta la città.

L’Europa è milioni di cose diverse; Berlino, che dell’Europa è nel cuore, e che l’ha ricomposta quando si è sbarazzata del muro, fa da sfondo a tutta la manifestazione, e compare nei racconti dei fotografi, riflessa ogni volta in uno dei suoi innumerevoli volti.

Ci sono le foto di iperattualità del campo dei rifugiati di Oranienplatz; per sei mesi hanno tenuto un diario fotografico facendosi dei “selfie”, che sottolineano il loro “esserci”, in un’Europa che non sa se dove collocarli, e la loro volontà di acquisire un’identità non trasparente. [Le foto sono in mostra proprio in Oranienplatz].

Ci sono le foto storiche della città divisa, dove Berlino Est e Berlino Ovest ci appaiono così diverse, eppure a tratti identiche: uno sguardo dall’una e dall’altra parte dello specchio, dove le direzioni sono invertite, una città in negativo sull’altra a completarsi e negarsi a vicenda. E ci sono le foto della Berlino di oggi, che porta su di sé le tracce del passato e i segni della nuova Europa.

Mese della fotografia
Will McBride – West Berlin

Berlino Ovest compare nelle fotografie di Will McBride nella mostra “Ich war verliebt in diese Stadt – Fotografien 1956-63” alla galleria c/o, nella sua nuovissima sede dell’Amerika Haus. Lì troviamo la città della ripresa, che porta ancora evidenti i segni del disastro, eppure vi aleggia un ottimismo giovane e propositivo a stelle e strisce, ancora latente nell’incertezza del tempo presente. Negli scatti di Karl-Ludwig-Lange ritroviamo invece l’isola Ovest dopo la costruzione del Muro, negli anni in cui era alla ricerca di una sua identità specifica, isolata da un confine di cemento e contaminata dai movimenti sociali internazionali – la raccolta si chiama semplicemente “Der Westen 1973-86” – ed è divisa in tre esposizioni.

La storia dell’est si colora invece alla Staatsgalerie Prenzlauerberg con “Stempel und Kissen” di Joerg Waehner, un cittadino dell’Est che nel 1981 era seguito e spiato dalla Stasi. Waehner ha recuperato dall’archivio dell’ex servizio segreto i dati che lo riguardavano, comprese le fotografie, tutte scattate con una macchina nascosta, all’insaputa degli osservati. Ha colorato le immagini e ha composto i testi in una novella grafica. I colori a forti contrasti creano una realtà pop, patinata e surreale, dove la continuità tra il mondo scomparso dell’est e quello contemporaneo è trovata nel tratto comune dei sistemi sempre più perfetti di sorveglianza della popolazione.

La distanza temporale tra noi e Berlino est è invece presente nelle fotografie di Betina Kunztsch, che nel 1982 ha fotografato l’areale del Thälmann-Park e il suo gasometro, che erano al centro della (fino ad allora) maggiore polemica dei cittadini contro l’amministrazione della città. Il gasometro fu demolito da Berlino Est nonostante i dissensi. I negativi di Kuntzsch portano i segni del tempo e del loro soggiorno quasi trentennale in uno scantinato: graffi, polvere e macchie si imprimono sulla carta fotografica come cicatrici nell’aria, e ci presentano la DDR come un mondo lontano e a tratti sfocato, e in qualche maniera estremamente attuale.

Il passato che ritorna in “Berlin Heute: die Zukunft der Metropolis” di Stefano Corso è invece quello della Berlino di Weimar, delle sue visioni del futuro che anticipavano l’evoluzione della modernità, e profetizzavano direzioni e umori del mondo ipercivilizzato. La mostra, che apre il 14.10 all’istituto di cultura italiano, è l’unica personale di un italiano nel mese della fotografia; Corso sceglie di ritrovare nella Berlino di oggi le atmosfere e le immagini della Metropolis di Fritz

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René Mächler, Konstruktion

Lang, e si appoggia a 19 fotogrammi del film, che sono esposti insieme alle sue fotografie. L’occhio di Stefano Corso oscilla tra la poetica della suggestione e l’oggettività delle geometrie, e mentre emerge l’amore del fotografo romano per la città di Berlino si crea una cornice precisa, tra il 1927 e il 2014, dentro alla quale si agitano in negativo tutte le vicende storiche e le utopie inespresse della capitale tedesca.

L’Europa e la fotografia si presentano nel mese di ottobre anche attraverso i pionieri – dell’una e dell’altra. La lista di eventi del Mese è pressoché infinita, ma almeno altre due mostre sono da segnalare: “Konkrete und generative Fotografie 1960-2014” [alla galleria Photo Edition Berlin, vernissage 18.10], e “Ensembles Assembled” di Katrin Korfmann [alla galleria Whiteconcepts.]

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Korfmann – Kolorit_01

La prima esposizione racconta le sperimentazioni dei pionieri dell’arte fotografica concreta e generativa (Mächler, Hajek-Halke, Holzhäuser, Jäger e molti altri). La fotografia si rivolge a se stessa e alla sua materia, la luce, per creare immagini che descrivono rapporti e connessioni estetiche al di là della rappresentazione; ne risultano composizioni astratte sature di geometrie e di contrasti, macromondi potenti, dove l’oggetto e la macchina che lo guarda scompaiono, e tutto ciò che esiste sono le leggi dell’armonia tra materia e luce: poesia impressa sulla carta. Per la seconda esposizione (vernissage 17.10) Katrin Korfmann si è concentrata sui rituali collettivi di diverse culture contemporanee; ha fotografato cerimonie, festival e rituali in tutta Europa, componendo le sue immagini a sottolineare come i moltissimi corpi che prendono parte all’azione collettiva diventino un’unica entità, un grande organismo che si muove compatto davanti alla macchina. Le masse umane diventano mazzi di fiori o nubi di fumo nelle composizioni di Korfmann, per poi ad un esame più attento identificarsi di nuovo come insiemi d’individui, tutti diversi, eppur tutti uniti dall’unisono della stessa vibrazione. Utopia europea dai bellissimi colori.

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