Berlin-(West)Berlin

Berlino OvestLa mostra su Berlino Ovest organizzata dallo Stadtmuseum di Berlino nel 2014 si chiama “West:Berlin – Un’isola alla ricerca di terraferma”. Sui tre piani dell’Ephraim-Palais sono esposti, suddivisi in aree tematiche, oggetti, fotografie, cartelloni e opere d’arte di Berlino Ovest. Nell’atrio ci accoglie una Amphicar, una macchina anfibia che si produceva lì, follia industriale scintillante, di quelle che solo a Berlino. La mostra ci porta poi nei settori di Berlino Ovest – politica, economia, società, cultura. Uno sguardo veloce – necessariamente – e pacificante sugli eventi salienti della storia della città. Alla fine, nella sala ricostruita per ricordare l’hotel Bogotà,in un colpo di genio ci fanno sentire Doris.

Io mi ricordo la prof di storia che ci raccontava del suo viaggio attraverso la Germania Est, con la macchina, per raggiungere una città sperduta in mezzo al mare rosso dell’Europa orientale. Ricordo che mia cugina, che era adolescente negli anni Ottanta, scese dal treno a Bahnhof Zoo quando fece l’interrail di rito dopo la maturità. Quella Bahnhof Zoo che qualche anno dopo mi ricompariva davanti agli occhi tra le pagine di Christiane F. Ricordo che la mappa dell’Europa politica che era appesa nella mia classe delle elementari era tutta colorata a sinistra, a ovest, con i confini tra gli stati e le capitali in grassetto. Parigi, Vienna, Bonn; a est aveva solo una grande macchia grigia, al di là della cortina di ferro, con un punto blu in alto. Che era dello stesso colore della Germania (ovest).

Poi a un certo punto il muro venne giù – io che ero bambina mi immaginavo la strada di casa mia con un muro in fondo, un muro imbiancato come le pareti di casa, forse con qualche quadro appeso, e non capivo che cosa volesse dire – e quel punto blu nel mare grigio divenne storia. Alle medie, la mappa dell’Europa aveva cambiato forma. Era spuntato un altro pezzo di mondo. Il punto blu non c’era più, al suo posto c’era una città grande, che si chiamava Berlino. E improvvisamente era una capitale importante. Anche prima era una capitale, ma di un Paese che veniva descritto sbrigativamente dalle maestre, e non sembrava molto simile all’Italia.

Ora invece Berlino diventava come Roma, la capitale di un Paese normale, dove si poteva andare senza vedere carri armati e fucili. Io ci arrivai solo molti anni dopo, e non fu Bahnhof Zoo ad accogliermi, ma la stazione di Alexanderplatz e la sua torre della televisione. Ma ora erano nella stessa città. Che di normale non aveva proprio nulla. Berlino si rivelò essere un punto esteso all’infinito, e ognuna delle due Berlino che c’erano (state) era una metà del teutonico tao. Si definivano e si negavano e si giustificavano a vicenda. Ognuna con la sua dimensione d’infinito e i suoi paradossali confini.

Berlino Ovest
Il cielo sopra Berlino

Quelli di Berlino Ovest erano estremamente netti: erano fatti di cemento. Era Berlino Ovest a essere chiusa dentro. Una banalità per chi lo sa, un paradosso per chi lo scopre. Una delle prime cose da dire a chi ci viene in visita e vuole capire dove si trova. Il Muro dell’est chiudeva l’ovest in una morsa, dal ’61. Ma la storia di Berlino Ovest comincia nel 1949, quando il fazzoletto di terra era controllato dalle potenze alleate. Dodici anni di città aperta e blindata all’unisono, con le contraddizioni e lo stallo propri di un posto impossibile. Due monete, due sistemi e due metà di una lingua, di una storia e di una cultura. Una città dissociata.

Il momento della costruzione del Muro di Berlino è il punto più caldo della Guerra Fredda, ed è anche il momento in cui le due metà di città acquisiscono confini precisi, e la loro ricerca d’identità può iniziare. Come ben dice Marius Babias: “Per quanto paradossale possa suonare: sebbene edificato in conseguenza delle tensioni tra Est ed Ovest, il Muro risolse la crisi del ’48/’49. Il muro, per così dire, fu la risposta del Realismo all’Astrazione […] Alla Guerra Fredda poteva far seguito la politica dell’avvicinamento graduale”. [Von der Berliner Mauer bis zur Stadtschloss-debatte, in “Berlin. Die Spur der Revolte”, 2006].

E infatti, quando si parla di Berlino Ovest, ci si riferisce spesso alla città che esiste dal 1961 in poi; da quando la faccia del costernato Willy Brandt di fronte alla chiusura dei confini cittadini fa il giro del mondo, e poi lui sarà il cancelliere dell’Ostpolitik; e poi Kennedy che è un Berliner, e Springer e Ulrike Meinhof e David Bowie e Christiane, i dilletanti e Marina Abramovic, le molotov e l’avanguardia, il punk e la techno, e poi la caduta del Muro.

Perché è da quel momento che l’Ovest si può inventare un’identità, che poi in pieno stile berlinese è una schizofrenia contenuta, precisamente circoscritta, micidialmente profonda. Chiaramente visibile, nelle diverse decadi della sua esistenza, nella scissione sociale e nell’avanguardia artistica, come nella speculazione edilizia e nella artificiosità dell’intero sistema economico. E nel più alto tasso di mortalità per droga dell’occidente tra il 76 e l’84.

Sin dal nome della città è evidente la sua lacerazione – “unità politica indipendente WestBerlin” la chiama l’est. “Berlin(West)” la chiama l’ovest. Per la maggior parte dei berlinesi rimane Berlino, ma per tutti collocare una parola implica collocarsi in un sistema. Berlino Ovest era la creatura più strana del suo sistema, lo negava in ogni sua azione e lo ribadiva con la sua mera esistenza. E le sue creature sono europei che hanno visto allo stesso tempo tutte e due le Europe, borghesi socialistizzati e speculatori senza scrupoli, pacifisti e terroristi, grandi artisti e grandi tossici, santoni e puttane.

La mostra dello Stadtmuseum sfiora delicatamente quasi tutti questi mondi, facendo un ordine rigoroso, istituzionale ed edulcorato in un caos esistenziale che aveva una logica solo mentre avveniva. C’è più Kreuzberg che Neukölln, non c’è Christiane e non c’è Wenders, e mancano alcuni altri nomi importanti. E io qui sotto vi attacco Linie 1.

West:Berlin

Ephraim-Palais, 14.11.14 – 28.06.2015

Poststrasse 16

10178 Berlin-Mitte

Martedì e Giovedì-Domenica 10-18

Mercoledì 12-20

Chiuso il lunedì

Ingresso 7 euro

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