Agostino Iacurci, la Puglia, il turismo e Berlino. Che Trip.

Il murale di Agostino Iacurci in Prinzenstrasse
Il murale di Agostino Iacurci in Prinzenstrasse

C’è un nuovo, fiabesco dipinto murale a Kreuzberg. Somiglia all’illustrazione di un libro di racconti, evoca l’eterno interscambio tra il giorno e la notte e tra il cielo e la terra e tra le due persone che si guardano negli occhi.

Come le terre lontane negli occhi dei viaggiatori, come le due metà di Berlino quando si dissolse il muro che le separava.

Proprio dal mondo dell’illustrazione e del fumetto viene il suo autore, Agsotino Iacurci, un giovanissimo pugliese che ha già al suo attivo diverse decorazioni murali in giro per il mondo.

Il suo intervento a Berlino è stato possibile grazie al finanziamento della regione Puglia, e all’interesse e all’impegno di molte persone, che hanno fatto da tramite tra Berlino, la Puglia e Iacurci, e hanno reso possibile la collaborazione.

L’idea è di creare un’immagine evocativa della riunificazione di Berlino, che ha compiuto venticinque anni lo scorso novembre, e di promuovere il territorio della Puglia nella capitale tedesca.

Il motore dell’iniziativa è stato lo staff del magazine turistico italiano Trip Magazine.

Trip è nato sei anni fa dall’idea di due giovani romani, ed è un giornale bellissimo. Perché si affida alla carta e non solo a web, perché è gratuito, perché parla di turismo e territori dal punto di vista lento e profondo dei viaggiatori, promuovendo la cultura dei mondi di cui parla, e non solo il commercio. Le pagine di trip sono piene zeppe di testi ben scritti e interessanti, di foto splendide e di immagini particolari.

Nell’intervento di Iacurci sul muro di Berlino vediamo sintetizzato il modo di operare di Trip: creare sinergie e connessioni tra luoghi e persone che meritano di essere visti, promuovendo non un marchio ma una peculiarità culturale, un nuovo emblema della voce di un territorio.

Non serve strillare per far capire la magia di un posto, si può puntare sui dettagli semplici e le sinergie improbabili. Si può avere lo sguardo del viaggiatore, invece che del turista. Non serve cercare l’ovvio nei luoghi che si visitano, quello ce lo propineranno in ogni caso. Il viaggiatore recupera il suo tempo osservando ciò che di magico c’è nella terra che lo accoglie, soffermandosi delle ore su un dettaglio, senza restare ancorato ai must see o alle liste delle dieci cose più fiche da fare scaricate da qualche guida commerciale – scritta magari da chi il luogo non l’ha nemmeno mai visitato. Il viaggiatore sa farsi sorprendere, sa uscire dal binario del comfort per approdare nell’oceano dell’ignoto, del diverso da cui farsi ammaliare.

Che in Puglia si mangia bene, che c’è il mare e che c’è il sole che batte sui trulli, in fondo, i tedeschi lo sanno già. Sono infatti proprio loro, ogni anno, il contingente più numeroso di visitatori della regione. Perché allora promuovere ciò che è già ben noto? Meglio puntare su una Puglia contemporanea, una regione dalla quale guardare il mare e farsi ispirare, che ha cresciuto gente come Iacurci. Che ha quindi un’anima culturale e artistica che è oggi viva e attiva, oltre alle meraviglie della storia e della natura. Che sa spendere bene il denaro destinato alla promozione del territorio, affidandosi a collaborazioni intelligenti e non scontate. E non già viste.

La mia chiacchierata con Luca Salice di Trip Magazine mi ha ricordato le conversazioni che ho avuto il piacere di avere con Giulia Raciti, che è la viaggiatrice dietro a Viaggiare Low Cost. Mi ha fatta stare bene, ricordandomi che in un Paese che dovrebbe avere come imperativo categorico quello di promuovere le sue infinite ricchezze artistiche e naturali (parlo dell’Italia), e che ancora, troppo spesso, fallisce perché si perde nello sperpero e si attacca a concetti e metodi di promozione che sono antichi, ci sono dei giovani che stanno inventando un modo nuovo di fare turismo. Giovani imprenditori fai-da-te – o fatti-da-sé – che ripudiano il mordi e fuggi, e il profitto a spese dell’esperienza; giovani per cui il viaggio è diventata la lente attraverso la quale guardare il mondo e anche il proprio Paese con uno sguardo nuovo e più acuto.

Giovani che vivono dei viaggi, perché nonostante abbiano fatto un percorso accademico classico e studiato cose che poi, vedrai, ti assicurano il posto fisso, hanno dato un calcio al prevedibile e hanno trovato la loro voce nell’avventura. E il loro sguardo si è affinato, la loro anima si è riempita mentre il loro bagaglio di preconcetti si alleggeriva. La loro passione è diventata un lavoro. Lontano dall’orario d’ufficio e dallo strazio di una carriera precotta, e vicino al loro sentire più profondo. E, come sempre quando il lavoro è la passione di una vita, il loro prodotto è eccellente.

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