Tino Sehgal al Gropius Bau: Welcome in this Situation

MyZku0zy_400x400La bambina è una inquietante bambina vera, ma (come lei stessa ribadisce) è anche un’inquietante opera d’arte. Vive in una stanza di museo vuota, ma (come lei vi racconta) piena di tutte le generazioni passate. Le piace la gente che viene nei musei, anche se i musei sono vuoti. Siete gente che va nei musei? Allora le piacete anche voi. La bambina vera, la bambina d’arte, vorrebbe stare con voi, ma non può e vi lascerà soli con la sua ultima parola nella stanza: “melanconia”.
Benvenuti in questa situazione!
Benvenuti alla mostra di Tino Sehgal che a Berlino mette in scena fino all’8 agosto alcune delle sue “constructed situations” nella decadente cornice del Gropius Bau.

Sehgal è uno degli astri nascenti dell’arte contemporanea tedesca, giovanissimo (è nato nel 1976) ha già vinto il Leone d’Oro come migliore artista alla scorsa Biennale di Venezia, il suo background però è del tutto particolare: ha studiato economia politica e danza.Ve li immaginate i suoi genitori quando si è presentato nel soggiorno buono dicendo:
“Papà, mamma, ho deciso di iscrivermi a Economia Politica”.
“Bravo Tino, la Germania ha bisogno di grandi economisti”
“Ma comunque da grande farò il ballerino!”

Sicuramente qualcosa dei suoi studi economici però lo ha importato anche nelle sue performance, dove mette in scena il valore dell’effimero, l’impossibilità di possedere, l’ansia di non sapere cosa si sta vedendo, toccando, provando e – siccome viviamo in un mondo di dare e avere – che cosa abbiamo comprato. Con il nostro biglietto in mano entriamo nel Museo: tutto è vuoto e pare che non stia capitando niente. Ci rigiriamo il biglietto scocciati nella tasca pensando che avremmo potuto comprarci qualcos’altro con quei 10 euro… poi all’improvviso…

No, non posso raccontarvi cosa succede nel Gropius Bau altrimenti distruggerei l’essenza dell’arte di Sehgal: lui che non vuole neppure che le sue performance vengano filmate, fotografate, documentate è riuscito a vendersi proprio grazie al valore speciale dell’effimero…e se siamo frastornati noi che abbiamo speso solo 10 euro, pensate ai Musei e alle Gallerie che commissionano le sue “situazioni” per migliaia di euro. Devono credere alle sue parole e alla potenza dei ricordi di chi ha partecipato all’evento, che sarà però essenzialmente irriproducibile. Su questo Sehgal è precisissimo: è uno dei punti chiave delle negoziazioni con i compratori interessati, svolte sempre alla presenza di avvocati e testimoni, perché anche la negoziazione, l’atto di vendere una performance, fa parte dell’opera d’arte (vedete che studiare economia serve? Meglio che fare l’Accademia di Belle Arti!)

Che queste “costructed situations” siano propriamente performance però non lo so, potrei dire: giochi verbali e preverbali, smontaggi di convenzioni prossemiche e sociali, museo / teatro, vedo / non-vedo, un po’ di danza magari? Ma lieve lieve come schiuma del mare, borotalco, neve, contaminando sempre i ruoli di performer (attivo) e spettatore (recettivo) per definire una sorprendente fluidità del reale. Un tempo di trasformazioni sospeso, cristallizzato dallo spazio consacrato dell’istituzione museale (e ricco di infiniti coltissimi richiami alla storia dell’arte). Oppure potrei semplicemente citarvi la custode tedeschissima del Gropius Bau che alla mia domanda “Ma qui succede ancora qualcosa?” alza gli occhi al cielo, sventola una mano davanti alla fronte (chi sta in Germania sa cosa intendo) e mi dice “ah qui non si sa, è tutto un po’ … ahhh quatsch…. so und so (intraducibile)”

Andate con molto tempo e lasciatevi incantare. Fatevi catturare dal canto. Entrate nel buio. Riemergete alla luce. Tornate al silenzio della stanza vuota.
Di nuovo, come apparizione, una bambina. Vera o opera d’arte? A chiudere il cerchio del senso di questa operazione artistica, teatrale, rituale. Introspettiva.
Resterà infine solo:

Malinconia.

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