Escape to Life – Flüchtlinge Willkommen e altri aiuti ai rifugiati a Berlino

Alla fine del testo sono elencate alcune organizzazioni d’aiuto immediato per i rifugiati a Berlino. 

La crisi dei migranti, che in questi giorni assume proporzioni reali e mediatiche spaventose, arriva anche nel Nordeuropa. Quello che per anni è stato confinato a “problema del sud” arriva infine ad essere innegabilmente un “problema” di tutto il continente.

Per la Germania un momento difficile: mai come oggi emergono tensioni sociali e contraddizioni, si estremizzano le pulsioni ideologiche e politiche, emerge senza mezzi termini il bipolarismo (psichiatrico, non politico) del popolo tedesco.

Dove troppo poco si è fatto per sradicare determinate ideologie o meccanismi di potere, naturalmente ci saranno dei coglioni che urinano sui bambini e danno fuoco alle case.

Ma non è di questi tedeschi che vale la pena di parlare. Il Novecento ci ha abituati a credere che quella sia la natura dei tedeschi. Il motivo? Gli altri tedeschi, rappresentanti dell’altra cultura, dalla Germania a un certo punto sono fuggiti. Quelli fortunati, ché gli altri invece non sono riusciti a fuggire e hanno condotto una vita di stenti in territorio tedesco, nell’Europa occupata, nelle prigioni polacche o nella tundra siberiana.

Fuggiti verso la vita, i tedeschi (e gli europei tutti) che rappresentavano quell’altro modo di concepire il mondo e la vita e lo Stato, si sono imbarcati in viaggi della speranza, o della disperazione. Viaggi che duravano settimane, mesi. Che non si sapeva dove li avrebbero portati, ai quali non si sapeva se sarebbero sopravvissuti.

Cambiano i popoli, ma la storia si ripete.

Che ne è stato di quei tedeschi?

I Paesi che non li accolsero, che continuarono a rimbalzarseli senza dar loro un attimo di pace, che li videro come un “problema” da risolvere in modo definitivo, non ebbero alcun beneficio da questi flussi migratori. Solo problemi da risolvere.

Altri Paesi accolsero i migranti. Si organizzarono. Magari non per sempre e magari non abbastanza, ma certo abbastanza a lungo da veder sorgere in mezzo alla loro società delle comunità solide e coese, che sul lungo periodo divennero ricchezza infinita per chi li aveva accolti.

Cosa sarebbe stata l’America senza l’intelligence europea? Cosa avrebbe potuto essere l’Europa se le guerre e le dittature non avessero ammazzato ed esiliato le sue menti e mani migliori?

Cosa potrebbe essere l’Europa se favorisse il confluire e l’insediarsi di nuova forza vitale e creativa?

La comunità tedesca dell’esilio ha un testo che la rappresenta; due altri tedeschi d’illustre discendenza, Erika e Klaus Mann, ne raccolsero le storie e le testimonianze, e crearono un testo che è un’antologia della creatività dell’esilio [Erika e Klaus Mann, “Escape to Life”, Boston 1938 – in tedesco, peraltro la lingua della stesura originale, sarà pubblicato solo nel 1991], e che è una raccolta dello spirito tedesco diverso da quello che dominò per buona parte del Novecento.

La Germania dell’umanità e dell’ampiezza di vedute, la Germania che per troppi anni non è stata a casa sua in Germania.

Anche oggi ci sono anche gli altri tedeschi. Che in questi giorni stanno dando prova di grande forza creativa, creando reti di connessione tra i migranti e la popolazione residente; che immagina un mondo in cui la diversità diventi ricchezza e non antagonismo. Che vede nell’immigrato una mente e un corpo all’interno della società, e non un problema seccante o un parassita da sterminare.

 

Nei tempi di internet possiamo tutti fare qualcosa per essere attivi nell’aiuto a chi sta fuggendo alla ricerca della libertà. Alcune persone cercano di organizzare quest’aiuto, di aiutarci a sapere cosa fare per aiutare.

 

L’esempio migliore arriva di Flüchtlinge Willkommen (“benvenuti rifugiati”). Un team di tre berlinesi ha creato una piattaforma che permette di affittare spazi abitativi ai migranti. Stanza in casa propria o interi appartamenti. Non chiedono carità, chiedono integrazione. Cercando di analizzarne e spiegarne ogni risvolto, opportunità e difficoltà. Fanno un passo ancora più lungo delle operazioni d’emergenza. Che a loro volta sono tante e di vario genere: donazioni, adozioni, mense e raccolte di beni e servizi per la popolazione in movimento, che ha dovuto lasciare tutto dietro di sé.

Una lista completa delle iniziative è impossibile. Google vi può aiutare nella ricerca, con moltissimi risultati per chi voglia attivarsi e fare qualcosa di concreto. Per esempio:

 

Sostenere i berlinesi che aiutano a salvare le persone dal mare

Sostenere attivamente i bambini che non hanno più una famiglia

Donazioni per rifugi d’emergenza

Una lista delle iniziative pubbliche d’aiuto a Berlino

Inviare oggetti

 

Infine allego l’introduzione al testo “Escape to Life” di Erika e Klaus Mann. Un estratto di un’attualità sorprendente, in cui i due figli d’arte parlano della loro Germania devastata, e dei tesori immensi che questa si stava lasciando sfuggire, e di come questi “disperati” abbiano arricchito le culture che li avevano accolti.

 

Scrivere questo libro è stato un compito difficile. Era un bel proposito: perché potevamo parlare dei nostri amici e compagni, delle molte persone che ci stanno vicino; potevamo parlare delle nostre cose – e questo significa: non solo delle cose che riguardano l’esilio, ma anche della vera cultura tedesca.

Il compito che ci eravamo prefissati era arduo. Il materiale a cui attingere è tantissimo. Il nostro resoconto si incentra soprattutto sugli artisti e sugli intellettuali tedeschi che hanno dovuto abbandonare la loro casa.

Questa “emigrazione” sembra quella dei popoli nordici nel Medioevo. Non è che nel 1933 alcuni gruppi di persone avessero già lasciato il Reich e avessero trovato una sistemazione in altri Paesi. Anzi: dal 1933 questo movimento, questa fuga, questa tendenza “via dalla Germania! Via dalla barbarie nazi!” non accenna a diminuire. Sono sempre di più quelli che non possono restare nel Reich – o che non vogliono. E d’altra parte l’apparato dittatoriale di Hitler diventa sempre più grande. L’altro ieri i nuovi emigranti arrivavano dall’Austria; ieri dalla Cecoslovacchia; oggi arrivano le vittime degli ultimi pogrom nazisti nelle città della Germania – e domani chi dobbiamo aspettarci? Probabilmente non manca molto al momento in cui anche da Strasburgo o Zurigo, Amsterdam o Copenhagen arriveranno ebrei, cattolici o rifugiati politici… E gli ebrei italiani? Saranno tutti pronti o in grado di insediarsi in Abissinia?

In queste condizioni non ci possono essere statistiche complete e affidabili sugli esiliati. Nemmeno il concetto stesso di emigrante è chiaro e definito. All’inizio si contavano solo i rifugiati politici; gli ebrei contavano come “volontari” – anche se quest’etichetta, soprattutto alla luce degli ultimi fatti avvenuti in Germania, suona come uno scherzo crudele. Per quello che riguarda l’Europa poi è quasi impossibile affermare con certezza quanti rifugiati vi si siano stabiliti, perché è proprio lo stabilirsi che viene loro impedito. Molti – troppi! – vengono scacciati da un Paese all’altro, non possono restare in nessun posto, sono costretti a un’esistenza di vagabondaggio. Quelli senza pace, perennemente nomadi, non si possono certo etichettare.

Quello che abbiamo provato a fare è: una sezione che attraversi la complessità dell’emigrazione tedesca, un’immagine quanto più vivace possibile della grande varietà dei loro volti e della loro forza intellettuale. Volevamo mostrare e rendere comprensibile questo: non sono singole persone che per un motivo o per l’altro sono state deportate. La vittima del fanatismo nazista è invece una cultura complessa – la vera cultura tedesca, che da sempre è parte integrante della cultura europea e mondiale.

Questa cultura adesso si è quindi dispersa per il mondo. Sembra difficilissimo rintracciarne i rappresentanti, dare loro un nuovo ambito d’azione. In questo momento storico, in cui il problema dei “refugees” di nuovo assume una tale importanza, non bisognerebbe dimenticare quanto molti Paesi debbano agli emigrati, ai rifugiati religiosi o politici. Forse così, con memorie storiche di questo tipo, si spiega la generosa e lodevole accoglienza ricevuta dai nostri compagni negli Stati Uniti d’America. Forse in America ancora ci si ricorda: sono gli immigrati ad aver reso grande il Paese e ad avergli portato sempre nuova vita… Molti dei tedeschi che dopo il 1848 hanno trovato asilo nella terra della libertà e delle “possibilità infinite” sono diventati buoni e rispettati cittadini americani. Che possano anche i poeti e i ricercatori, i musicisti e i filosofi, gli attori e i pittori, i registi e gli architetti, i medici e gli avvocati, gli ingegneri e gli artigiani che – come i loro antenati – non riescono più a rimanere in Germania, farcela in America, con lo stesso valore dei loro nonni.

Il mondo è pieno del baccano della propaganda nazista. Non vogliamo certo competere con l’apparato pubblicitario “gigante” del dottor Goebbels. E a noi non serve alcuna pubblicità. Vogliamo solo mostrare al mondo, in modo preciso e diretto, quello che siamo; quello che sappiamo fare; quello che vogliamo. Tra di noi ci sono persone dei più diversi tipi e inclinazioni. Molti vorrebbero diventare cittadini operosi in un altro Paese, un Paese libero – senza però dimenticare del tutto la loro patria, sfortunata e umiliata. Alcuni di loro hanno fatto grandi cose; altri forse si preparano a grandi imprese. Tutti stanno imparando una lezione amara. Quelli che erano immaturi o superficiali quando lasciarono la Germania sono maturati nella durezza dell’esilio. Imparano ad apprezzare quello che in patria è stato loro negato: la libertà!

Erika e Klaus Mann, New York City, Novembre 1938

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