Collezione Hoffmann: un invito a casa dell’Arte

Lobby di Casa Hoffmann - alla parete spray painting di K.Grosse
Lobby di Casa Hoffmann – alla parete spray painting di K.Grosse

Sammlung Hoffmann

Sophie – Gips – Höfe , 2° Cortile, Ingresso C

Sophienstrasse 21, 10178 Berlin

Aperto: Sabato dalle 11 alle 16 (solo previa prenotazione)

Ingresso: 10 euro

dai 6 anni in su

Mettete che l’Arte non abitasse sempre e solo sui muri dei Musei o delle Gallerie. Mettete che l’Arte avesse una casa sua, salotto, bagno, cucinino abitabile… E mettete che – per una volta – l’Arte aprisse le porte e vi invitasse a casa sua. Un invito informale, per fare due chiacchiere mentre si sfoglia una rivista su un divano di pelle consunta, una passeggiatina su un parquet segnato dal tempo, tra installazioni monumentali e piccole foto appese con le puntine. E poi così, mentre chiedete dove è il gabinetto, vi fa passare con nonchalance davanti a un “Concetto Spaziale”.

Questa esperienza domestica, raffinatissima ma intima, dell’Arte, l’ho provata visitando la Collezione Hoffmann, aperta in occasione del Gallery Weekend anche la sera.

Erano anni che le facevo la posta, ma gli orari consueti hanno sempre reso difficile l’appuntamento fra me e questa straordinaria collezione di arte contemporanea, privata ma – nel suo modo speciale – pubblica.

I signori Hoffmann hanno cominciato a comprare arte negli anni sessanta, dopo avere visitato un’edizione felice di Documenta, spinti da un impulso istintivo, appassionato, e naturalmente aiutati da una larghissima disponibilità finanziaria. Il loro approccio nella selezione delle opere da comprare è sempre stato personalissimo, cercando – se possibile – di conoscere prima l’artista, entrare nel suo mondo, comprenderne i valori e poi, se il caso, fare “shopping”. I “loro” artisti dovevano in qualche modo essere anche “amici”. Risultato: una collezione mozzafiato di arte europea, americana, giapponese tutta prodotta negli ultimi cinquantanni, senza alcuna concessione al mercato o alle piaggerie dei galleristi, ma una sensibile ricerca di ciò che è innovativo e puro.

Con il crollo del Muro i signori Hoffmann si fecero contagiare dal vento di ottimismo e passione civile che spirò in Germania e – dopo un tentativo fallito di aprire una galleria pubblica/privata a Dresda – si accorsero che la città di Berlino era la tabula rasa perfetta su cui edificare il proprio sogno. Comprarono una fabbrica abbandonata in Mitte (stupenda, tutta di mattoni rossi e grandi finestre) ci fecero costruire una villa di vetro sul tetto e crearono non solo uno dei loft più chic della città, ma anche uno spazio adatto ad accogliere la cittadinanza che, per l’appunto ogni sabato, è invitata a infilarsi le pantofole ed entrare nel loro soggiorno.

Senza dubbio è questa commistione di privato e pubblico (se volete condita da un certo voyeurismo) a rendere l’esperienza indimenticabile. Ma soprattutto funziona benissimo il principio su cui gli Hoffmann hanno costruito la loro casa: creare un’esperienza personale, diretta e intima con l’arte. Ecco che ad esempio scompaiono le targhette e le note esplicative, meglio buttare là un divano gualcito (su cui ti puoi sedere senza pensare “oddio la signora Hoffmann mi uccide se lo sciupo”) perchè è proprio affondando nei cuscini che l’opera davanti a te si fa ancora più vicina e al tempo stesso ti accorgi di quante volte i signori Hoffmann e i loro amici si sono seduti lì, fino a consumare la pelle del divano, e hanno vissuto quello stesso momento di immersione in un oggetto, l’Arte, che, invece di sfuggire in un ghiacciaio di incomunicabilità, ti si butta davanti, con la semplicità di un fiore in un vaso o un raggio di sole che entrando da un finestra disegna per un istante – e solo per te – un arcobaleno.

Per garantire questa dimensione domestica dell’ “appercezione” artistica la Collezione Hoffmann accoglie normalmente un massimo di dieci visitatori per volta, che, accompagnati da uno degli assistenti della signora Erika (il marito ora non c’è più), possono passeggiare di stanza in stanza, soffermandosi a piacere davanti alle opere e intrattenendosi con la guida non tanto in una lezione di storia dell’arte ma piuttosto in un colloquio – immediato, emozionale – che diventerà linea guida dell’esperienza.

Ogni anno poi, in estate, la signora Erika chiude per un mese la sua casa, per ri-organizzare l’esposizione, ripescando dal suo magazzino (!) vecchi lavori o mostrando le nuove acquisizioni. Sarete quindi di anno in anno ospiti benvenuti (anche se vi obbligheranno a mettere le pattine).

Ma non dimenticate di prenotare, anche la signora Hoffmann (seppure miliardaria stratosferica) ha il suo bel daffare e non può essere sempre lì per voi. Piace pensare però che ci sta pensando. Sta pensando proprio a noi. E nel suo lavoro quotidiano, di ricerca e studio, non dimentica mai di coltivare lo stupore nei nostri occhi.

felt slipper box

(all pictures © Sammlung – Hoffmann)

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