In mezzo tra il bosco, il cielo e Berlino: uno sguardo dalla Funkturm

All’inizio di Berlino ci sono seicento tonnellate d’acciaio, che poggiano sulla terra con delicatezza e sembrano leggere, come se fosse il modellino della Tour Eiffel che si può rovesciare con un tocco delle dita. Appoggiata sul cemento del Messegelände, la zona fiera della Berlino del modernismo, e su quattro dischi isolanti di porcellana KPM, la Funkturm, “torre della radio”, segna il confine tra la città e il bosco, tra il mare d’asfalto di Berlino Ovest e il mare di verde (e in autunno rosso, e giallo, e blu) del Brandeburgo.

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La Funkturm, anno 1926, segna anche l’inizio del sogno dell’etere, della conquista del cielo e degli spazi vuoti tra le persone, rappresenta la memoria della Berlino anni Venti ottimista e visionaria. Oggi la sua funzione i trasmettitore è quasi azzerata, ma non si può dimenticare che da qui, negli anni Trenta, partì la prima trasmissione televisiva della storia del mondo. È la sorella più antica e meno appariscente della aerospaziale torre della televisione, che invece è figlia dei Sessanta Socialisti, e da qui sembra piccola come uno stuzzicadenti con infilzata un’oliva.

Dall’una all’altra si rimbalzano Berlino che sta nel mezzo, come i due estremi di una polarità organica.

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Entrare alla Funkturm è entrare in un atrio tondeggiante, piccolo, puro acerbo modernismo berlinese, e salire in un ascensore che ci mette quaranta secondi per accompagnarci a 125 metri d’altezza, dove c’è la terrazza panoramica, su due piani: uno al chiuso e uno all’aria aperta. Attenzione a chi soffre di vertigini, perché l’ascensore è di vetro. Berlino davanti a noi cambia prospettiva e si allontana, si adagia nel bosco che sta tutto intorno e mostra i suoi giganti e le sue pianure.

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L’ICC è proprio sotto di noi, una bestia aliena sdraiata ai margini della città, con la lingua d’asfalto attorcigliata che si allunga a tagliare il bosco in due. Dietro di lei Berlino è appoggiata sulla pianura piattissima, con il Tiergarten che sembra la pupilla di un iride di cemento rivolto verso il cielo. Vediamo tutti i grandi cantieri dell’ultimo trentennio, le strade antiche e il fumo delle ciminiere, le poche rimaste della città che, al tempo in cui la Funkturm era un miracolo d’avanguardia, vantava la produttività industriale più alta del Paese.

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Alle spalle della torre, oltre lo stadio olimpico e la Corbusier Haus, si apre la terra piatta del Brandeburgo, e il bosco corre via fino all’orizzonte, incontrando rare lievi alture e più avanti, nel Grunewald, i laghi e le lagune. Un po’ a sud, appollaiati sulle rovine di Berlino, i radar abbandonati di Teufelsberg sembrano piccoli, anche loro hanno l’aspetto di ninnoli con cui giocare. Sembrano della stessa porcellana che isola la torre, esserini alieni appoggiati da und demiurgo imbizzarrito ad auscultare la città.

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Salire sulla Funkturm è la tipica cosa da turisti, o da gita della domenica. Ma per la collocazione violentemente metropolitana e la scarsa attenzione accordatale dall’industria della massa, l’esperienza ha un sapore antico, come se ci trovassimo improvvisamente ad essere viaggiatori in visita nella Berlino di trenta o quarant’anni fa. Certo, allora non avremmo visto la City West e i palazzi di Potsdamerplatz svettare poco lontano da noi, ma invece il Muro e il suo confine armato, e la nube nerastra di carbone.

Tutto il resto è rimasto identico, possiamo fare finta che ci siano gli angeli di Wenders ancora appollaiati proprio sopra le nostre teste.

Un altro punto a favore della visita: la coda non c’è. Quasi mai. Il sovraffollamento nemmeno. L’ingresso costa solo 5 euro. Per chi vuole vedere Berlino dall’alto è quindi un’alternativa sensata al più grande, maestoso, costoso, affollato gigante di Alexanderplatz.

Gli orari: Lunedì: 10-20 Martedì-Domenica: 10-23. Le informazioni su www.funkturm-messeberlin.de

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