Berlino da bere 1: Cocktail Bar

Durante le mie visite guidate, dopo un certo tempo passato insieme, rotte le formalità della prima ora in cui si fa i seri e si parla solo di Hohenzollern, arriva sempre quel momento imbarazzante in cui mi chiedono: “Ma qui a Berlino dove si può bere una buona birra?”. E allora mi tocca fare coming out: “Veramente… a me la birra… non piace”. Panico, scandalo e preoccupazione: “come non ti piace? E come fai a vivere in Germania?” Perché l’equazione Germania: Birra è veramente difficile da superare. In effetti non è che in Spagna tutti facciano la corrida, in Francia tutti mangino le rane o in Italia risuoni il mandolino ogni dove, però in Germania è proprio difficile vedere un tedesco senza la sua birra d’ordinanza in mano.

E allora a chi non piace la birra cosa resta da fare? Attaccarsi al rubinetto?

Prima di spingervi a una tale drammatica risoluzione, ho pensato di andare in ricognizione, curiosare, assaggiare. E devo dire che rispetto a quando arrivai a Berlino anni fa (quando, lo giuro, vidi una barista versare dello zucchero nel cocktail fluorescente che stava preparando) le cose sono molto migliorate. Il numero di ottimi cocktail bar ed enoteche a Berlino è cresciuto insieme alla sua fama di città serena e cosmopolita e per farmi strada tra le mille promesse ho cercato alcune guide speciali che mi hanno regalato i loro consigli e la loro selezione di bar berlinesi.

Il primo dei miei “Virgilio”, è stato Guilherme Killp Gonzatti, astro nascente tra i bartender di Berlino, finalista quest’anno a New Orleans per la Brocktail Competion 2017 con il suo Flamingo Mallet, un cocktail concepito dietro un bancone berlinese ed inspirato ad “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Lasciare il suo paese (il Brasile, anche se è di origini italiane), il suo lavoro accademico, quella che stava diventando una vita grigia e ripetitiva per piombare in un bar di Berlino è stato per lui come cadere nella tana del Bianconiglio e ritrovarsi in un mondo a testa in giù, popolato da stregatti e cappellai matti sempre pronti a coinvolgerti in avventure straordinarie (come una partita a cricket usando fenicotteri invece delle mazze: “flamingo mallet” appunto).

Questa è la sua filosofia: ogni cocktail è una storia e il barista vi deve accompagnare in quell’avventura di sapori e suggestioni. Non si tratta quindi solo di mescolare liquidi colorati, e se non lo sa lui che prima di fare il barista insegnava chimica all’università! Un bartender è innanzitutto un bravo narratore e la prima qualità che ha scoperto indispensabile è imparare ad ascoltare. La complicità tra il barista e chi sta seduto al bancone è l’essenza di un buon bar, mi racconta. Non è che il barista deve per forza intrattenervi, a volte deve solo capire quello che desiderate e allungarvelo in silenzio.

Quando ho cominciato a snocciolare i nomi dei bar famosi della città, mi ha subito fermato “not my best reccomendation!”: la lista che voleva darmi infatti non è inspirata alle classifiche internazionali o ai consigli dei magazine, ma una selezione personale di luoghi che lui personalmente ama, sia come consumatore sia come barista, posti, dice, con atmosfera:

Timber Doodle – Friedrichshain: nuovissimo, accanto a Boxhagenerplatz nel bel mezzo del Simon Dach Kiez.

Prinzipal – Kreuzberg: atmosfere burlesque in un bar piccolissimo e chic sulla via del famoso SO36 (spesso molto difficile entrare, ma è possibile riservare un tavolo).

Lebensstern – Kreuzberg: dove Tarantino ha filmato una scena di “Inglorious Basterds” (anche qui consigliato prenotare dopo le 19).

Salut! Classic Bar – Schoeneberg: un bar d’ispirazione anni ’20 (nel design degli spazi e dei cocktail) in un angolo quieto rispetto alla movida di Schoeneberg

Galander – Charlottenburg: qui potrete trovare Guilherme dietro il bancone, ascoltare i suoi racconti e magari assaggiare il suo nuovo Flamingo Mallet (gin, succo di fiori di sambuco, limone, bianco d’uovo e una mora…)

 

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