Himmelspagode: ai confini di Berlino, ai confini della realtà

Prendete una sera d’estate (di quelle rare a Berlino, calde e serene) e prendete una S-Bahn che si perda nelle piatte campagne del Brandeburgo. Appena finisce Berlino solo prati e boschi, come se non ci fosse mai stata una città. Pochi villaggi sparsi, case basse col tetto a punta raccolte come funghi attorno alla chiesa o al Rathaus. E poi, all’improvviso, tra un incrocio di treni e qualche camion solitario sulla statale, come un delirio post-moderno da “Ultimo Imperatore” di campagna, spunta la Himmelspagode, il più grande ristorante cinese di Berlino: e la surrealtà prende il sopravvento.

Quello che vi sto per raccontare è probabilmente il viaggio verso un Non Luogo tra i più economici che potete fare a Berlino, con un po’ di soldi in tasca in più potreste invece provare la Vabali SPA, che vi vorrebbe portare in un villaggio balinese a trecento metri da Hauptbahnhof, oppure, con molti soldi in più e stomaci forti, Tropical Island: un atollo delle Maldive ricostruito dentro l’hangar più grande del mondo (un tempo fabbrica di Zeppelin). Per la Himmelspagode basta invece un biglietto ABC e venti/trenta euro in tasca.

Prendete allora la sera d’estate e poi la S1 direzione Oranienburg. Scendete a Hohen Neuendorf. Se della Germania avete visto solo Berlino qui avrete tutt’altra esperienza: la via principale con l’unica kneipe aperta, i giardinetti curati, le finestre senza inferriate. Il silenzio. Svoltate l’angolo all’incrocio con il centro commerciale e vi troverete sulla destra il vecchio Rathaus: pare uscito dal Nastro Bianco di Haneke o – per dirla tutta – da un campo di concentramento (quello di Sachsenhausen è proprio là, dietro i boschi). Superata la ferrovia stropicciatevi gli occhi: ecco la copia perfetta del Tempio del Cielo di Pechino con tanto di laghetto di carpe, parcheggio per i bus e LIDL illuminata di neon (unico indizio che ci fa capire che siamo pur sempre in Germania). Eccoci arrivati al NONLUOGO ai confini di Berlino

“Non-lieux” – Nonluoghi è la parola coniata negli anni 90 dall’antropologo Marc Augè per definire quegli spazi che hanno la prerogativa di NON essere identitari, relazionali, storici. Possono essere luoghi di passaggio (come gli aeroporti), luoghi uguali in tutto il mondo (come uno Starbucks) o luoghi dove la storia, l’identità, il significato simbolico vengono ridotti a “tipico” (come i ristoranti turistici o i parchi tematici). “Mai prima d’oggi nella storia del mondo i non luoghi hanno occupato tanto spazio” scrive Zygmut Bauman in Modernità Liquida. Il non-senso ci circonda e noi oramai ci sguazziamo felici (come le carpe nei laghetti di ogni ristorante cinese che si rispetti – in tutto il mondo).

Non so se è angoscia o estasi del kitsch, amore per il trash o assoluto sbalordimento, non so neanche se il cibo era buono o no (ovviamente il menù era cinese, giapponese, vietnamita e un po’ thai): quando si sono accesi i leoni di plastica retroilluminati ho perso ogni cognizione del qui ed ora. Potevo essere a Disneyland o al vero Tempio del Cielo (dove sono stato, sul serio), in un autogrill o alla palestra John Reed: mentre cercavo di acchiappare l’anatra fritta con le mie bacchette potevo essere in tutti luoghi e in nessun luogo, in tutti i tempi e in nessun tempo.

Intorno a me coppiette Ossi (lei fresca di bigodini, lui tatuato come un maori), un matrimonio zingaro, tre adolescenti post punk in libera uscita, famigliole arrivate con la macchina da lontano e i camerieri (cinesi? Li avranno portati con i pezzi della Pagoda dalla madrepatria?) che con il sorriso stanco servivano piatti di involtini al vapore, spiedini di gamberi, zuppe agrodolci, grappa di rose.

Ovviamente fotografavo, fotografavo tutto: perché solo le foto avrebbero testimoniato che c’ero stato davvero, che non esageravo. Fotografavo con la stessa foga dei turisti davanti al Castello della Bella Addormentata o al cancello di Sachsenhausen, quella foga che io per primo giudico male e che invece il nonluogo esige: la foto è l’antidoto alla sensazione di sradicamento (ma probabilmente è proprio la fotografia o meglio ancora la foto turistica a generare Nonluoghi e poi attraverso internet diffonderli come un virus).

La Himmelspagode, cineseria crucca e post-moderna ai confini della realtà vi aspetta a una mezz’oretta dal centro: andateci se siete situazionisti, surrealisti, dadaisti, avete tempo da perdere o vi piacciono i posti assurdi. Andateci se non avete paura di perdervi nelle campagne, se volete sbattere il muso sui tempi moderni. Andateci per vedere a che punto siamo arrivati, dove siamo finiti, se volete vivere una esperienza da Alice nel Paese delle Meraviglie o Blade Runner Country-style. Andateci con ironia. E Alka-seltzer. Con amici che vi facciano ridere. E un luogo, un luogo vero, dove tornare.

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