L’amore ai tempi della Wende: la prima Loveparade, luglio 1989

Loveparade
Loveparade
Der Klang der Familie: Berlin, Techno und die Wende

Quasi trent’anni dopo, la musica elettronica e la cultura del clubbing sono ancora quelle in cui le differenze di provenienza, cultura, genere, orientamento sessuale e inclinazione politica contano meno.

In questi quasi trent’anni è successo di tutto. Ma all’inizio il piano era proprio questo: l’amore.

[Il brano che segue racconta la prima Loveparade ed è tradotto dal testo di Felix Denk e Sven von Thülen „Der Klang der Familie: Berlin, Techno und die Wende“, Suhrkamp 2012]

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Kati Schwind: Sto con Motte fuori dal club, insieme a Miriam Scheffler. Lei veniva dalla cerchia di Kid Paul. È domenica mattina, una fredda mattina di febbraio, e Motte dice: “Hey, ho un’idea geniale. Facciamo una festa sul Ku’damm, la registriamo (presso la questura, n.d.t.) come manifestazione e la chiamiamo Loveparade. In Inghilterra c’è la Summer of Love, fanno qualcosa del genere anche da quelle parti.”

Danielle de Picciotto: Ero abituata alle continue nuove trovate di Motte. Quindi non mi sono sorpresa. Era già nell’aria. Stavamo tutto il tempo a chiederci dove si potessero fare feste ed eventi. Perché non una manifestazione?

[…]

Dr. Motte: Fummo subito un team. Tutti volevano partecipare. Eravamo una decina di persone. Ognuno si era assunto un compito. Distribuire i volantini, creare le grafiche, organizzare i carri. Sui poster c’era scritto “The World Wide Party People Day – This Year and Forever”. Sfacciati. Se continuiamo a farlo – pensavo – non può che crescere. Anche altre città lo faranno. E alla fine balleranno tutti gli uni con gli altri. E allora non ci saranno più guerre. La gente di sinistra era sempre contro qualcosa. Lo trovavo noiosissimo. Nessuna autodeterminazione. Se non si ha una visione che si vuole condividere, non succede mai un bel niente.

[…]

Dr. Motte: Avevamo chiesto ai djs di compilare la cassette in anticipo. Volevamo lo stesso sound su ogni carro, quindi dovevano consegnarci tre cassette da novanta minuti ciascuna. Dovevamo poi girarle nello stesso momento. Le cassette arrivavano da Westbam, Kid Paul, Jonzon e me. Quello che avremmo suonato era chiaro: acid, e null’altro che acid.

Tanith: Ero un po’ scettico all’inizio. L’idea mi piaceva, ma non mi ero scaldato come Motte e Kati Schwind. C’era sempre una gran quantità d’ego in circolazione. Volevo vedere se sarebbe stato veramente un party per tutti, o se invece un paio di persone volevano usare il party per farsi notare. Ho proposto a Motte di fare una cassetta, ma lui ha risposto: “Non suoneremo techno”.

Jonzon: Tanith era già allora molto duro, industrial. Tra Laibach e Front 242. E poi nei primi due-tre anni mixava in modo terribile. Faceva un fracasso assurdo.

Dr. Motte: All’inizio erano tutti elettrizzati. Facciamo una cosa illegale, che però è anche legale. Ogni tedesco ha diritto a organizzare una manifestazione a cielo aperto. Sta scritto nella Costituzione. Cosa poi se ne fa è a discrezione di ognuno. La motivazione era chiara: Pace – che è anche disarmo, a tutti i livelli. Gioia – La musica come veicolo del dialogo. Frittelle – per l’equa distribuzione dei generi alimentari [“Pace, gioia, frittelle” (Friede, Freude, Eierkuchen) è un modo di dire che descrive sarcasticamente la cultura borghese tedesca, n.d.t.].

Kati Schwind: Motte si occupò di trovare tutti gli sponsor. Come WOM. A un certo punto arrivò e disse: “Allora, la parade è il 1 luglio”. Io non ci contavo più. Ora succede davvero, pensai, ed è una figata. Poi andai ad attaccare manifesti e fare pubblicità. Informare Tip e Zitty (i magazine di Berlino con i calendari degli eventi gli eventi in città, n.d.t.) e via dicendo.

Dr. Motte: Non mi ricordo se è stata Miriam Scheffer, che lavorava in qualche ufficio pubblico, o se sono stato io a registrare la parade. Comunq